CARLO ANTONIO PILATI

Plan d’une législation criminelle

Piano d'una legislazione criminale

Trascrizione dal manoscritto e traduzione dal francese

di Marina Pilati

Pe gentile concessione della prof.ssa Marina Pilati

Edizione di riferimento:

Carlo Antonio Pilati, Plan d’une législation criminelle, testo manoscritto mai pubblicato, traduzione di Marina Pilati.

CAPITOLO TERZO [1]

DELLA CATTURA

 L'uso comune è di ordinare la cattura dal momento in cui sussistono forti indizi o ciò che si chiama una "semi-prova" a carico di una persona [2].

Ecco qui gli orribili inconvenienti che ne derivano. Le leggi, non avendo fissato, e non potendolo fare, il valore e la forza di tutti gli indizi, sia semplici che combinati, succede che la libertà di un uomo viene a dipendere unicamente dalla fantasia del giudice. Tanto più che il giudice non ha che da consultare gli scritti dei criminalisti[3] per trovare una folla di esempi, di autorità e di sofismi adatti a favorire e ad autorizzare tutti i suoi capricci. Nell'infinita varietà dei casi che possono capitare, e delle circostanze che li accompagnano, qual'è il legislatore che può immaginare delle regole certe per determinare a priori la forza e la debolezza degli indizi che la malizia e il caso possono far nascere? e nella infinita varietà delle teste che differiscono nel loro modo di pensare quanto si differenziano i tratti dei volti, che hanno tanto diversi gradi di acutezza, così diverse passioni e inclinazioni, quale possibilità c'è di impedire che uno riguardi come gravissimi degli indizi che altri potrebbero ravvisare come molto deboli? Carpzov e Farinaccio passano, nella maggior parte dell'Europa per i più abili tra i criminalisti. Ora leggete nelle loro opere i capitoli dove si tratta degli indizi: non li troverete quasi mai d'accordo. Pertanto è naturale, e l'esperienza lo dimostra tutti i giorni, che un indizio che non è che debole in un certo caso, può divenire molto importante in un altro. Un coltello bagnato di sangue che si sarà trovato addosso ad un macellaio dopochè è stata uccisa una persona, non darà alcun indizio, indipendentemente da altre circostanze, ma lo stesso coltello potrebbe fornire un indizio fortissimo contro un' altra persona.

Dal momento che la forza degli indizi è arbitraria e che dipende unicamente dalla importanza che la corruzione o la bonarietà, la sagacia o l'ottusità dei giudici vi saprà attribuire, ne segue che in questo stato di cose è il capriccio del giudice e non l'autorità delle leggi che dispone sovranamente sia della sicurezza pubblica che della libertà dei cittadini: poichè, come ci sono dei maestri per trovare indizi certi abbastanza forti per fare imprigionare un innocente che essi si propongono di sacrificare alle loro passioni, ai loro amici, o a personaggi potenti, allo stesso modo dipende da loro di riguardare in un'altra occasione i medesimi indizi come troppo deboli per far richiudere uno scellerato che essi abbiano stabilito di salvare, con pregiudizio della sicurezza pubblica. Dopo che un uomo è stato trascinato in prigione, è più che per la metà perduto. Tutto si congiura contro di lui: gli invidiosi lo calunniano per odio e per interesse, i calunniatori di professione rincarano la dose per abitudine, gli azzeccagarbugli approfittano della sua detenzione e del suo abbattimento per spogliarlo dei suoi beni, per sottrarlo ai suoi diritti, per fare annullare le sue affermazioni. L'opinione pubblica lo riguarda come colpevole: e se mai venisse rimesso in libertà, gli uomini sono generalmente abbastanza cattivi per attribuire il suo rilascio a qualche artificio o a qualche altro mezzo non legittimo che egli avrebbe saputo usare per gudagnarsi i giudici. Il tribunale lo avrà dichiarato innocente ma il pubblico lo sospetterà sempre come colpevole: lo si indicherà a dito; lo si eviterà: gli uni faranno agli altri l'impietosa carità di avvertirli che se ne guardino. Un uomo industrioso, un commerciante, un artigiano perde i suoi avventori; un operaio, un manovale, un giornaliero non trova più lavoro; un uomo che vive di rendita perde i suoi amici, le sue relazioni si sciolgono, i parenti si mostrano freddi. Occorre del tempo ed una prudenza immensa e delle circostanze fortunate per porre riparo a tutte queste perdite. Ma c'è ancora una perdita che quest'uomo non potrà mai riparare: le spese e i danni. Un prigioniero può ben essere l'uomo più innocente del mondo: i giudici non lo metteranno in libertà, gli avvocati e i cancellieri non lo lasceranno mettere in libertà prima di avergli mangiato la maggior parte dei suoi beni. [4]

Nella maggior parte dell'Europa i giudici hanno ancora questa esecrabile abitudine di far mettere in prigione solo le persone che essi possono spennare a loro piacere. Chiudono gli occhi sui crimini dei grandi perchè vi trovano più da temere che da profittare e li chiudono anche sui delitti dei poveri perchè vi perderebbero il loro tempo senza guadagnare nulla. Dopo aver fatto imprigionare un uomo anche il giudice più onesto soccombe volentieri alla tentazione di far vedere all'opinione pubblica di aver avuto ragione ad agire così. Da allora il giudice cerca di persuadere anche se stesso che se il prigioniero non è colpevole del crimine di cui l'aveva sospettato, tuttavia è colpevole dei sospetti che ha fatto nascere: in difetto di prove lo si schiaccia con le congetture. Agli occhi di un tal giudice una leggera circostanza si configura come un forte indizio, un semplice spunto diventa un elemento logico, un sofisma si presenta come argomento convincente. L'amor proprio trionfa allo stesso modo sulla ragione e sull'integrità. È con questi mezzi che i giudici hanno il coraggio di condannare a delle pene straordinarie quelli che non possono, in difetto di prove sufficienti, condannare a pene ordinarie [5].

Si prende come pretesto il fatto che l'imputato ha contro di sè un indizio troppo grave per poter puramente e semplicemente assolverlo: ma in verità questa condanna altro non è che un sacrificio che il giudice fa al suo amor proprio per non ammettere indirettamente, con l'assoluzione del prigioniero, che si è sbagliato, che ha esagerato a farlo rinchiudere, insomma che si è condotto in modo imprudente nell'esercizio della sua professione. Tra tutti i paesi che conosco, non c'è che l'Inghilterra e l'Olanda dove queste mascalzonate, senza essere del tutto inusitate, si commettono solo di rado[6].

Ma esaminate la condotta dei tribunali francesi: vi incontrerete esempi di un genere tale che fanno rabbrividire l'umanità. Guardate i giudici della maggior parte della Germania: il minimo sospetto li rende crudelissimi; fanno gettare in prigione un uomo in base alla più vaga congettura: dopochè a forza di torture, di maltrattamenti di minacce e di ogni genere di brutalità strappano loro la confessione che desiderano, cioè non la verità ma quello che si sono immaginati e in tal modo pervengono a togliere i beni, la libertà e qualche volta anche la vita alle persone innocenti. Percorrete l'Italia e la Spagna: vi troverete radicato un crimine sconosciuto nelle altre contrade. Là si arriva sovente al punto che dei privati si passano per commessi, uscieri o cancellieri di qualche tribunale di giustizia e vanno per le case con ordini contraffatti per arrestare il tale o il tal altro. Poi fingono di provare pietà per una famiglia desolata, si fanno dare dei soldi e rimettono la persona in libertà, incaricandosi di dividere la somma ricevuta col giudice, per cui ormai non c'è più niente da temere [7].

Questo tipo di eccessi, che sono frequentissimi in questi due paesi, fanno vedere che là i giudici sono tanto corrotti che nessuno può far conto sulla propria innocenza e sulla buona condotta e che quindi non vi è nessuna sicurezza pubblica. Infatti come si spiegherebbe la presenza di persone che osassero fare e di altre che sopportassero di subire tanto gravi affronti, se una lunga esperienza non avesse dimostrato che non esistono uomini tanto innocenti da potersi illudere di non essere alla mercè della persecuzione e della corruzione dei giudici.

In questi due paesi inoltre regna più che altrove un costume detestabile. Un delatore si presenta davanti al giudice: fa lo zelante e col pretesto del bene pubblico non cerca che il male di un altro individuo: accusa un tale di un tal crimine: il giudice non cerca di meglio: è là - egli dice - per render giustizia. Ma non vi sono altri testimoni se non il delatore. Ora, il delatore non può fungere allo stesso tempo da accusatore e da testimone. Che si fa? Il cancelliere deve buttar giü per iscritto che un "quidam" del quale non si dice il nome, ha sporto una denuncia di tal fatta contro un tale: dopodichè il delatore viene ascoltato come testimone: con questo metodo si raggiunge una semiprova attraverso colui che non ne dovrebbe fornire alcuna; ed ecco che il giudice dà l'autorizzazione ad imprigionare l'imputato e a infierire contro di lui in tutti i modi che la "chicane" ha stabilito. È per questa via che i grandi, i ricchi, i preti si garantiscono in Italia, in Spagna, in Francia le loro passioni e le loro vendette: è per questa stessa via che i monaci dell'Inquisizione si impadroniscono dei beni di una quantità di vittime innocenti: infatti c'è un principio stabilito presso questi mostri, che la confisca dei beni abbia luogo da quando i loro tribunali hanno pronunciato contro qualcuno la cattura per mezzo dell'arresto [8].

Se ci sono giudici che si conservano ancora integri, vi sono anche i furbi che li sanno ingannare, vi sono dei momenti nei quali questi giudici si lasciano più facilmente del solito sorprendere, vi sono delitti che sono leggeri in sè ma che i delatori sanno ingrandire al punto che possono sembrare grandissimi. Ingannato da questi raggiri anche il giudice più onesto e chiaroveggente ordina spesso la cattura. Dopo qualche tempo viene fuori che l'imputato non meritava affatto l'arresto, che il suo crimine in realtà è leggero, che una piccola ammenda pecuniaria è tutta la pena che gli si può infliggere. Ma intanto il poveraccio ha sofferto gli orrori della prigione, ha perduto la sua reputazione, ha subito una quantità di altri danni; la sua famiglia può essere andata in rovina. È mai possibile tollerare ancora una così perversa procedura che fa tanti torti alla società e ai privati? Mi sembra anzi che proprio là sia da attuare la riforma più importante di tutta la procedura criminale.

Le leggi inglesi, che a parte qualche difetto sono a parer mio le migliori che esistano nel campo della procedura criminale, sono estremamente difettose in relazione all'articolo della cattura. Esse permettono l'incarcerazione in base alle prove più futili e alle cause più assurde. Una donna che giura davanti al giudice [9] d'essere maltrattata dal marito, un servo che fa lo stesso giuramento, oppure un bambino, un apprendista, possono ottenere di far mettere in prigione il marito, il padre, il maestro. Non mi soffermo sul fatto vergognoso che si mina ogni subordinazione ma domando solo che si faccia attenzione alla futilità della prova del giuramento in un tempo in cui si spergiura così facilmente, da parte di persone che non conoscono l'importanza del giuramento e in un paese dove umori maligni più che altrove sovvertono la supremazia della ragione e si rivoltano contro le leggi più sacre. È vero che questa legge presuppone che chi si sente più forte volentieri faccia il prepotente: ma accordando un simile diritto a persone cui la legge di natura prescrive la dipendenza, la legge dell'Inghilterra non ha forse reso effettivamente più forti e di conseguenza più in grado di esercitare la prepotenza quelle classi di persone nelle quali la forza e la brutalità non si possono trovare se non con una sorta di mostruosità e con un rovesciamento totale dell'ordine stabilito dalla natura? D'altronde che giustizia, che onestà è permettere l'incarceramento di una persona per dei disordini ai quali trovano rimedi più dolci e più decenti la ragione, la polizia, le leggi d'altri paesi? [10]

I Romani dei tempi della repubblica, avevano per principio di non trascinare in prigione se non coloro che fossero stati sorpresi in flagrante delitto e quelli che erano evidenti colpevoli di tutte le forme del crimine di lesa maestà [11].

Tutti gli altri imputati erano ammessi a pagare la cauzione. Questo principio era una conseguenza delle loro leggi che permettevano che un cittadino di Roma potesse evitare la morte con l'esilio volontario, che non davano il potere di condannare a morte se non al popolo riunito in assemblea, e che impedivano ad ogni magistrato di far percuotere o morire un cittadino. Ma tali leggi non valgono niente: infatti l'impunità o una forte possibilità di prevenire ogni pena con l'esilio al quale ci si può decidere un momnento prima della condanna e per il quale si è padroni di scegliere la meta che si preferisce, invitano a commettere ogni crimine del quale venga la tentazione: ed è proprio quello che accadde presso i Romani. Sulla terra non ci sono mai stati scellerati più grandi dei Romani degli ultimi tempi della repubblica. Si freme d'orrore leggendo le crudeltà dei loro governatori delle province, dei loro appaltatori, dei loro mercanti, dei loro Saturnino, Sulpicio, Galba, Carbone, Mario, Cinna, Fimbria, Silla, Verre, Ottavio e di un'infinità di altri potenti e ricchi Romani [12].

La pratica criminale a Napoli deve essere proprio crudele[13]. Un uomo viene ferito mortalmente in una pubblica piazza davanti a una folla di persone: cade pesantemente a terra e subito tutti quanti si dileguano; si lascia là questo povero disgraziato nelle tenebre della notte senza il minimo soccorso. Io resto tutto solo presso di lui con l'intenzione di farlo portare a casa sua e di chiamargli un chirurgo. Vado a cercare soccorso nelle case contigue: tutte le porte sono chiuse. Chiamo gente: nessuno risponde. Trovo infine dei fruttivendoli, gli offro dei soldi: essi vorrebbero ben fare la carità di venire con me, ma prima mi conducono in una bottega vicina e chiamano i garzoni a testimoni che vanno a trasportare un ferito su mia precisa richiesta. All'indomani tutti i miei amici ai quali comunicai quest'avventura si misero in ansia per me: e non si tranquillizzarono che dopo aver appreso che il ferito aveva fatto i nomi dei suoi aggressori e che aveva dichiarato di ignorare il nome dello straniero che l'aveva fatto portare a casa. Senza questa fortuna avrei dovuto temere che il magistrato mi facesse dare una spiegazione della mia carità, trattenendomi finchè non avessi dimostrato la mia innocenza e di non essere nè l'aggressore nè un complice. Così, secondo questa barbara giurisprudenza bisogna avere più precauzioni a salvare un uomo che ad ucciderlo. Infatti se quelli che vedono commettere un omicidio devono prendere la fuga e sottrarsi alla vigilanza dei giudici per sottrarsi alle loro prepotenze, gli omicidi stessi, in questo paese, non hanno mai da temere di essere scoperti e tantomeno denunciati. In realtà capitò nello stesso anno e nella stessa città che il Marchese [...] [14] incontrò all'uscita dal teatro, nella via più frequentata un prete che conduceva a braccetto sua nipote: egli gliela strappa, la violenta, la rigetta sulla strada e può andarsene con suo comodo da Napoli perchè tutta la gente aveva preso la fuga fin dal primo momento dell'aggressione e nessuno volle essere spettatore di ciò che sarebbe accaduto per non avere poi da guardarsi dalla barbarie dei giudici. Lo zio che non conosceva il suo aggressore ebbe un bel correre dietro alla gente che fuggiva, per avere qualche informazione: nessuno si fermò. Ecco fino a che punto si arriva quando le leggi abbandonano ai giudici l'autorità di far arrestare i sudditi tutte le volte che lo ritengono opportuno, |e per le ragioni che essi vogliono| Ma che è mai tutto questo in confronto di ciò che si fa in Francia? Là una donna che voglia sbarazzarsi del marito, un magistrato che voglia vendicarsi di un incomodo censore delle sue prepotenzee delle sue ingiustizie, un vescovo bigotto che voglia mandare in rovina per "spirito di pietà" un suo diocesano che non la pensi come lui, un prelato arruffone che voglia allontanare una persona capace di contrastarlo, un monaco infine che abbia qualche malvagio disegno contro una famiglia onesta, non ha che da comprare qualche magistrato corrotto: un Meaupou, un S. Florenti; e l'uomo, senza alcun processo formale è preso e imprigionato nella Bastiglia [15].

In parecchi paesi della Germania c'è anche la consuetudine di decretare l'incarcerazione sulla base di una semplice sollecitazione di qualche accusatore. Ma almeno quest'accusatore deve dire il proprio nome e dare una cauzione per il risarcimento delle spese, dei danni e dell'ingiuria nel caso in cui la sua accusa risultasse falsa o che il delitto fosse così leggero da non meritare per questo di essere trascinato in prigione: questa procedura ha tuttavia sempre qualcosa di iniquo perchè le persone potenti e che se la intendono col giudice ne possono abusare, cosa non rara: ma c'è un'immensa differenza tra la crudeltà e il dispotismo dei Francesi e la pericolosa consuetudine dei Tedeschi che non è biasimevole che per l'abuso che se ne può fare. Ecco dunque perchè mi sembra che ci siano abbastanza abusi e abbastanza gravi per far comprendere che questa parte della procedura criminale ha bisogno di una grande riforma. Vediamo ora i cambiamenti che si potrebbero fare.

1° Non ne occorre nessuno per coloro che sono stati trovati in flagrante delitto. È giusto che le guardie li possano arrestare e portare davanti al giudice senza alcun ordine preliminare.

2° Non ce n'è bisogno neppure per coloro che si danno alla fuga. Quando il giudice sospetta qualcuno di un crimine che merita una pena capitale o afflittiva, se ancora non ha le prove necessarie per farlo condurre in prigione, è giusto che lo possa far sorvegliare e prendere tutte le precauzioni possibili affinchè non possa fuggire, nel caso che si venga a scoprire in seguito che egli è effettivamente colpevole. Analogamente, dal momento in cui un tale uomo sembra voler prendere la fuga, il giudice è in diritto di farlo arrestare. Ma ogni uscita di casa, ogni trasferimento dalla città alla campagna o dalla campagna alla città, ogni viaggio da una provincia all'altra del regno, chiaramente non è una fuga. Un viaggio non può essere sospetto che per un uomo che gli affari o l'abitudine tengono legato a una certa contrada. Se si tratta di un uomo abituato a fare dei viaggi, il giudice non ha che da farlo seguire, da farlo affiancare e da farlo arrestare ove giungesse in un luogo nel quale si potrebbe facilmente mettere in salvo. Mi si potrà obbiettare che sono ben numerosi i fastidi e gli impegni del giudice e al contrario molte le facilitazioni che gli scellerati hanno per salvarsi. Nulla di tutto ciò: infatti al punto 4 voglio apportare le necessarie modifiche.

Un uomo sorpreso in flagrante delitto, mi si dirà ancora, non è sempre colpevole. Allo stesso modo un uomo che fugge non sempre si mette in salvo perchè ha una cattiva opinione di sè, ma perchè ce l'ha cattiva il giudice [16].

Per quanto riguarda il primo caso, è vero che un uomo può, per esempio, averne ucciso un altro unicamente per difendere la propria vita e che può capitare che quello che ha avuto il sopravvento causando la morte dell'avversario non abbia voluto attaccare e venga ingiustamente considerato un assassino. Ma questa è una di quelle disgrazie imprevedibili alle quali gli uomini sono soggetti. Anche quando una folla di persone avesse visto l'aggressione e potesse deporre in suo favore, è necessario che l'assassino venga condotto davanti al giudice e che la sua innocenza sia constatata giuridicamente, sia per il bene della società ed il mantenimento dell'ordine, sia perchè non vi possano più essere dubbi sulla identità della persona. Presso i popoli antichi, anche quelli che passano per i più umani, un assassinio, sia pure involontario, sia pure necessario, doveva essere espiato con certe pene alle quali si assoggettava l'assassino. È dunque ben poca cosa la sfortuna di essere condotto davanti al giudice, quando si è già avuta quella di dover uccidere un uomo: questa pena è abbastanza compensata dalla consolazione di essere dichiarato innocente e di avere un'autentica testimonianza tale da cancellare ogni sospetto nello spirito di ognuno. *** Un autore che ha trattato questo medesimo argomento e la cui opera è uscita l'anno scorso [17], riporta il seguente fatto: Un anonimo scrive all'appaltatore generale, Signor de Mazières di far portare un giorno prefissato ai piedi di un certo albero negli "Champs Elysés" la somma di mille luigi d'oro. La lettera viene consegnata al signor Luogotenente generale di Polizia: costui il giorno stabilito manda le sue spie nei dintorni del luogo indicato nella lettera. Proprio in quel luogo, all'ora stabilta, il cameriere del Marchese di Roquepin, si ferma per soddisfare un impellente bisogno naturale. Si piomba su di lui, lo si imprigiona, convinti di aver acciuffato il ladro. L'infelice domestico si ribella a questi atti di violenza, protesta la propria innocenza, prova la sua onestà, notoria dopo quarant'anni, comprovata dal suo padrone e da tutti coloro che lo conoscevano. Malgrado tutte queste verità deve languire per più di un anno prima di ottenere un trattamento soddisfacente. Non è sufficiente vedere che un uomo si china - dice a questo punto l'autore - si doveva verificare il motivo, osservare se cercava, se sollevava la pietra ai piedi dell'albero sotto la quale si doveva mettere il denaro. Senza dubbio si sarebbe dovuto attendere finchè costui si fosse allontanato dall'albero per vedere cosa avesse fatto: queste spie furono degli imprudenti, si sono troppo fidati della prima impressione. Però se si fosse allontanato senza fare niente, non sarebbe rimasto il dubbio che non avesse voluto cercare perchè si era accorto che qualcuno lo guardava? Sarebbe pur sempre stato necessario condurlo davanti ai giudici e i giudici pur sempre avrebbero dovuto prendere informazioni sulla sua condotta prima di rimetterlo in libertà. Ecco un esempio delle disgrazie che colpiscono anche i più innocenti e che le leggi non possono prevenire.

Quanto a colui che fugge, è colpa sua se mette il giudice nella condizione di informarsi intorno alla sua persona, per poterlo punire in caso che venga trovato colpevole. Un uomo che prenderà la fuga dopo i cambiamenti che propongo alla procedura, non potrà che rendersi molto sospetto.

3) Una consuetudine degli antichi Romani mi ispira un espediente del quale ci si potrebbe servire, non dico dappertutto, ma certamente in parecchi paesi, nei riguardi di coloro che per prudenza ritengono di fuggire in caso di sospetti nei loro confronti, pur essendo convinti della propria innocenza. I Romani dei tempi della repubblica non gettavano in prigione che coloro che erano rei convinti di un crimine soggetto a pena capitale. Coloro contro i quali non c'era ancora nient'altro che alcuni indizi, per quanto gravi, ma non abbastanza forti da formare tutti insieme una prova completa, non venivano chiusi nella pubbliche prigioni, ma dati in custodia a qualche cittadino privato onesto, che ne doveva rispondere. Ecco qui l'idea che mi è venuta: si potrebbe permettere a quelli che ritengono di essere stati denunciati a torto e che quindi temono di essere perseguiti ingiustamente, di presentarsi in tutta sicurezza davanti al giudice, o di fargli parlare da qualche altra persona, informandolo della loro innocenza e concordando con lui il permesso di ritirarsi in casa, o in un luogo qualunque indicato dal giudice, per restarvi a loro spese sotto la guardia di persona a tal fine destinata, fino alla fine del processo o fin che il magistrato l'avrà ritenuto opportuno [18].

Vedo bene che questa pratica non è possibile ovunque, per esempio là dove i giudici sono corruttibili a tal punto che questo espediente servirebbe solo a facilitarli nel mettere in salvo i loro protetti. Ammetto anche che nei processi capitali una persona che ha in custodia un criminale non può risponderne con la sua testa. Ma è proprio necessario che un uomo colpevole di un delitto capitale subisca sempre la pena di morte? [19]

Non sarebbe meglio che certe persone il cui talento, ricchezze, rango, intraprendenza potrebbero giovare allo stato siano puniti in altro moda che con l'estremo supplizio? [20]

 È ciò che noi vedremo in un altro capitolo. Allora non c'è altro da fare che rimettere la questione alla prudenza del giudice che potrà, secondo la gravità del delitto e le congetture più o meno forti contro l'imputato, accordare o rifiutare questa grazia [21].

Questa deliberazione dovrà essere presa dal giudice con i suffragi dei |deputati| giurati, dei quali parlerò in seguito. Non si può disconoscere, mi sembra, che con queste precauzioni, l'espediente proposto possa essere utilissimo, soprattutto trattandosi di persona di un certo rango, di una certa nascita, di una certa ricchezza utile allo stato; tali persone più degli altri sono esposti alle calunnie degli invidiosi e alle pressioni dei grandi. Questa pratica potrebbe essere stabilita molto più facilmente tra i cattolici che tra i protestanti. Nei paesi dei primi vi è ovunque una quantità di conventi dei due sessi: i principi dovrebbero soltanto ordinare che i conventi avessero l'obbligo di rispondere delle persone affidate alla loro custodia, per cui non ci sarebbe da temere alcun atto di pietà da parte loro nei confronti dell'imputato. Infine, in ogni paese, si potrebbe affidare l'imputato, a casa sua, alla custodia di guardie carcerarie. Tutto è più tollerabile della prigione, tutto è meno pregiudizievole della reputazione presso la opinione pubblica. Per questo parecchi principi tedeschi hanno stabilito questo regolamento nelle loro ordinanze criminali.

3) L'omicidio, il furto, l'incendio, l'assassinio, la fabbricazione di moneta falsa l'avvelenamento, sono crimini da considerare da un punto di vista differente rispetto agli altri. Questi crimini non vengono commessi in genere che da gente di malaffare, senza talento, senza attività, senza beni o mezzi per acquistarli, priva di intraprendenza e di volontà. Questa specie di persone è a carico della società, della quale non si preoccupano: perchè la società dovrebbe preoccuparsi di loro? Possono pretendere di essere trattati con la stessa umanità degli altri, loro che non ne hanno nemmeno verso se stessi e i loro familiari, per non parlare degli estranei; pronti a sacrificare tutto alla loro pigrizia, alla loro debolezza e ai loro vizi? Mettendoli in prigione su semplici indizi non si fa certo loro un torto dato che la loro reputazione è già nulla o offuscata e che non hanno niente da perdere. Io non avrei nessun riguardo per questa specie di gente, tanto più che è raro che qualcuno si prenda la briga di calunniarli e denunciarli a torto: sono al di là di ogni invidia, di ogni calunnia o persecuzione: per loro non c'è che disprezzo [22].

Per tutto questo io sarei dell'idea di permettere l'arresto per questi crimini, se sussistono indizi abbastanza forti da privare un uomo della sua libertà. D'altra parte capita talvolta che per una malvagia prevenzione, per un giudizio avventato, per leggeri sospetti, si denunci un uomo a torto, per imprudenza più che per malizia. Si possono trovare calunniatori così sfrontati, nemici così accaniti, che sono risoluti a mandare in rovina un uomo di qualunque ceto egli sia ed osano accusare, mancando della possibilità di rendere credibile qualche altra calunnia, un cittadino onesto di uno di questi crimini che sono comuni soltanto tra la gentaglia. Per questa sola considerazione credo necessario l'obbligo, al massimo una settimana dopo che un uomo è stato imprigionato per uno di questi crimini, che il giudice si faccia condurre davanti l'accusato: gli darà la libertà di scegliersi un avvocato o un consigliere, gli farà vedere i nomi dei |deputati| giurati dei quali avrò occasione di parlare nel capitolo seguente, gli permetterà di sceglierne dodici se in città, sei in campagna [23].

Dopodichè il giudice esporrà in presenza della parte e del suo consigliere i motivi per cui ha ordinato l'incarcerazione e gli indizi del crimine che nel frattempo avrà potuto radunare, col permesso al difensore di poter contraddire il giudice in caso che carichi (di accuse) il suo patrocinato oltre gli atti che ha in mano. Fatto ciò i giurati si ritireranno per consultarsi tra di loro e per decidere se l'imputato debba essere rilasciato o trattenuto e in caso di mancato accordo si imporrà la maggioranza dei due terzi[24].

4) Se l'imputato verrà rimesso in libertà non pagherà altre spese se non quelle del suo nutrimento e l'onorario del suo avvocato. Ma questo non impedirà affatto che il giudice possa continuare il suo procedimento per acquisire prove più forti e che non possa far osservare gli spostamenti dell'imputato affinchè costui non possa salvarsi con la fuga. A questo fine tutti i giudici soggetti allo stesso sovrano saranno obbligati a prestarsi su sollecitazione di ogni magistrato o ufficiale di giustizia |in via subalterna| che chieda l'arresto di un uomo in fuga.

5) per gli altri delitti non permetterei mai a un magistrato di fare arrestare un uomo senza*) delle buone prove o senza il parere dei giurati [25].

Quando è denunciato un uomo per aver commesso un delitto che non rientra tra quelli che nominerò, il magistrato deve convocare dodici giurati in città e sei in campagna, deve mostrare tutti i dettagli della denuncia o accusa [26], permettere loro di ritirarsi in una camera ed essere obbligato a conformarsi alle loro decisioni. Ma dato che in questi casi è il giudice a scegliere i giurati e che l'accusato non può rifutare quelli che gli sono sospetti, è giusto che se anche uno solo è dell'opinione di lasciare in libertà l'imputato finchè non ci siano delle prove più forti contro di lui, il magistrato non possa decretare l'incarcerazione. Ma questo regolamento ha bisogno di qualche correzione: è difficile trovare nelle città della maggior parte d'Europa dodici uomini tutti egualmente onesti e capaci di non abusare del loro potere e del segreto che il magistrato dovrà loro confidare, per farsene un merito presso l'imputato avvertendolo del pericolo che gli incombe. È quindi necessario lasciare al giudice la libertà di non servirsi di loro quando non sia ben sicuro di poter fare affidamento sull'onestà di ciascun giurato. In questo caso però non potrà per questi generi di delitti ordinare l'imprigionamento se non avendo già in mano prove così forti che per renderle complete gli manchi solo la persona dell'imputato: per esempio in caso di due testimoni al di sopra di ogni sospetto che dovrà confrontare con l'accusato o quando avesse per le mani uno scritto con valore probante, confermato da due persone che conoscano bene la mano (grafia) dell'imputato, al punto che non manchi altro che il suo proprio riconoscimento [27].

* Sarà anche permesso al prigioniero di contestare che gli indizi sui quali è stato tratto in prigione sono troppo leggeri per privarlo della sua libertà e a questo scopo il suo consigliere avrà la possibilità di leggere tutti gli atti del processo e la deposizione dei testimoni, purchè il giudice possa nascondergliene i nomi se le circostanze lo convinceranno ad usare questa precauzione. Ho già fatto rimarcare nel cap. precedente che le leggi criminali di Hannover e quelle di qualche altro principe dell'impero, accordano il medesimo diritto all'imputato: tali leggi sono ben più umane eque e giuste che quelle stesse del Codice Teresiano, che non permettono all'imputato di difendersi o di nominarsi un avvocato, di vedere le deposizioni dei testimoni o di fornire alcun interrogatorio per discuterle col giudice durante tutto il corso dell'istruttoria, e che gli rifiutano un avvocato e la facoltà di vedere gli atti anche dopo che il giudice ha terminato le sue ricerche |(Vedi Codice Teresiano)| [28].

Chi potrebbe credere che i ministri di una sovrana così umana, così benefica e magnanima come Maria Teresa abbiano potuto fare leggi così dure? [29] Perchè questa differenza tra queste specie di crimini ed i precedenti? Il fatto è che sono meno ordinari; che sono di natura tale da poter essere imputati ad ogni categoria di gente per bene, mentre è difficile accusare un gentiluomo che gode di buona reputazione di furto, di omicidio, di incendio e di assassinio [30].

Il fatto è che meno un crimine è usuale, più risulta facile ai calunniatori di inventare delle menzogne con un'aria di verisimiglianza e di far passare per indizi e congetture solide, fatti e circostanze inventate a piacere: il fatto è che quando la giustizia è resa bene, al riguardo dei crimini più ordinari, che attaccano maggiormente la sicurezza pubblica, la società non soffre quasi per niente di un po' più di precauzioni apportate nel perseguire e punire gli altri crimini. Al contrario, la società ci guadagna infinitamente di più di quanto essa perda perchè è molto più importante per la quiete pubblica e per il bene, l'onore e la sicurezza dei cittadini onesti prevenire con saggi regolamenti le vessazioni inutili |che correre il rischio di dare ad un criminale il tempo di salvarsi| che impedire con leggi troppo dure che un delinquente vero possa salvarsi a rischio di tenere nel terrore e nell'avvilimento tutti i cittadini onesti dello stato, e di fornire alla calunnia troppi mezzi per mandare in rovina gli innocenti.

 6) Ma può capitare che il giudice abusi della sua autorità o che sia così stupido da non saper discernere cosa costituisce una prova da ciò che fornisce solo degli indizi. Per rimediare a questo inconveniente bisogna accordare a colui che sarà stato imprigionato per un delitto di questo tipo lo stesso diritto che deve avere colui che è stato arrestato per furto omicidio, assassinio etc. sarebbe a dire, di poter fare convocare i giurati che diano il loro parere. * |il magistrato essendo in diritto di sceglierli o no| sulla condotta del magistrato al suo riguardo e che giudichino se ha avuto ragione a farlo rinchiudere o no. Sarà anche permesso al prigioniero di scegliersi un consigliere, di fargli esaminare gli atti del processo e di allegare tutto ciò che potrà per affievolire gli indizi contro di lui. E se i giurati troveranno che gli indizi non sono abbastanza forti sarà rimesso in libertà|Ho già detto nel capitolo precedente che le leggi di qualche principe della Germania permettono all'imputato di prendersi un avvocato per impedire al giudice che manchi di indizi di procedere in base a informatori privati e per obbligarlo... | |E in questo ultimo caso l'imputato è rimesso in libertà, quantunque si abbiano dei forti indizi contro di lui| Dunque il giudice non ha che da prendere le precauzioni che ho precisato qui sopra, perchè quest'uomo non gli possa sfuggire.

7)Può anche capitare che un grande, un ricco, un uomo potente trovi il mezzo di scartare i testimoni e che di conseguenza il giudice non possa mai giungere all'arresto, per quanto nutra giusti sospetti sul suo conto. Ma perchè in questo caso autorizzare il giudice ad arrestare quest'individuo, dato che per mancanza di testimoni non si potrà mai giungere ad una condanna? Ecco un inconveniente che non può capitare che raramente, e quest'inconveniente è ben compensato da un'infinità di vantaggi che risultano da una legislazione equa ed onesta.

Le leggi inglesi hanno previsto questo caso ed ecco quello che hanno stabilito in proposito. Qundo un uomo, presunto colpevole di quello che si denomina "alto crimine" ha trovato il mezzo di scartare i testimoni, di modo che è impossibile dimostrarne la colpevolezza e punirlo, è permesso portare contro di lui un "bill" particolare "di attesa" cioè di fare una legge particolare al suo riguardo. Si procede come per tutti gli altri bills: bisogna che questo bill passi in entrambe le camere, sarebbe a dire in quella dei Comuni e in quella dei Signori e che dopo sia ancora confermato dal re. L'imputato può fare parlare i suoi avvocati contro il bill e si può parlare a favore del bill nella camera. Il Signor di Montesquieu non ha ragione quando dice che questi bill assomigliano a quelle leggi d'Atene che erano dirette contro un singolo purchè fossero votate dal suffragio di seimila cittadini [31]. Perchè il popolo decideva allora nei confronti di individui che si distinguevano come superiori agli altri per le loro virtù mentre questi bills non riguardano mai se non gente presunta colpevole di crimini. Questo grand'uomo non trascura di approvare la legge inglese della quale parlerò [32].

** 9 ) Gli stranieri debbono godere degli stessi diritti che i nativi del paese [33]. In Italia e in molti paesi della Germania uno straniero è trascinato ignominiosamente in prigione per le più leggere mancanze mentre si concede ai nativi ogni libertà ed anche ogni mezzo per far loro oltraggio. Non è la stessa cosa in Inghilterra.

Si celebra soprattutto una legge dell'Inghilterra che ordina che, fatto condurre in prigione un uomo, il giudice sia obbligato in breve spazio di tempo, di chiarirgli la causa della reclusione e di rimetterlo in libertà nel caso che il crimine non richieda una pena pecuniaria o afflittiva e che l'imputato offra una cauzione sufficiente, Io ammetto che ci siano dei giudici così iniqui da lasciare che un uomo arrestato imputridisca in una segreta pur di non togliere un momento ai loro piaceri, alle loro altre occupazioni meno importanti. Ma non conosco nessuna legge così barbara che permetta di mettere in atto una simile mascalzonata: Si celebra anche molto la pratica dei tribunali inglesi che fanno arrestare l'imputato da un uomo solo, portatore di un bastone ornato dell stemma del paese. Questa pratica è corrente anche in molti pesei germanici e nei cantoni della Svizzera, invece in Italia e in Ispagna si impiega per il medesimo compito una quantità di sbirri. L'Autore del trattato Dei delitti e delle pene ne fa un rimprovero alla legislazione mentre dovrebbe piuttosto farlo alla nazione [34].

Una guardia disarmata che volesse in Italia arrestare soltanto un bambino di dodici anni correrebbe il rischio di essere assassinata. D'altra parte l'Inghilterra essendo un'isola e l'ufficiale di giustizia essendo autorizzato a chiamare tutti in aiuto, al criminale risulta impossibile potergli sfuggire, e invano tenterebbe di opporre resistenza mentre che in Italia si attribuisce al mestiere di sbirro una così grande infamia che l'uomo più abbietto si sentirebbe insultato se uno sbirro osasse chiamarlo in suo aiuto: *Questa cieca ammirazione che si nutre per la legislazione criminale dell'Inghilterra fa fare dei ragionamenti ben falsi a molta gente d'ingegno e agli stessi "philosophes" [35].

Ecco qui cosa dice su questo argomento, tra gli altri, il Signor Abate Millot [36], (Histoire d'Angleterre, Georg I): "più la legislazione è dolce, umana, imparziale, egli dice più le leggi sono amate e rispettate. Null'altro può esserci che faccia tanto onore agli inglesi. Essi sanno che le leggi sono il pegno del loro onore e perciò le conoscono. Perfino nei suoi furori il popolo si mostra geloso di rispettarle: Un giudice di pace, un basso ufficiale di polizia possono eseguire un arresto: Un apparato militare avrebbe meno forza." Questo stimabile scrittore non avrebbe affermato in modo perentorio che quest'obbedienza che si ha in Inghilterra nei riguardi degli ufficiali di giustizia viene dal rispetto per le leggi, se avesse fatto attenzione alla situazione di quest'isola e alla legge che ordina agli ufficiali di giustizia, chiamati "Constables" o "Headboroughs" o "Tithingmen" [37], di perseguire il criminale che fugge di parrocchia in parrocchia, di obbligare tutti coloro che incontra o che chiama ad unirsi al suo inseguimento e se una parrocchia, per negligenza dà al delinquente la possibilità di salvarsi, la legge la condanna non solo a pagare un'ammenda al re ma anche in caso di furto, al risarcimento del danno nei confronti del derubato. Avrò ancora varie occasioni di parlare dei difetti della legislazione inglese, che però non impediscono di ritenerla la migliore di tutte.

** (8) Da quando un uomo è in prigione non deve essere permesso al giudice di interrogare i testimoni senza che il prigioniero sia presente all'interrogatorio, e costui deve avere la facoltà di porre ai testimoni tutte le domande che riterrà opportune. A questo punto ricorderò, en passant. che la medesima procedura va osservata nei processi criminali che non contemplano pene afflittive e dove le persone che possono dare una cauzione sono lasciate in libertà. Ne ho già spiegato la ragione nel capitolo precedente.

Si vogliono tacciare di stranezza impraticabile i mezzi di impedire le vessazioni e le frodi dei magistrati, mezzi che vengo proponendo in questo capitolo per conservare la libertà ai cittadini, per prevenire i colpi dell'invidia, della malvagità, dello spirito di persecuzione? Ma i giurati |deputati| sono in uso in Inghilterra |sotto il nome di giurati| e lo furono in tutta l'Europa, prima che i tribunali laici avessero adottato le leggi e la pratica dei tribunali ecclesiastici [38].

E le stesse leggi romane, non quelle dell'antica repubblica ma quelle del corpo di diritto di Giustiniano che è giunto fino a noi, quelle che tutta l'Europa ha riverito, nel corso dei secoli come le più sagge dell'universo e che una quantità di popoli riveriscono ancora come tali, queste leggi non prescrivono forse espressamente ai giudici di non mettere in prigione nessuno che non sia pienamente convinto del crimine di cui è accusato [39]?

Non vi sono che le leggi relative al delitto di lesa maestà che si possano considerare tiranniche [40].

Tra codeste leggi romane ne vedo una che sarebbe molto appropriata ai paesi del sud: è quella che impedisce ai giudici di far mettere in prigione una donna per qualche crimine di questo genere: essa permette soltanto di chiuderla in un convento sotto la guardia delle religiose [41].

In Inghilterra un ministro dello stato che ha fatto incarcerare senza ragione un uomo, solo per poterlo tenere sotto controllo e punire, dopo che il suo crimine sarà stato provato, ha l'obbligo di pagare 4 ghinee per la prima ora e due ghinee per ogni ora successiva della detenzione di quest'uomo. Questa legge va bene per i casi in cui il detenuto debba essere giudicato dai dodici giurati, perchè questa procedura non ha niente di sospetto e nel caso che i grandi non possano prevaricare sui piccoli. Ma vi sono dei casi nei quali i criminali non sono giudicati dai dodici giurati, e dove si procede contro di loro nella medesima sciagurata maniera che le leggi canoniche hanno stabilito in tutti gli altri paesi: per cui, più la legge è rigorosa nei confronti del ministro, più lo impegna a usare tutti i mezzi possibili per vessare l'imputato e per farlo condannare: corruzione di giudici, testimoni, avvocati, promesse, minacce.

 Vi sono due leggi del Codice di Giustiniano, la saggezza delle quali è molto lodevole [42]. Sono quelle che ordinano che un uomo che accusi un altro di crimine capitale, sia obbligato a soggiornare anche lui in prigione fino alla fine del processo, affinchè possa essere punito con rigore se risulta che abbia accusato l'altro a torto. La medesima cosa viene stabilita dalla Costituzione Carolina [43].

Pur se queste leggi non avessero altri difetti, ce n'è uno veramente intollerabile: esigere che un uomo si umilii al punto di mettersi in prigione per poter ottenere di tenervene rinchiuso un altro; che dimentichi a tal punto ciò che egli deve alla famiglia, alla società e qualche volta allo stato, sempre a se stesso, da andare a commettere una bassezza, che trascuri i suoi affari, quelli degli altri o quelli del suo principe per avere l'opportunità di esercitare una vendetta. Le leggi che degradano gli uomini li mettono sulla via del delitto. Un uomo capace di farsi mettere in prigione per vendicarsi di un altro mostra di avere un animo basso e malvagio e che la paura della prigione non impedisce di commettere crimini: Non dirò che due parole sulle cause per le quali deve essere permesso l'imprigionamento di un uomo. I Criminalisti su questo argomento sono tutti d'accordo, e cosa singolare, è che a questo riguardo i loro principii sono equi.

D'altra parte è ovvio che quando si tratta di un delitto per il quale la legge ha stabilito una pena capitale o afflittiva corporale il giudice deve decretare l'imprigionamento [44].

Lo stesso si può dire quando il problema riguarda crimini che in generale meritano queste pene, ma tali che le circostanze li possano scusare o diminuire, quando il giudice non è ancora bene informato su queste circostanze riguardanti il caso di cui si tratta, come per esempio quando si tratta di un omicidio commesso per legittima difesa o da un uomo caduto in stato di follia. Le leggi inglesi permettono di imprigionare un uomo anche quando si tratta solo di pena pecuniaria. I nostri criminalisti sono più equi: non permettono questo se non nel caso che |l'imputato sia notoriomente così povero che ha ragione di credere che non pagherà la pena | l'imputato non sia in grado di pagare la pena stabilita dalla legge. È vero d'alta parte che le leggi inglesi ordinano di rilasciare un simile imputato se presenta una cauzione sufficiente. Ma i nostri criminalisti mostrano più umanità per il fatto che non esigono questa cauzione che da coloro che si sospetta non siano in grado di pagare. Come il giudice ha i mezzi per accertarsi dello stato di un mallevadore, così li ha per conoscere la situazione di un imputato [45]. 38)

 

Note

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[1] - Il capitolo è dedicato alla dottrina delle prove in parallelo con il cap. VII, Dei delitti e delle pene di C. Beccaria. (Indizi e forme di giudizi, pp. 25-27, ed. cit.). (n.d.R.)

[2] - La "semi-preuve" è chiamata dal B. "prova imperfetta" ("Chiamo perfette quelle |prove| che escludono la possibilità che un tale non sia reo, chiamo imperfette quelle che non lo escludono"). I due autori giungono a conclusioni simili pur usando metodi diversi: analitico il P., sintetico il B. (n.d.R.)

[3] - Carpzov e Farinacci, come si vede in seguito. (n.d.R.)

[4] - Quelli che sono rinchiusi nella Bastiglia a Parigi, lungi dal perdere la loro reputazione, l'aumentano. Ma questo deriva da un fatto ben noto: che là per loro non ci sono nè giudici nè giudizi: ma siccome per i prigionieri ordinari ci sono sia gli uni che l'altro, si crede sempre che il prigioniero abbia meritato di essere trascinato in prigione anche se non ha affatto meritato di essere punito.(n.d.A.)

      - La Bastiglia: da Luigi XIV in poi prigione di stato. Vi furono detenuti Voltaire, Morellet e Linguet che nel 1783 pubblicò Mémoires sur la Bastille, una lettre de chachet, senza alcuna specificazione di reato o di imputazione era motivo sufficiente per essere rinchiusi nella Bastiglia. (n.d.R.)

[5] -  Avrò modo di parlare di queste pene straordinarie in un altro capitolo. (n.d.A.)

         - Pene straordinarie sono quelle non nominate dalla legge (cfr. Montesquieu, op. cit. VI, 9, Vol. I, p. 92. "En un mot, tout ce que la loi appelle une peine, est effectivement une peine") ma lasciate alla discrezione del giudice. (n.d.R.)

[6] - Inghilterra ed Olanda sono paesi che il P. conosce direttamente per esservi vissuto. (n.d.R.)

[7] - "Inter maleficia" dice Matthaeu e Sanz. Trac. de Re Crimin. Contr. 4 n. 3. "Quae frequenter in hac babylone patrantur, ea esse solent, quod sub nomine justitiae, supponendo se apparitores et scribas curiae, pecunias nequiter per concussiones extorquent, causas criminales fingendo; quod quam deplorandum sit, nemo est qui nesciat, nam inter miserias huius vitae quid calamitosius reputatur quam pati injuriam ab eo, per quem auxilio sperabatur." e n.b.: "Non semel in curia patratum vidimus hoc concussionis genus, privatos scilicet qui potestatem vel officium minime obtinentes, fingendos se ministros curiae, causas supponunt, carcerationem ignominiosam minantur ac tandem pecuniam ex torquent sub praetextu obnubilationis causarum.". (n.d.A.)

       - Matheus Criminalista del sec XVII, citato nell'elenco dei libri di casa Conci-De Brattia: "Mathei, Disputationes de Criminibus (BcTn. 2467). (n.d.R.)

[8] - Cfr. Voltaire: Traitè sur la tolerance cap. XXII: "è per il vostro bene che il direttorio dell'inquisizione ordina che vi si arresti in seguito alla deposizione di un solo testimone, anche se si tratta di un infame o di un recidivo; che non abbiate diritto ad un avvocato che vi difende, che il nome del vostro accusatore non vi sia comunicato, che l'inquisitore vi prometta la grazia e poi vi condanni..." e Prix de la justice et de l'humanité art XXII, "Est-ce à la justice à ètre secréte, c'est la jurisprudence de l'inquisition" e Commentaire sur le livre des délits et des peines: "Cette jurisprudence, qui consiste à ravir la nourriture aux orphelins et à donner à un homme le bien d'autrui, fut inconnue, dans tout le temps de la république romaine. "(Oeuvres complètes vol. V. op. cit.). (n.d.R.)

[9] - Il P. (cfr. sotto) nega alla donna la personalità legale. (n.d.R.)

[10] - Fonte di questa critica della, per altro lodata, legislazione inglese è Montesquieu, op. cit. XXVI, 4. (vol II., p. 170): "Comment une femme pouvait elle être accusatrice de son mari? Comment un fils pouvait-il être accusateur de son père? Pour venger une action criminelle il en ordonnait une plus criminelle encore... Loi inique, qui pour conserver les moeurs, renversait la nature, d'où tirent leur origine les moeurs." (n.d.R.)

[11] - Il passo è tratto letteralmente da Voltaire: Le prix de la justice, cit. p. 420. (n.d.R.)

[12] - Elenco di famosi personaggi romani, corretto due volte nel manoscritto per rispettare l'ordine cronologico. Fonti sono Plutarco e Cicerone; citati da Montesquieu in vari luoghi e diverso ordine, i nomi sono elencati dal P. senza troppa attenzione (Sulpicio Galba presentato come due personaggi diversi). L. Apuleio Saturnino: tribuno della plebe nel 103 con programma simile a quello dei Gracchi. Nel 100 propone una Lex Apuleia agraria. Ucciso da Mario nel 98 assiema al collega Glaucia. Servio Sulpicio Galba: pretore nel 54 fece votare la lex Servilia provocando tumulti. Fu uno dei cesaricidi. Un C. Sulpicio Galba, citato da Cicerone (De Oratore) nemico di Catone il Censore, non rientrerebbe nella cronologia dell'elenco. Mario (+ 87) Cinna (+ 85) Silla (+78) Fimbria Caio Flavio: fautore di parte di Mario e Cinna, avversario di Silla. Determina l'esecuzione di C. e L. Cesare, partecipa nell'85 alla guerra contro Mitridate; C. Papirio Carbone è un tribuno che nel 131 propone l'estensione del voto segreto ai comizi legislativi (lex Papiria tabellaria) ma qui si tratta probabilmente del meno noto C. Papirio Carbone console nell'84, citato da Cic. Actio I in Verrem 3, 3. Gn. Ottavio: dal senso dell'elenco dovrebbe trattarsi di un console dell'87 assieme a Cinna: quando Cinna ripresentò i provvedimenti di Sulpicio, Ottavio si schierò contro Cinna che lo uccise qualche anno dopo. Verre è il notissimo governatore di Sicilia. (n.d.R.)

[13] - L'accenno alla "pratique criminelle" di Napoli come esempio negativo è un luogo comune: si trova ad esempio anche in Voltaire: (Le prix de la justice cit. Il P. conosceva Napoli per averla visitata più volte: cfr Lettera XI, 28 ottobre 1775. (Lettere di un viaggiatore filosofo: il Mezzogiorno e Parigi, a cura di G. Pagliero Trento, 1993, p. 105). (n.d.R.)

[14] - La prudenza fa omettere il nome al P., come avviene anche nella lettera sopra citata. (n.d.R.)

[15] - Meaupou, René Nicholas Charles Augustin de, 1714-1792. Primo presidente del parlamento (1763) e Cancelliere di Francia, (1768). In occasione della Questione La Chalotais si mise in urto col Parlamento e si liberò degli oppositori con "lettres de chachet". (1771). Tutta la vicenda è stata resa famosa da Voltaire - dal quale attinge il P. - in Histoire du Parlament de Paris. (n.d.R.)

[16] - Le obiezioni sono di Voltaire, Intorno al libro dei delitti e delle pene, op. cit. pp. 646, 647. (n.d.R.)

[17] - Plan de Législation sur les matieres criminelles, Amsterdam 1779 chap. 5, § (n.d.A.)

        - Questo Plan de Législation sur les matieres criminelles si trova citato nel Catalogo dei libri di casa Conci de Brattia, (bcTn. 2476, Parte II f. 11), precedendo nell'ordine il Traité des Délits et des Peines par Ms Beccaria, Professeur à Milan e il Prix de la Justice et de l'Humanité del Voltaire. L'autore naturalmente non è citato: potrebbe trattarsi di N. S. Linguet, 1736-1794. Tutte queste opere corrispondono all'argomento proposto dalla "Gazette de Berne" N° XIV, 15 febbraio 1777, nel bando che riporto qui di seguito: (n.d.R.)

«Berna, 13 febbraio 1777.

- Un amico dell'umanità che, contento di fare del bene, si vuole sottrarre alla riconoscenza pubblica e nascondendo il suo nome, colpito dagli inconvenienti che derivano dall'imperfezione delle leggi criminali della maggior parte degli stati d'Europa ha fatto pervenire alla "Società Economica" di questa città un premio di 50 Luigi in favore del trattato che la società giudicherà il migliore sul seguente tema: Comporre e redigere un piano completo e dettagliato di legislazione sulle materie criminali sotto questo triplice punto di vista: 1) Intorno ai crimini e alle pene proporzionate che conviene loro applicare. 2) Della natura e della forza di prove ed indizi. 3) Della maniera di acquisirli attraverso la procedura criminale in modo che la dolcezza dell'istruttoria e delle pene sia proporzionata con la certezza di una punizione pronta ed esemplare, e che la società civile trovi la massima sicurezza possibile nel rispetto della libertà e dell'umanità. Le opere che concorrono devono essere indirizzate "franco" al Sign. Dott. Tribolet, segretario perpetuo della società e saranno accettate fino al primo luglio 1779.» (Oeuvres complettes di Voltaire, cit. Introduzione al Prix de la Justice ecc.") »

- L'opera citata dal P,. il suo stesso Plan, Le Prix de la justice di Voltaire sono tutte finalizzate a questo concorso. Il P. avrebbe dunque dovuto concludere il suo Plan prima del luglio del 79. (n.d.R.)

[18] - Le leggi romane, che nessuno accusa di essere impraticabili, stabiliscono che una persona onesta prima di essere dimostrata colpevole, sia assegnata alla guardia di soldati, che un uomo illustre: un nobile, un professore, un dottore, sia custodito in luogo decoroso e comodo o a casa sua. Novelle 134, cap. 9, Codice, L. 19 de Dignitate. La tirannia dei tribunali non ha conservato che il male delle leggi romane. (n.d.A.)

[19] - Il P. anticipa il tema principale dell'opera, che verrà affrontato nel cap: 7.

[20] - Anche questo tema è trattato esaurientemente più avanti. Evidente la coincidenza con Voltaire, Intorno al libro dei delitti e delle pene, Cap. X, (p. 624, op. cit. ) e Le prix de la justice et de l' humanitè, art. II, p. 421 op. cit. (n.d.A.)

[21] - Anche la dottrina della grazia, trattata in seguito e qui solo accennata, è un elemento originale della riflessione del Pilati sulla materia criminale. (n.d.R.)

[22] - Il medesimo argomento è trattato anche da Voltaire Le prix etc., art. II, p. 421, op. cit. "Le filoutage, le larcin, le vol, étant d'ordinaire le crime des peuvres, et les lois ayant été faites par les riches, ne croyez vous pas que tous les gouvernements qui sont entre les mains des riches, doivent commencer par essayer de détruire la mendicitè, au lieu de guetter les occasions de la livrer aux bourreaux ". (n.d.R.)

- Non mi riferisco a coloro che si presentano spontaneamente come colpevoli di qualche crimine perchè bisogna considerarli pazzi a meno che non alleghino ragioni e non diano indizi tali da far credere che si accusino seriamente e che non si constati il delitto di cui si accusano. (n.d.A.)

[23] - Questa parte della procedura pilatiana segue il Codice Teresiano, parte I, art. 20, §3. (n.d.R.)

[24] - Sulla percentuale dei giurati ecco il commento di Voltaire: Le prix etc.: Oeuvres complettes, Paris, 1860, Tome V, p. 430. "En Angleterre tous les jurès doivent être d'accord: et de cela est bien juste. Quelle horreur absurde qu'on joue la vie et la mort d'un citoyen au jeu de six contre quatre". (n.d.R.)

[25] - cod. thérésien part. 1, art. 20 § 8. (n.d.A.)

       - "Damit auch wissend seie: wieviel Personen zu Bestzug des Urteilsprechenden Gerichts erforderlich, und mit was Tùchtigkeit dieselbe versehen sein sollen, so wird hiemit in Betreff des ersteren Punkts gesetzgebig verordnet, dass jedes Blutgericht, wobey es auf Fàllung eines Bei- oder Endurteil ankommet, mit der jeglichen landesherkòmmlichen Anzahl Personen, doch nirgends mit wenigeren als 7 Rechtsprechern besetzet sein solle." (n.d.R.)

[26] - Cfr: C. Ther. L. I. art. 24, §4, dove si fa la distinzione tra Richterliche Amthandlung e Privat-Anklagen. (n.d.R.)

[27] - La teoria delle prove qui enunciata è tratta da C. Ther. Art. 36, § 2-6. (n.d.R.)

[28] - Il luogo tenuto presente dal P. è la parte I, art. 31 e 36 di cui il sommario: "Durante inquisitione reo nec indicia in scriptis communicanda nec ei concedendum, ut interrogatoria, ad quae testes respondere debeant, conficiat, nec advocatus, aliusve defensor ei admittendus est; liberum tamen ipsi usque manet omnia defensionis suae adminicula adducere, et in acta referantur et legaliter releventur." (n.d.R.)

[29] - Maria Teresa d'Asburgo, 1717-1780. Succede al padre Carlo VI in forza della Prammatica Sanzione nel 1740. Ha promosso gli studi per la formazione di un nuovo ordinamento giuridico civile e penale (Codex Theresianus) Sotto il suo regno, ad opera del figlio Giuseppe, fu abolita la tortura nella procedura penale. (2 genn. 1770). (n.d.R.)

[30] - Cfr. Voltaire, Le prix etc. art. II: Du vol p. 421 op. cit. "Le filoutage, le larcin, le vol, étant d'ordinaire le crime des peuvres, et les lois ayant été faites par les riches, ne croyez vous pas que tous les gouvernements qui sont entre les mains des riches doivent commencer par essayer de détruire la mendicité, au lieu de guetter les occasions de la livrer aux borreaux?" (n.d.R.)

[31] - Esprit des Loix, Liv. 12 ch. 19. (n.d.A.)

[32] - Il passo di Montesquieu è il seguente: (L. XII, ch. 19, p. 219, vol. I. ed. cit. ) "Il ne suffit pas, dans les tribunaux du royaume, qu'il y ait une preuve telle que les juges soient coinvans: il faut encore que cette preuve soit formelle, c'est-à-dire légale: et la loi demande qu'il y ait deux témoins contre l'accusé: une autre preuve ne suffirait pas. Or si un homme, présumécoupable de ce qu'on appelle haut crime, avait trouvè moyen d'écarter les témoins, de sorte qu'il fùt impossible de le faire condamner par la loi, on pourrait porter contre lui un bill particulier d'atteindre; c'est à dire faire une loi, singuliére sur sa personne: On y procéde comme pour les autres bills: il faut qu'il passe dans deux chambres, et que le roy y donne son consentement, sans quoi il n'y a pointe bill, c'est-à dire de jugement. L'accusé peut faire parler ses avocats contre le bill, et on peut parler dans la chambre puor le bill. (Nota a) p. 219, op. cit. ) e ancora. L. XII, ch. 19, p. 219, ed. cit. ) Il y a dans les Ètats où l'on fait le plus de cas de la liberté, des lois qui la violent contre un seul, pour la garder à tous. Tels sont en Angleterre les bills appelés d'atteindre. Ils se rapporten à ces lois d'Athènes qui statuoient contre un particulier, pourvuqu'elle fussent faites par le suffrage de six mill citoyens. (Legem de singulari aliquo ne rogato, nisi sex millibus ita visum. Ex Andocide, de mysteriis. C'est l'ostracisme.) (n.d.R.)

[33] - Massima di diritto delle genti. Sull'argomento GROZIO "De jure belli et pacis" (Parigi, 1625) II, C. 2 §§13, 16, 17 e Pufendorf De jure naturae et gentium III, cap 3, §5. Il trattamento discriminatorio degli stranieri in Italia e in Germania era problema antico: cfr. anche Bodin, I sei libri dello stato L. I. p. 307-308 vol. I: "Ecco insomma il bel trattamento che gli stranieri ricevono in Italia..." (n.d.R.)

[34] - Non si trova nell'opera Dei delitti e delle pene il punto cui fa riferimento il P. ma solo affermazioni molto più generiche es: "Queste verità sono state conosciute dai Romani... sono adottate dall'Inghilterra, nazione in cui la gloria delle lettere, la superiorità del commercio e delle ricchezze e perciò della potenza, e gli esempi di virtù e di coraggio non ci lasciano dubitare della bontà delle leggi" (cap. 12, p. 44, ed. cit.). (n.d.R.)

[35] - Gruppo di illuministi francesi che diffusero e resero influenti le loro idee tramite l'Encyclopédie (Cfr G. Tarello Storia della cultura giuridica moderna, Bologna, 1976, p. 330. Il termine è usato dal P. e da altri (es: C. L. Haller, La restaurazione della scienza politica, Torino, 1976, p. 399) a lui contemporanei e di tendenza conservatrice, con un significato più generale di pensatori politici, non sempre in senso positivo. (n.d.R.)

[36] - Storico minore di cui non si trova traccia neanche nella Biblioteca di casa Pilati. (n.d.R.)

[37] - Notizie tratte da De Lolme: Histoire de l'Angleterre, già citata. Constables (Comes stabuli) = marescialli, Headboroughs = capi di friòborh o tithing (decima parte, gruppo di dieci case in cui ognuno del gruppo è responsabile per gli altri secondo il sistema detto Frankpledge). (n.d.R.)

[38] - cfr. Esprit des lois. (n.d.A.)

       - Cfr. Montesquieu, Esprit des lois, L. XXX, ch. XVIII, p. 326, L. II, ed. cit.: " Mais qui que ce fût qui eût la jurisdiction, le roi, le comte, le gravion, le centenier, les signeurs, les ecclesiastiques, ils ne jugèrent jamais seuls: et cet usage, qui trait son origine de forêts de la Germanie se maintient encore lorsque les fiefs prirent une forme nouvelle." (n.d.R.)

[39] - L. 2, C de custodia reii. "Si quis in ea culpa vel crimine fuerit deprehensus, qui dignus claustris carceris et custodia squalore videatur auditus apud acta cum de admisso constiterit, poenam carceris sustineat, atque ita postmodum aductus apud acta, audiatur. Ita enim quasi sub publico testimonio commemoratio admissi criminis fiat, ut in judicibus immodice saevientibus fraeni quaedam temperies adhibeatur. " Questa legge è ben oltremodo favorevole alla libertà dei cittadini, più di tutte le leggi dell'Inghilterra: Ma i papi, che spesso hanno emanato leggi contro i diritti più sacri dell'umanità, hanno stabilito un diritto del tutto opposto. (n.d.A.)

      - Interessante l'esaltazione della legislazione romana, passata nel diritto comune, considerata più liberale della stessa legislazione inglese. e il pensiero ricorrente sulla negativa influenza del diritto ecclesiastico. (n.d.R.)

[40] - I criminalisti moderni hanno ulteriormente aggravato la tirannia degli imperatori. Essi pretendono che dei leggeri indizi tengano luogo di prove complete non solo nel crimine di lesa maestà ma anche nell'adulterio e negli altri che si commettono in gran segreto. Ne parlerò altrove. (n.d.A.)

         - Sull'arbitrarietà delle leggi riguardanti il delitto di lesa maestà come si è configurato sotto gli imperatori Valentiniano, Teodosio, Arcadio, Alessandro, Severo e Antonino cfr. Esprit des lois, L. XII, cc: VII-IX, 8, ed. cit. Vol. I. pp. 210 segg. ) I criminalisti moderni sono i soliti: Claro, Capsovio e Farinaccio, citati anche da Beccaria (Dei delitti e delle pene p. 3, ed. cit. ) e da tutti i contemporanei. Sull'estensione del trattamento della lesa maestà anche ai reati di difficile prova, cfr. Voltaire: Enciclopedia filosofica, voce "Lesa maestà" e Montesquieu: Esprit, L. XII, c. 6 "Comme la nature de ces crimes est d'être caché, il est souvent arrivé que des législateurs l'ont puni sur la déposition d'un enfant". Anche il Beccaria si occupa di questo argomento (Dei delitti e delle pene, ed. cit. p. 49: "Eppure gli adulteri, la greca libidine, che sono delitti di difficile prova, sono quellii che secondo i principii ricevuti, ammettono le tiranniche presunzioni, le qusi prove, le semi prove, quasi che un uomo potesse essere semiinnocente o semi reo...". (n.d.R.)

[41] - Novella 134, § necessarium autem. (n.d.A.)

[42] - L. 11. C. de Accusatione; L. 2 § finale C. de exhibendis reis. Ne ho citato il testo al capitolo precedente. (n.d.A.)

[43] - Constitutio Carolina art. 12. (n.d.A.)

[44] - Cfr. Constitutio Theresiana art. 29, § 7. "Zu mehrerer der Sache Erläuterung ist zu merken, dass in kleineren Halsgerichtlichen Verbrechen, die keine Leibs oder Lebenstraffe auf sich tragen, wenn der Beschuldigste genugsam angesessen, oder en unangesessener gleich alsobald hinlängliche Verbürg und Versicherung leistete, wider sonst wohl verhaltene und bekannte Leute mit der gefänglichen Verhaftung gar nicht furzugehen seie; wo nicht etwann die Gefängniss zur Straffe selbst vorgenommen wird." (n.d.R.)

[45] - La contrapposizione leggi inglesi-nostri criminalisti mette in evidenza il regime giuridico ancora di diritto comune in cui opera il P: non si segue la legge ma il giurista che la interpreta. (n.d.R.)

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Ultimo aggiornamento: 11 ottobre 2011