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Edizione di riferimento:
La bella Camilla, poemetto di Piero da Siena, pubblicato per cura di Vittorio Fiorini e Tommaso Casini Bologna 1892, presso Romagnoli Dall’Acqua libraio editore, · Edizione di soli 202 esemplari ordinatamente numerati Bologna n. 182 ‒ Regia Tipografia
Introduzione di Tommaso Casini
Altissimo singnor(e) del rengno eterno,
sostenitor dell’umana natura,
che discendesti giù del ciel[o] superno
a ricever per noi morte sì schura,
chonciede ghrazia al pocho, ch’io discerno
e alla mente mia accerba e dura
che ’l mio inmaginar[e] vengha in effetto,
lodando te agl’uomin[i] dar [e] diletto.
Tu se’ tanto beningno e ghrazioso,
ch’ io spero del mio dire auer uittoria,
sich’ io a uoi , singnor[i] , chol chuor gioioso
vo’ rinovare vna anticha storia;
nessun [o] di uoi ci fia tanto oçioso,
che vdendo non s’aleghri in suo memoria;
se m’ascholtate di chore il mio dire,
farovi d’amor[e] tvtti invighorire.
Ora al nome del uero chreatore
vo’ chominciar[e] della storia sua intenza
d’un[o] che·ssi lasciò vincer[e] dall’amore:
Re fu del ghran reame di Ualenza
e fu vn tenpo beningno singnore,
largho, chortese, pieno di pruenza;
questi ebbe nome lo re Amideo,
che vn tenpo visse buono e poi fu reo.
Qvesto re Amideo ebbe per [i]sposa
vna duchessa [di] Pietra Belcholore,
la quale ebbe nome Idilia amorosa;
per v(a)ghezza la prese quel singnore,
tanto la formò Idio legiadra chosa,
poi la menò chon ghrandissimo onore,
di giungnio, il dí di messer san Giovanni;
giovane era ciaschun di quindici anni.
Se mai vidi che niuna fosse bella,
questa mi pare che·lla fosse dessa:
parea di paradiso vna angnolella,
tanta auea Idio ( illei ) biltà chomessa:
tvtto i’ reame di chostei fauella,
tante bellezze à in se questa duchessa:
molta alleghreza fra lor[o] si radoppia,
dicendo : ‒ non fu mai sì bella choppia!
La prima notte, quando andaro[no] a letto,
chom’ è vsanza tra marito e moglie,
e’ s’abracciaron cho moltto diletto
e·ll’uno e·ll’altro chontentò suo volglie
e fu il lor[o] disio chon tanto effetto,
che la natura loro h(o)nor non tolglie ,
che inghravidò quella rosa fiorita :
al tenpo e alla stagion fé vna cita.
Re Amideo, quando intese il fatto,
alla reina subito n’andava
in zambra e abracciolla al primo tratto
e poi la domandò chom’ella stava;
( disse ): ‒ i’ sto bene sanza alchun baratto;
‒ e di ciò il uero Iddio ne ringhraziava ‒
po’ disse : ‒ signor mio, fa tua stima
che·ffemina è questa genita prima.
Benché femina sia, nulla tristeza,
poi che à voluto Idio, non ce ne diamo:
che noi sian pien[i] di tanta giovineza,
se insieme alquanto (tempo) noi viuiamo,
de’ maschi aremo cho molta belleza;
e pvre Idio della uita preghiamo :
preghiamo anchora la [suo] madre verace
che·cci chonducha chon onore in pace.
Mentre che il re parlò cholla reina
le chamerier[e] non fecion[o] dimorata:
cho molta festa rechar[on] la fantina,
di fini drappi ad or[o] tutta fasciata;
ella parea vna rosa di spina;
alla reina in braccio l’anno data;
[el]la reina, vedendola sí bella,
uolsesi al re e in tal modo fauella :
‒ Poi ch’e·lla fante di tanta biltade ,
per lo mio amor ti priegho, singnor mio,
festa facciam[o] di suo nativitade;
chon reverenza significa a Dio
che·cci mantengha in tanta dengnitade,
quanto donato ci à al parer mio:
chosì m’aiuti Idio, padre giochondo,
più chara l’ò che tvtto l’or[o] del mondo.
Lo re rispose: ‒ donna d’onor degno,
vita mia dolce, speranza mia chara,
o chiara luce del mondo sostengno,
per te mia vita sanza duol[o] ripara;
se ne douesse andar tvtto il mio rengno
nivna chosa mi sarebbe amara.
Prese chomiato e da·llei si partia
dicendo: ‒ i’ ti chontenterò, anima mia!
Al tenpio d’oro il re fé ghrande oferte
di buoi (e) di chaualli e di chastroni .
per lo reame le novelle aperte
subito manda a·ttutti i suo’ baroni;
di ghran destrieri, d’arme e di chouerte
tvtti s’asettar sanza tardagioni,
d’orrevoli vestir[i] non furno auari,
tre Re vi uenor[o] per esser chonpari.
Lo primo, che del suo reame mosse,
fu Re Beltramo, singnor d’Inghilterra,
chon clianalier[i], chaualli, ansegne rosse,
e mille furon chavalier[i] di ghuerra,
perchè nullo di lui più orevol[e] fosse;
missesi avanti armati per la serra:
[chon] cento destrieri poderosi e atanti
chon trenta palafren[i] furon davanti.
Di quindici anni cento chaualieri,
tvtti di gentil sanghue istratti e nati,
sei robe feron per vn que’ ghuerrieri
per dare a que’ che buffon son chiamati;
a selle basse in su bianchi destrieri
sali(r) gli fece, tutti disarmati;
questi legiadri chaualier novelli
menò quel re, perchè fuson donzelli
Del suo reame auea venti baroni;
di molte robe eran cho·llui vestiti;
e di molt’altri fortti chanpioni
avea fra chostor[o] d’amor[e] fioriti;
[i]sparvieri, bracchi, gir[a]falchi e falchoni
da fini vccelatori eran nvdriti;
chon molte charra d’or[o], se·Ddio mi valglia,
et molta salmeria e vettovalglia
Alla reina Idilia, suo chomare,
recho per don[o] quindici richa anella:
(f)è vna bella chroce lauorare,
la qual tenesse a chollo la·ccitella:
tre scharbonchi vi fè dentro saldare,
nel mezo vi fè por [dentro] vna pretella,
che auea virtù chi adosso l’auesse
non potea far chosa, ch’a Dio spiacesse
Bellissimi uestir[i] di ghran tesoro
rechò alle balie della angelichata:
poi ordinò che mille marcha d’oro
auesse poi che fosse battezata;
poi entrò in chamin[o] sanza dimoro
e tanto chaualchò per suo giornata
questo [Re] singnore di ghran provedenza
ch’elli ariuò alla cità di Ualenza
Po’ l’altro dì vi giunse il Re di Spangna
chon molti chaualier franchi e gioiosi;
l’altro dì giunse lo re di Brettangna
chon bella gente e chon doni preziosi,
e di Ualenza giunse la chanpangna,
di quel reame i baron diletosi;
dopo chostor vi uenne del reame
ghran quantità di bellisime dame
Re di Ualenza, nobile e sapvto,
d’un richo uestimento era auisato;
se mezo il mondo vi fosse venvto,
anchora auea per più aparechiato,
d’uomin saputi era sì preveduto;
sanza remore ongnvno era paghato :
parean le chose per arte uenvte ,
tanto eran quelle genti prevedute
La·ccità dentro per monti e per valli
tutta quanta era pien d’oreuol gente;
facevan que’ da piè chanti e balli,
que’ da chavallo giostre e torniamenti,
e que’ tre Re mossen di loro stalli
fur chol Re Amideo quelli eccelenti,
che ordinaron il dì di far Christiana
quella fanciulla, ch’era anchor paghana:
‒ Qvesta domenicha, che viene, sia dessa,
che per noi a battesimo sia menata;
e·lla matina chantata la messa,
quella fanc(i)ulla al tenpio fu menata;
en chorpo le fu l’anima chomessa
e fu Chamilla per nome chiamata:
fatta Christiana, ricchi don[i] donarono
poi a mang(i)are tvtti chelli andarono.
Se mai fv aparechiato a Re di Franza
o ad altro Re, che fosse antichamente,
chredo che fosse ongni altra chosa ciancia
dopo [di] questa, di chui parlo presente;
a’ giocholar[i] fv fatto riccha mancia,
chontenti furon[o] chon ogn’altra gente;
mangiato ch’ebbe ongnvn[o] sanza dimoro
inchominciò a sonare vn chorno d’oro.
Suona sì bene che perfette lode
dagli ciaschun[o], da chui er’ascholtato;
per tvtta la cità la bocie s’ode,
chon tanta virtù [qu]el chorno era sonato;
ristato fermo (in) le sua cha(n)be sode,
drieto alle spalle il chorno s’à gittato
(et) espurghossi in atto d’aringhare:
or si fermò ciaschun[o] per ascholtare.
Poi chominciò a dir[e] lo chornatore,
perchè vdito sia bene, a boce ghrossa:
‒ il re Beltram[o], d’Inghilterra singnore,
Vuol che da me fra uoi sia boce mossa:
se ci à niun[o], che aquistar[e] volglia onore
o per amor[e] voglia mostrar suo possa,
domane in [sul] chanpo sarà sanza storpo
chon chi giostrar vorrà a chorpo a chorpo.
L’altro dì fa bandire torniamento
che possa ongnvn venire a torniare;
al torneo sarà chon baron cento:
ciaschvn ne possa quanti vuol menare.
Di questo bando fv ongnvn chontento;
al banditor[e] chominciossi a donare
robe d’oro e d’argento charche
tanto, che valien più di mille marche.
Or si partirono dalla real sala
chonti, baron[i], chaualieri e marchesi;
quale iscendeva e alla stalla auala,
perchè eran già della battaglia accesi;
all’arme e a chavalli ongnvn si chala
e ciaschun si fornia di buoni arnesi;
al mattin[o] dopo la messa chantata
tvtta la baronia si fu armata.
Lo re in sul chanpo fv per mantenere
la giostra, la qual fatta auie bandire:
donne e donzelle [lo] andauan per vedere:
poi giunse al chanpo vn ghrandissimo sire:
tvtta la gente chominciò a ghodere,
quando il baron[e] fu veduto venire:
di Luni Uerna chostui era chonte :
chol re si fu auisato a fronte a fronte.
Dirizorsi amendue in su’ riuaggi,
poi cholla lancia l’un[o in]ver l’altro chorre
rupponsi adosso l’asti i baron saggi,
tanto ben che nivn[o] non vi può aporre;
poi si ferian[o] di cholpi e di uisaggi:
sì ghran cholpo chonvenne al chonte torre
(ch’) anbo le staffe da chauallo perde
[ch]e chade in terra in su l’erbetta verde.
Poi si giostrò infino all’ora [di] nona,
l’un chaualier choll’altro, a questo modo:
chol re Beltramo non giostrò persona,
che non (ne) rimanesse il dì chon lodo:
di quella giostra portò il dì chorona
questo Re d’Inghilterra, chom’io odo;
l’altro dì venne bello sanza indozze:
armarsi i chaualieri a spade mozze.
[Il] primo e[l] sechondo e[l] terzo suon sonato
della battaglia tutti li stormenti,
lo re Beltram a ferire fv andato
inchontro a Re di Spangna chon suo genti,
e lo re di Brettangnia fv entrato
cho’ baron di Valenza; que’ valenti
uomini arditi e di battaglia vaghi,
inchontro a·llui andaron chome draghi.
Fatto era intorno allo stechato quadre
altissime bertesche di lengname,
e·ssu vi stauan[o] le donne legiadre,
chonfortando (i) baron[i] de lor[o] reame,
chon chiarissime viste vaghe e ladre;
che elli auessono onor[e] molto eran[o] brame
(or) chonbatendo i forti e più possenti
più di mille di lor[o] ne fur[on] dolenti.
Ghrida chrudeli fra lor[o] sì somersa,
tali e sì forti, che pareano stolti,
e moltti chaualier[i] la sella versa
che sostener[e] non potean sì ghran cholpi,
e molta giente fu di uita spersa
perchè talgliati ve ne furon molti;
al re Beltramo pien[o] di ualimento
l’onor[e] rimase di quel torniamento.
Fatto il torneo, fu chonpiuta la festa:
da re Amideo presono chomiato,
poi quella gente valorosa e presta
a·llor magion ciaschun fv (ri)tornato,
e la reina Idilia sanza resta
del parto si levò, qual era stato,
(e) tvtto lo suo speme e·’l suo disire
era in far bene la [sua] figlia nvdrire.
Chamilla bella fu oltramisura;
per ghrazia di Dio parue ch’ella auesse,
che ella fu tanto di sotil natvra,
nulla fu mai che me’ di lei inprendesse;
allo ’nparare a·llegger non fu dura:
la madre volle che tanto vi stesse
ch’ ella diuentò di scienza sì praticha.
che alquanto sapea far dell’arte magicha.
Vedendo che inparava arte diabolicha,
la madre dallo stvdio la partiva;
fatta se ne sarebbe vna ghran[de] cronicha
del ben parlar[e] che di lei si faceva;
tutto il reame di suo bontà sonica
in tanto pregio Chamilla saliua;
ella regendosi in atto maschile
di femina ongni chosa aueva a uile.
Per lei seruir[e] tenea molti donzelli,
femine secho non volea vedere:
[e] dilettauasi in chani e in ucelli:
tre schermidori inchominciò a tenere
a·llei insengnare e·ccerti damigelli
di ghran lingnaggio e di ghran(de) potere:
la sera chaualchaua e·lla mattina:
di questo diuentò maestra fina.
A Dio e al mondo era sì ghraziosa,
chi·lla vedea pareali esser beato:
ella si dilettava in ongni chosa :
a giostra andaua chome uomo armato :
di natvra (era) forte e poderosa:
perseverando questa a modo vsato,
portaua della giostra onore e pregio :
chosì in arme montò in alto pregio.
Qvesta legiadra chon bellisimo aspetto
sola nel mondo sanza pari avea;
[el] padre e[lla] madre n’ avea(n) ghran diletto
vedendola altro nessun non chedea ;
ma l(o) Re Amideo nel suo chospetto
più ben[e] che·lla sua donna non avea:
quanto poteva amava la fantina,
ma troppo più amava la reina.
La chagione e(ra) questa che diceva :
‒ se la molgliera che i’ ho perdesse ‒
in tvtto questo mondo non chredea
né che più bella mai, né simil fosse:
viuendo la molgliera, si tenea
aver filgliuoli assai, se Dio volesse;
morendo la reina, non chredia
potere auer[e] sì bella chonpangnia.
A quindici anni auea dato di pilglio
da questi dì la suo legiadra filglia:
che il re no la marita era bisbilglio.
del suo reame ongnun si maravilglia;
lo re ne fé cho’ suoi baron chonsilglio;
in questo mezo una ghran febre pilglia
la madre, ch’era di belleçça uena,
sì che a giacer[e] si puose chon gran pena.
Vegendola il re forte aghravare,
ongn’altra chosa far[e] li parea vana:
sol[o] la reina volea far[e] churare
et si mandò alla città romana;
fini maestri vi fé aportare,
verun[o] li prometea (di) farlla sana,
e·lla reina, che morir si vede,
ischongiurò un dì il re per fede.
Se Gieso xpo l’anima mi tolglie,
singnor(e) mio, giuratemi per fede
di non prendere in vostra vita moglie,
ch’ella non sia più bella di mene;
lo re Amideo per chontentar suo volglie
disse: ‒ i’ prometto (e giuro) a Dio e a tene
di non prender mai moglie in vita mia,
che chosì bella o più di te non sia.
E·lla reina cho molto tormento
della promessa molto i’ ringhraziava;
lasciò per Dio molto oro e ariento;
diuotamente a Dio s’achomandaua;
la filglia sua piena di ualimento
chon chieder perdonanza achomandaua
al Re e a’ baron[i] chon ghran disio,
po’ l’altro dì rendè l’anima a Dio.
Morta quella reina di ualore,
singnori, il libro e la storia ne dice
che il Re la sepellì a ghrande onore,
ch’ avesse mai nessuna inperadice
ed e[lli] rimase chon tanto dolore,
chome già molti per dolor[e] si dice;
vscì per ira e [per] dolor[e] di memoria
e questo dice, chome mostra la storia.
E rimanendo il re cho molto afanno,
molti messaggi mandò per lo mondo
e ritornaro[lo] a·llui in chapo [d’] uno anno
e sì li disson[o]: ‒ singnore [nostro] giochondo,
ristoro non si truova al tuo ghran danno
in tvtto l’universo a tondo a tondo,
donna, che [in sè] di belleza abbia mobilia,
come aueua la nostra reina Idilia.
Disse lo re: ‒ da poi che Dio m’à tolto
cholei, che mi tolgliea ongni tormento,
la filglia mia, che pare un gilglio d’orto
uo’ torre e sarà saluo il saramento,
ch’io feci al chorpo, ch’è di uita sciolto:
mandò per lei sanza tardamento;
chom’ella giunsse disse alla primera: ‒
bella figliuola, i’ ti vo’ per [mia] mogliera.
Chamilla (bella) li rispose: ‒ quando
voglian noi questo parentado fare
se vuoi, padre, io sono al tuo chomando
e subito faccian[o] sanza indugiare;
chon vaghe risa [e] disse mottegiando,
risedendosi ella cho·llui mottegiare:
ma, quando certa fu di tale errore,
gli ochi levò al uero chreatore.
Dicendo: ‒ padre etternno, che chonduci
l’umana gente pur cholla tuo pace,
rischiara di chostui le tvrbe luci,
sì che non sia quanto e’ vuol[e] fallace.
E ’l re rispose: ‒ filglia, non fare indugi;
se·ttu non vuoi fare quel ch’a me piace.
Ella rispose: ‒ va, padre mio duro,
che te né morte vna palglia non churo.
Di ghran dolor[e] l’alto Re si chonprese,
quando s’udì sì fortte ranpongnare;
per li [suo] biondi chapelli il re la prese,
alzò la spada per volerle dare:
or chome la donzella si difese
voi l’udirete nell’altro chantare
e della storia tutto il suo mestiere:
al uostro onor[e] questo à rimato Piero.
O sommo chreator[e] che dai e tolgli
e ’l male e ’l ben[e], sechondo che n’è dengno;
e cholla vergha tua ghastighi e togli;
e chi fa bene à ghrazia nel tuo rengnio;
e cielo e terra chon tuo forza chrolli;
gli animi ascholti e dai loro ingengno:
merzè ti chiegho, te magnifichando.
Or ui ritorno al dir[e] ch’i’ [vi] lasciai, quando
lo re Amideo volle tor[re] per druda
Chamilla bella, suo filglia diletta,
(e) chome levò su la spada ingnvda
per vccider chostei, donna perfetta;
ma la madre di Dio nolle fu chruda,
che exauldita auea l’orazion detta:
vno angnolo da cielo a·llei discese
(e) chon suo linghua a Re parole spese :
‒ Sostien[i] la spada e no mi ferir[e], padre,
ch’io sono achonccia a fare il tuo volere:
di me puoi far[e], chom’io fosse la madre,
qual chon anel fu tua e chon auere.
Udendo il re che ’l fior[e] delle legiadre
potea per moglie e per isposa auere,
la spada sua rimisse, allo uer dire,
e chominciò a parlar in questo dire :
‒ Chara pulzella, bella e dilettosa,
io non ti vo’ più figliuola chiamare,
ma, chome moglie e verace sposa,
reina e donna ti farò chiamare.
Allor[a] rispose [quel]la donna amorosa:
‒ chontenta son[o] che·ssia ciò, che vi pare,
ma d’esta chosa ordinar uo’ la festa,
’nanzi che·ssia a(d) ongnvn manifesta.
Il re rispose: ‒ sposa mia novella,
fa ciò che vuoi omai, chome reina.
Al re rispose la gentil pulzella:
‒ chaualchare ch’i’ uoglio domatina;
vo’ gire a stare a quella roccha bella,
che·ssi chiama la Roccha della Spina,
doue a tre parti il mare intornno batte,
dall’altra parte ghran fortesse fatte.
Io voglio adagio ongni chosa fornire;
voi qui dal nostro lato fornirete;
cho baron vostri potrete venire,
(e) chome moglie a chasa mi me[ne]rete.
Allo re piaque assai quel suo dire
e disse: ‒ anima mia, ciò che vorete
chontento sono chol nome di Dio.
Disse Chamilla e da·llui si partìo.
E in suo zambra sanza far ritengno
celatamente dentro si naschose;
al re di uita eterna, d’onor dengno,
cholle ginochia ingnvde sì si pvose;
chon farssi al petto della chroce il sengno,
queste parole chon pianto propose:
‒ singnore Idio, padre celestiale,
donami aiuto a·ffuggir questo male.
Accetami, Singnor[e], per tua dinota,
che a·tte mi do e rendomi Fedele,
sì che l’anima mia no rengni inmota
né, chi t’offe(n)da, vizioso e chrudele;
a tua benignità santa e rimota
la mia verginità rizza sue vele;
accetala, singnor[e], nel tuo chospetto,
ch’i’ non la perda chon tanto dispetto.
Fatta l’orazione, fu exauldita :
chol segno della chroce si levoe
e, chome sauia pulzella e ardita,
sanza pecchato vn suo fratel menoe,
che, quando naque la stella chiarita,
la balia, che a petto l’alleuoe,
fece, se i’ libro chome il dir distilla;
diedelo a balia per nvdrir Chamilla.
Chamilla bella chol uiso sourano
naque dopo chostui, po’ che fu nato,
ed elli auea nome Manbriano;
cholla fancivlla insieme era allevato;
era vno creditissimo christi(a)no:
Chamilla nella cambra l’à menato,
tenendol[o] per la mano [li] prese a dire:
‒ o Manbriano, e’ ti chonvien morire!
Tanto ghriderò che io ci farò trarre
tvtta la chorte e anche il padre mio:
dirò che m’abbi voluta sforzare,
però che io son(o) tvtto il suo disio;
le charni a pezzi ti farò levare:
non te ne potrà atare altro che Dio.
E que’, che l’ode chon paura, tremando
rispose alla donzella laghrimando :
‒ Madonna, se in uer voi ò chose fatte,
che vi torni in verghongna o mala fama,
seghuir ne fate vostre voglie matte
e fatemi morire, o bella dama;
ma io ti priegho solo per quel latte,
che·tti diè quella, che te più di me ama;
ciò fu colei, che in chorpo mi portoe
(e) per nvtrichar te [fé] me abandonoe.
Troviti in chasa picchola zittella,
quando mia madre da balia m’acholse;
la madre Indilia, la tva madre bella,
vn anno per te mia madre tolse,
chon teche m’alevò chome sorella,
che ’l padre mio mia madre non volsse;
per te seruir[e] sofersse pena (e) langhue,
amando te più ch’altro di mio sanghue.
Que’ di mia schiatta non furon mai pigh(e)ri
a te senpre servire e onorare;
da che tv il mio disonor disi(de)ri
chon farme morte di traditor fare?
e se la uerità tu ben chonsideri
liberamente venni al tuo chiamare ;
se ciò che [mi] dici farai, giovinetta,
al vero Idio lascio la uendetta.
Chon molta (bella) vista chiara e aperta
rispose a·llui, non chon atto chrudele:
‒ sappi che sono, Manbrian[o], ben certa
senpre [mi] se’ stato leale e fedele;
or la fortvna vuol ch’io sia diserta,
sì che di boto alle sante ghuangnele
giura, Manbrian[o], di tenermi chredenza
e l’ubidir senpre alla mia intenza;
e di tuo morte questo schanpo fia.
Ed e’ rispose: ‒ charo mio diletto,
io ti prometto e giuro, anima mia,
d’esser tuo senpre leale e sugetto;
mia schiatta al mondo abandonata sia,
libero a·tte mi do sanza difetto
cho leanza e amor, chome sirochia
di te seruir[e] chome si de’ [avere] ognotta.
Le braccia aprì quella, ch’à il uiso bello,
e ’nver lui chorre chon ghran tenereza;
disse: ‒ io abraccio te chome fratello.
Poi [l’in] chominciò a chontare la ghramezza,
la quale [la] stringne lo suo padre fello;
e’ di ciò ebbe ghran duolo e tristezza
e[lli] subito parlò chon ghrande ardire:
‒ pigliàn rimedio a questo mal fuggire.
Chon saramenti insieme fur leghati
di seruir ben[e] l’un l’altro volentieri
e furonsi chol quor chomunichati
per essere più insieme veritieri;
da poi che fur chosì insieme achordati,
Chamilla disse: ‒ per questo mestieri
al padre mio va sanza dimoro
e fatti dare cinque charra d’oro;
po’ quella gente, che parrà a tene,
al mio achompagniar, fratel, richiedi.
Manbriano si mosse e andonne a rene,
e ’l tesor[o], ch’elli chiese, si·lli diede;
la chonpangnia richiese, onde ne fene
ciaschun ghrande alleghreza, e poscia riede
alla donzella; miseno in effetto
di chaualchare sanza altro difetto.
Chome fu fatto chiaro l’altro die,
la donzella di buona volontade,
sanza stormento a chaual salie;
celatamente uscì della cittade
e quanto può uer la roccha ne gie;
e tanto chaualchò in veritade,
che ella giunse alla rocha e dentro entroe
ella [e elli] e chi uolle e gli altri ne mandoe.
Giunta che·ffu chostei, ch’à il uiso bello,
subitamente disse a Manbriamo:
‒ u’ nobile uestir[e] sanza rappello
a ghuisa d’uomo tu e io facciamo;
vn marinaio truova sanza zinbello,
ch’abbia buon lengnio e via ce n’ andiamo
in sì stran luoghi, disse la donzella,
che di noi qui ma’ non torni novella.
E Manbriano valoroso e achorto,
sichome vuom[o], che di nulla è chodardo,
in manmella n’andò a un richo porto:
iui trovò vn che à nome Riccardo;
vn lengno auea più bel[lo] che gilglio d’orto,
del mar[e] maestro e d’ardore ghagliardo,
auea questo Ricciardo in fede mia,
fornito di perfetta chonpangnia.
Vedendo sì bel lengno frescho e nvouo.
Manbrian[o] prese tosto cho·llui patto,
e alla rocha il menò, chom’io truovo,
e dentro l’à fornito presto e ratto:
[che] non vi manchò dentro il ualer d’un[o] vuovo;
(e) la donna chiamò Ricciardo ratto,
dugento lire poi donar li fece
e ongni altro marinaio a·cciaschun d(i)ece.
Ne lengno misse tre ghrandi destrieri,
chon tre be’ palafren[i] da chaualchare,
chon armadure tre da chavalieri
e elmi e schudi e lancie da giostrare;
ma ’nanzi ch’elli usciser dell’ostieri
tramvtarsi di lor nome chiamare,
Chamilla a·sse pose nome Amadio :
‒ tu abbi nome Fedele, fratel mio·
De’ nomi loro rimason chontenti ;
poi nella ghalea, se Dio mi valglia,
missono tesoro e assai vestimenti;
fornirle per quatro anni [di] vettuvalglia,
per difesa de lengno [de] fornimenti,
se a·llor bisongnasse far battalglia;
poi vna notte della rocha vsciro
[in] sul primo sonno e ’n su lengno saliro.
Ricciardo, il marinaio, si chredea
che Amideo fosse (huomo) veramente;
chome salito in su lengno il uedea,
ghran riuerenza li fa[cea] chon sua gente;
beningnamente il saluto rendea
al padrone e suo gente vmil(e)mente;
[e] tanto ne inamorò ciaschedun forte,
se bisongnasse, metterensi a[lla] morte.
Salì da sezzo in su legno Fedele
(e) chome vi fu su chon chiara faccia,
per navichare rizzate le vele,
però che il mare auea ghran bonaccia,
al nome di Dio e de l’angnol[o] Michele
per l’alto mar[e] fuggìa la falsa chaccia
del re Amideo, che venia alla rocha,
per sposar la filgliuola con ghran fiocha.
Già Chamilla era il detto dì partita,
quando lo re (ui) giunse chon suo gente;
detto li fu chom’ella se n’era ita,
perchè chome non sapea niente;
del ghran dolore il re perdè la uita,
laonde suo’ baron diuotamente
il chorpo suo a Ualenza portarono,
a ghrandissimo onor[e] lo sotterarono.
Po’ parlamento fer[on] baroni e dame
per quella, ch’à chotanto mal fvggito;
truovisi vn[o] che per lei ghuardi il reame,
di lei si cerchi e diesele marito;
tvtti disiderosi chon ghran brame
chontenti fvro[no] e auen stabilito
di lei si cerchi il mondo tvtto quanto
e lo reame si ghouerni intanto.
A quella, che chotanto mal fvggio,
chostor lasciando, vi uo’ ritornare,
la qual si fu chiamata Amadio,
che, quanto può, ne ua per·llo alto mare;
Ricciardo disse vn dì : ‒ (o) singnor mio,
dimi in qua’ parte tu uoi arivare.
Ed e’ [lli] rispose: ‒ in giù, verso ponente;
menami là, verso la schiava gente.
Sanza restare navicharo[no] u’ mese,
(per) giorno e notte sanz’aver mai sosta;
fortvna li portò in vn bel paese,
onde Ricciardo la ghalea achosta
a terra ferma e de legno discese;
a un bel pino in sulla riua posta
chon funi, ’l lengno da [l] un lato abracciaro,
dall’altro lato l’anchora gittaro.
Lunghesso questo mar aue la serra
ghrandissima pianvra e prateria;
Amadio e fedel[e] discese in terra
e del padron[e] tvtta suo chonpangnia;
sulla frescha erba, se libro non erra,
ciaschun di loro a giacer si ponia,
Fedel[e], Ricciardo, Amadio s’afolcia
a una fonte v’auea d’aqua dolcia.
Perchè eran del mar[e] molto affanati
e tvtti senpre viuean chon paura,
subitamente fvro[no] adormentati,
chi qua, chi là, per la verde pianvra:
questo paese, oue sono arivati,
chiamar si face l’isola sichura
teneuala il re Alfano di ghram piglia;
di quindici anni auea vna sua figlia.
E questa nobilissima era vsata
uenir[e] chon donne e cho molti stormenti;
di chavalier[i] menaua ghran brighata,
facea lor fare giostre e torniamenti:
ella era forttemente inamorata
d’un bel donzello, nato di suo genti:
per chagion di potere [d]a·llui parlare
prese in vsanza questa festa fare.
Qvel propio die ch’Amadio v’ariuoe
chon questa chonpangnia, sì afanati,
il medesimo dì, chostei v’andoe
per festeggiare, chom’erano vsati;
maravigliossi quand’ella trovoe
chotanta gente, chosì adormentati;
a uno a uno ghuatando li gio;
quel che adrieto ghuardò fu Amadio.
Subitamente che guardò il donzello
disse in fra·sse: ‒ in tvtto questo mondo
non naque mai vn giovan tanto bello;
uedi chom’è vermiglio, bianche e biondo!
Amor fedilla e dielle d’un quadrello,
sì che ongn’altro amar[e] rimase a fondo,
e al postvtto e a ongni partito
puosesi in chuore auerlo per marito.
Qvel bel donzel[lo], che prima tanto amava,
veggendosi per chostui sì lasciare,
ghrandissima invidia li montava
e già d’intorno chon ghran borbottare;
e·lla donzella, che ciò ascholtaua,
uolsesi a·llui (e) chominciò a parlare:
‒ io ti chomando che tu di mia festa
tosto ti parti a pena della testa.
E ’l donzel[lo] si partì, vdendo questo;
indietro si tornò, giù per lo piano :
al qual remore Amadio si fu desto,
chiamò Ricciardo e Fedel(e) sovrano,
perchè di gente vide sì ghran gesto,
che nullo v’era, quando scese al piano;
allor Ricciardo inver la ghalea preme
egli e suo genti e ristrinsonsi insieme.
Auea nome la donna Babelina;
chostor ueggendo inverso il mar fuggire,
sola si mosse sanza chonpangnia
e vide quel ch’al suo quor vuol fvggire;
chon ghran(de) riuerenza si·llo china,
po’ dolcemente li chominciò a dire: ‒
bellisimo singnore, or t’asichura
che non t’è vuopo auer di noi paura.
Amadio, donzello ghrazioso,
di quella reverenza ringhraziolla;
la dama, ch’à di lui il quor giocoso,
la man distese e Amadio pigliolla;
poi alla chonpangnia del dilettoso
la donna per suo amor tvtto abraciolla:
e tanto fè Banbelina sourana
che tornarono insieme alla fontana.
E tesi v’eran già tre padiglioni
e di stormenti v’aue ghran sonate;
sellati v’auea destrieri e rontioni ;
per giostrar v’è[ra] la gente aparechiata,
e·lla donzella senza tardagioni
chomandò che·lla giostra sia chominciata;
Banbelina nel padiglione entrava
chon Amadio e gli altri fvor lasciava.
Disse la donna: ‒ donzell, chi tv sia
in verità non so, nè chome ài nome,
e chome qui ariuasti, anima mia,
i’ non ti sapre’ dir[e], nè che, nè chome;
palese a·tte vo’ far la uoglia mia,
perchè tu se’ d’amor[e] ghranato pome;
dell’esser mio marito ti fa stima;
del Re Alfano i’ son genita prima.
Maschio non à, nè più di me figliuola,
nè della madre mia più (non) aspetta;
frescho gilglio, odi questa parola:
auer te per singnor[e] mio chor diletta;
quel ch’io ti dicho non tenere a fola,
amor ferito m’à chon sua saetta,
(e) chrudelmente dentro al chore e l’alma
e tutto m’arde d’amorosa fiama.
Àmiti amor[e] sí forte messo adesso,
altro singnor che te auer non oso,
e de’ miei menbri ciaschuno è perchosso,
se non te, vuol[e] per singnore amoroso;
tua ghran belleza m’à il chor sí chomosso,
sanza te auer non potrei mai riposo;
se·ttu no mi di’ che·ttu m’abbia e disio
subito d’amore mi morrò quie.
Chon dogliosi sospir[i] perchè e donde
a parlar chominciò il donzel sourano;
a questo modo alla donna risponde :
‒ sappi ch’i’ sono figliuol d’un villano,
e ’l fortvnoso mar[e] cholle forte onde
di mie paese fatto m’à lontano;
io ò mogliera e ò mio difetto
ch’io non ti potre’ dar[e] (d’) amor diletto.
E non sarebbe ragionevol chosa,
propone(n)do ch’io fosse tvo marito;
mai in tuo chorte non potre’ auer posa
anzi sarei da ongnvno schernito.
E Banbellina rispose orghogliosa:
‒ se·ttu non vieni, amor, mecho a partito
io ti farò morire a ghran dolore.
Queste minacce vdì Fedel di fuore.
Subitamente a Ricciardo il diceva,
onde egli a lengno andò subitamente
e que’ tre ghran destrier[i] sellar facea
e armossi chon tvtta la suo gente
e a Fedele per vn [suo] fante, ch’avea
due spade li mandò celatamente;
per giostre fatte, tvtte eran di ferro.
ben lauorate, se nel dir nonn·erro.
Aspettando di fuori, il chonpangnone
chiedere vdiua alla donna chomiato;
e ella disse : ‒ di questo padiglione
non uscirai giamai sanza merchato;
morir farotti in mia mortal prigione
poi che ’nuer di me se’ sì spiatato.
Allor[a] per abracciallo fu levata;
e’ s’ adirò e dielle una ghotata.
Avendo riceuta tanta ingiuria,
ischapigliossi la sua testa bionda;
del padiglone uscì cho molta furia,
gridando chrudelmente, onde v’ abonda
tutta la gente ch’era in quella churia,
ed ella dice alla gente giochonda:
‒ uoluto m’àn[no] vituperar chostoro
e però morti sien[o] sanza dimoro.
Fedele e Amadio s’achosta auaccio
e ciaschun s’achomanda a Dio sourano;
po’ si recharo i forti schudi in braccio
e·lle talglienti loro spade in mano
e sopra loro giunson presto e avaccio;
la giente armata ch’era lì nel piano
ghridauan: ‒ muoia questo traditore,
che ei à voluto far[e] tal disonore!
Ciaschun era maestro di schermire;
ueggendo lo stuol[o] ch’adosso lor chorre
chominciar[on]si da·lloro a richoprire
cholpi chrudel[i], ch’a·llor chonvenne torre;
ed elli chominciaro[no] a·ffar morire;
sopr’à Amadio vn, ch’à[uea] nome Ettorre,
e Amadio il fedì d’un voler giusto
che·lla spada li misse fin all·[on]busto.
Fedel[e] fedì un francho chaualieri,
ch’ era del re Alfan[o] charnal fratello;
a morte l’abatteva del destrieri,
sì fortemente in su l’elmo ferillo;
e ben uenti n’yccison[o in] sul sentieri;
ma il superchio niun può sofirirllo,
che s’ arendero[no] i chaualier chortesi
e fur[on] menati al ghran padiglon presi.
Or chi potrebbe rachontar[e] l’aleghrezza,
che Banbelina in quel pvnto facea,
auendo il fior d’ongni viua bellezza
chostretto e preso nella suo balia;
niente del suo zio auea tristezza,
lo qual Fedele a·llor morto auìa ;
in v’ bel seminato a belle porche
fé dirizzare vn alto pa’ di forche.
Po’ disse lor[o] : ‒ ’da uoi son forte offesa
eh’ al chanpo auete morto il mio zio bello;
a uostra morte troverò difesa,
se dar mi voi il tuo amor novello;
ben ch’i’ ne sia da molti ripresa,
io pur ti chanperò, gentil donzello;
se·ttu non ti vuoi per amor dare,
su quelle forche farovi appicchare.
‒ Che·ttu abbi il mio amor[e] cierta sia noe.
Alla sua gente dice: ‒ or l’inpicchate.
Del ghran romor, ch’allor s’inchomincioe
Ricciardo l’ebbe hudito in veritate;
e chome della mortte li schanpoe
nell’altro vel dirò, che voi il sappiate,
e chome li chauò di sì ghran pena:
al nostro onor questo fé pier[o] da siena.
O figliuol[o] di Maria, che-ssoferisti
morte per noi in chroce chon verghongna,
dicendo: sitio, da·[lli] giudei avesti
fiele e(d) aceto ber chon vna spongna,
donami ghrazia, padre, ch’io aquisti
di questa storia onor[e] sanza ranpongna
di te o di tuo rengno, singnor mio.
Or vi ritorno a dir[e] chomo Amadio
chomandò a suo gente Banbelina
che elli e Fedele fossono inpicchati.
Questa novella giunse alla marina:
Ricciardo, il marinar[o], cho’ suoi armati
della ghalea vscì con doglia fina,
sotto vn pennone stretti e schierati,
e cheto, cheto venne sanza [far] motto :
al padiglione fu tosto chondotto.
Giunto che·ffu, subito dentro entrava
[e] cholla sua gente valorosa e destra,
e della morte cho·llor si fidaua,
e chominciato a diserrar[e] balestra,
dardi e lancce tra·lloro si gettaua;
e Banbellina, donzella maestra,
subitamente al suo padre schrisse
che più tosto che può la socchoresse.
Ricciardo va e que’ donzelli sciolse
e disse loro: ‒ andatevi (ad) armare.
Alla ghalea tosto ongnvn s’acholse
e fero i lor destrier[i] forte cinghiare;
armati, poi ciaschuno il suo si tolse,
ver la battaglia prendono attornare:
vedendoli venir[e] per li sentieri,
fecesi auanti a·llor[o] due chaualieri.
Sì forte li feriro[no] in sulli schudi
i valorosi chavalier fratelli,
non poter sofferire i cholpi crudi;
chadono a·tterra di su destrier[i] belli:
po’ si recharo[no] in mano e’ brandi ignudi
e Amadio spronò cholà dov’elli
vide Ricciardo e·lla sua chonpangnia
d’auer aiuto gran bisongnio auia.
Fedele, Amadio, buon chonpangnoni ,
eran dinanzi a tvtti chonbattendo,
e di Ricciardo i ghagliardi pedoni
gian de’ nimici i chauagli vccidendo;
come chadeano in tera delli arcioni
a tvtti andauan la lor ghola aprendo:
vedendo far di lor[o] sì grande sciampo
abandonaro[n] inchontanente il chanpo.
In questo mezo il re Alfano giunse
chon chaualieri armati più di mille;
brigate a piè[di] valorose vi giunse,
trae[va]n della città e delle ville:
chom’ella vide la gente, che giunse,
ella gittò de’ sospir[i] più di mille
chon laghrime versando in su l’arcione,
pregando xpo chon questa orazione:
‒ O vero Idio e un, padre diletto,
madre piena di tvtta biltade,
fuggito ò dal mio padre il suo difetto
per non voler[e] la nostra nimistade
ed al nostro santissimo chospetto
serbato ò e serbo verginitade;
aiutami, singnor, questa a ghuardare
e del mio chorpo fa ciò che·tti pare.
Io ti domando ghrazia per amore
che schanpi da ria morte questa gente ;
non combatton[o] per or[o] nè per amore,
ma per aiuto di me solamente;
or dalla forza di questo singnore,
che chontro a·nnoi vien[e] sì ferocemente
canpateli, reina d’onor dengna.
Chosì dicendo, al mar[e a]parue una sengna
tutta vermilglia cholla chroce biancha;
sopra ghrandi e bellissimi destrieri
di fuor[i] n’vscia vna brighata biancha
di mille cinquecento chaualieri,
armati tutti ben[e], se ’l dir non mancha,
chouerti a bianco ellino e destrieri
(e) stretti stretti, presti più che·llontre,
alla gente del re si fanno inchontre.
Del re Alfano la gente si fermoe
chome vide venir[e] questa brighata;
sotto suo ansegna sua gente schieroe
subitamente su nella spianata;
un biancho chaualier[i] si mosse, andoe
ad Amadio chon questa anbasciata:
‒ racoi tua gente e vattene in galea,
a noi lascia far qui questa mislea.
E ’l damigello] chiamò Ricciardo (fino)
e disse: ‒ chaualier[e] d’ongni onor dengno,
rachoi tvo gente e mettiti in chamino
e ritorniamo al mar[e in] sul nostro lengno.
Ed elli ispaccia la ghalea dal pino
e su vi si racholse ad un suo segno;
l’ anchore trasse poi da l’altro lato
quando in mare ciaschuno fu entrato.
La biancha gente sanza tardimento,
sichome prodi e dengni d’ongni onore,
di loro schiere mosson cinquecento:
verso il re ne vanno chon ghran valore:
ueggendoli venire ebbe pauento,
voltarsi in fugha il ghrande chol minore
e chome li uidono in fugha volttare
fero[n] vn drappello e ritornarsi i’ mare.
Stretti stretti, tondi chome mele
furono alla riua e ne·legno entrarono;
sopra l’albero dirizar le vele,
per l’alto mare chome vennero andarono
e ’l biondo chapo Banbellina si pela[1]
uedendone ito il suo drudo charono:
fuggiendo il re non-ssi tiene sichuro
fin che della città fu dentro al mvro.
Po’ Banbellina dice: ‒ o me dolente !
chome farò po’ che n’ è ito il mio amore
e àmmi morto tanta buona gente
e se ne va e portane il mio chuore?
Or ritorniamo a quel donzel piacente,
che va a suo via ringraziando il singnore.
che chon suo gente l’auea difeso
del luogho, doue pensò esser chonqueso.
Nauichando chostvi chol uiso bello
a un bel porto vn dì furno ariuati;
a chapo ad esso auea vn bel chastello,
pien di buoni uomin[i] saui e chostvmati;
quivi discese il frescho damigello
per medichare alquanti inaverati[2]:
un riccho albergho pigliò per vn mese
missonvi dentro tvtto loro arnese.
La buona gente, che ivi dimorava,
a uisitarllo non erano auari
e alchun’ora alchun gli domandaua:
‒ de fosti voi perchossi da-cchorsari?
Ricciardo a tvtti vmilmente parlava:
‒ sull’alto mare ci asali(r), singnor chari.
ma non potrebbon[o] chonperare vn ocho
del ghuadangno di noi, che·ssì fu pocho.
E sendo soggiornati dì ventotto
in be’ diletti e ricchi chonviti,
a chi andaua e chi uenia lo schotto
era paghato ed eran ben seruiti,
e ’n questo mezo e’ furon di botto
tvtti l’inaverati ben ghuariti;
po’ che fur[on] liberati d’ongni afanno,
Amadio vestì se e lor[o] d’un panno.
Poi la ghalea rachonciaron tvtta,
fornirla dentro di buona vivanda,
e dentro la spazar[ono], dou’era brutta,
per ongni modo, che ragion chomanda,
sotto ’l choperto l’ebon poi chondotta
armata tvtta quanta a vna banda,
che solo a uenti fosse stabilita,
po’ la forniron d’agho e chalamita[3].
In quel porto auea vn ghran marchese,
una sua figlia auea d’amor perduta;
di lei facea cerchare ongni paese;
questa novella al portto fu venuta;
quando Chamilla la novella intese,
della sua mente fu fortte smarita,
ch’ella s’inmaginò, veggendo l’atto,
che quel cerchar(e) per lei fosse fatto.
Chiamò Fedele e disse: ‒ appella l’oste
e di’ a-rRicciardo ch’ i’ uo’ navichare.
Fatto fu ciò che volle sanza soste
e subito che fur montati in mare
e-lle vele in su l’albero ebbe poste
e uia che nauichar sanza restare:
vn mese andaron per chotal mestiero
onde arivaro[no] a un riccho monistero.
Giunseno allor[a] che·ssi dicea la messa
onde andaron per xpo vedere;
quando Amadio lo uide la badessa
subito inamorò del suo piacere;
or uiene inmaginando fra se stessa
chom’ella il possa far qui rimanere;
per vna monachetta piccholina
si·llo ’nvitò a desinar la mattina.
Per agio prender ritenon lo ’nvito,
po’ ricchamente fece apparecchiare;
chome fu la mattina ben servito
non vel potrei la metà (ra)chontare:
e poi andò in chiesa quel chiarito
alla badessa e alle suore a parlare
sichome servidore a·llor davante;
di lui inamoravon tvtte quante.
Amadio non avea mai più veduto
in questa forma ma’ più vestir monache;
dentro in pensier[o] fra se le fu venuto,
vedendole sì oneste in quelle tonache,
di questo fatto che gli è sì piacvto;
subitamente ebbe dicio ritronache,
chè·lla badessa il richiese d’amore,
onde levò via il pensieri dal quore.
E di dolore ardendo più che ’l fuocho
disse: ‒ madonna, statevi chon Dio.
Ella rispose a·llui: ‒ se questo locho
tv ci uolessi alberghar, filgluol mio,
io ti darò di me diletto e giocho
però che·llo tuo amor m’è in disio.
E’ che ode lo suo ragionare
da·llei partissi e ritornossi i’ mare.
Mentre che forte va la ghalea (b)ella
chon ghran bonaccia e chon forza di uele,
chon risa Amadio chonta la novella
della badessa a Ricciardo e Fedele;
Ricciardo allora rispose e fauella:
‒ e i’ vi giuro alle santte ghuangnele
che se ella m’auesse invitato,
ch’io sarei istanotte cho·llei alberghato:
diletto a tutte arei dato stanotte.
E Amadio, che·ll’udì sorridendo,
vdendo dir[e] ta’ parole chorotte,
disse: ‒ or’ ò io quel ch’ io andaua cerchando.
Senza ristare mai di dì o di notte
andaro[no] vn tenpo tvtta via ghodendo
che richadia[4] non ebbono nivna.
Vn dì andando ed echo vna fortvna,
che la maestra spezò dalla chocha,
sì ghran ruina cho·llei si racholse;
a una a una poi le funi fiacha,
dell’albero la uela el uento tolse
e in chapo il ghrosso albero fiacha,
Ricciardo e suoi insieme si racholse
e rizar su(so) la uela mezana.
Ritta che·ffu, la fortvna villana
la detta vela subito perchosse,
portolla via ed ebbe l’alber[o] rotto
e tutta quanta la ghalea si mosse,
quasi volttata ch’ella fv disotto.
‒ Noi non saremo soppeliti in fosse,
disse un di loro, a tal ci à Iddio chondotto;
d’ Iddio e de’ santi e anche le Marie
dician [qui] tvtti diuote letanie.
Disse Ricciardo: ‒ a uoi: tener seghrete
non vo’ quel che far deon tal fiata
ongni padron di mare chome prete
può chonfesare e assolver le pecchata;
fortuna auendo sichome vedete,
termine non abiamo a tal mandata;
io posso dar[e] parola delli accessi;
sichome prete l’un l’altro chonfessi.
Sicché Amadio liberamente
udendo di Ricciardo il suo parllare:
‒ chostui sa ciò ch’è del mar[e] veramente
siche da morte non ci può schanpare.
Allora inchominciar diuotamente
chon pianto l’u dall’altro a chonfessare
(e) battendosi fortte tvtti quanti
botansi quale a Dio e quale a’ santi.
Disse Amadio a Ricciardo: ‒ fratello
di nostra vita puocci auere schanpo?
‒ De se piacesse a christo, singnor bello!
Di molto male siamo a ghrande inciampo,
ma mentre che choremo forte e snello
non temo d’auer di morte schanpo.
Chosì dicendo il nobile padrone,
vn’onda venne e spezossi il timone.
Allor[a] gli uenne ongni spirito meno
e di tal modo a·pparlar non si infinse:
‒ singnor di mio chaual[lo] perdut’ è il freno
siche all’aiuto mio nivn(o) più pense;
a giesò christo ch’è padre sereno
vmil(e)mente rendo ongni mie sense.
Alor si spoglia orando Iddio diuoto
per ischanpar se saprà d’in voto.
I ghaleotti[5] tvtti si spogliaro,
quando vidono il lor singnore ingnvdo,
e·lle choreggie a·cchollo si legharo
chon dire a Dio : ‒ sta di nostro animo schudo.
E ’l forttisimo mar[e] non era auaro
d’esser l’un’ora più che·ll’altra chrudo:
per non vedere ingnvda quella gente
turossi il uiso Amadio di presente.
Chome volle fortvna i·lengno balla,
l’una onda il gitta in qua e l’altra i’ lae,
[e] quando lo gitta in alto chome palla,
nel chader dentro molt’aqua vi vae;
cholle ginochia ingnvde Amadio challa,
cho riuerenza a Dio l’anima dae,
preghando Idio e-lla sua madre forte
che gli altri schanpi e a·llui doni la morte.
Tanto li uolse il mar[e] chon sua tenpesta
che ’l chiar[o] lume chatun[o] perduto auea;
a qual dolea il chapo e a qual la testa,
qual per paura non sa doue [si] sia;
Ricciardo il marinaio chon ghran podesta
disse: ‒ piaciuto fosse a·tte, Maria,
ch’a quello stormo l’altr’ier[i] fosse morto,
po’ che douea venire a questo porto.
E Amadio, che chon vna chatena
dato s’aue(a) tanto e tale
che delle reni auea rotto vna vena,
vsciva fortte il sanghue per le spalle
e di Ricciardo vdendo la suo mena,
richorda la battaglia della valle,
dicendo: ‒ quello Idio che allora
ci atò ci aiuterà, fratelli, anchora.
‒ Ben potrebbe esser, disse (allor) Ricciardo,
tratti del dubio oue sian questa sera,
partir facesse il uento cho righuardo,
po’ questo mar[e] facesse ferma tera,
che di paura l’anima tvtta ardo,
che perdenti saren di questa ghuera.
L’anima sua a Dio rachomandando,
parte, che dice questo laghrimando.
Disse Amadio: ‒ omè! ch’io mi sento
venir men tvtto sanza neghar in aqua;
per deboleza ongni mie senso perdo,
o fedel mio, ben ch’a·tte ne [di]spiaqua;
pe’ le ren perdo il sanghue sì d’inghordo,
esser non può che questo dolor taqua;
chome d’atar l’un l’altro sian tenvti,
se puoi, fratel(lo), fa che-ttu m’aiuti.
Nonché sian già dalla fortuna spenti,
anchor non ci abian di morte chiareza:
omè! che drieto ò tvtte vene aperti,
perdo il sanghue, di morte ò cierteza:
nella fidanza di Dio sian tvtti certi
che noi schanperemo d’[iqu]esta ghraveza.
Fedele, che ode il suo ghran lamentare,
doleasi più di lui che d’aneghare.
E ben ch’ auesse in se ghrauosa anbascia,
levossi e tolse alquanta stoppa nuova
e d’ una sua chamicia ne fé fascio
e quella stoppa involta in chiara d’uova
puosela in sulla piagha e poi la fascia;
ella fasciata allor(a) pace truova,
po’ disse laghrimando: ‒ fratel mio,
per me di questo ti meriti Idio.
E ’l uento fier[o], che la ghalea perquotela,
po’ ch’ ebbe tvtte sue difese tolte,
girala tvtta intorno chome trottola
in men d’un’ora più di cento volte;
niente pareua questa chosa frottola
e quelle genti vi sta[ua]n dentro stolte;
allor pensaron(o) d’ire a·ttochare
il chupo fondo di quel salso mare.
Po’ si riuolse il uento e ferì in poppa:
pell’alto mare menossela via
chom’ella fosse vn[o] sottil fil di stoppa;
Riccardo il marinai[o] che·cciò vedia
disse: ‒ se questa in uno schoglio intoppa,
tvtta s’infrangnerà, in fede mia;
or nella fede d’Iddio stian forti,
che vita aren lassù, se qui sian morti.
Chorda non partì mai da·sse quadrello,
che andasse chome la ghalea in fretta;
nivna speranza àn que’ di lor ostello,
se non d’ir giù a baciar(e) la belletta;
doue ariuò chostei chol uiso bello
nell’altro dire fia la novelletta,
e ’l doue, e ’l chome fortvna ariuolla;
al nostro onor[e] pier[o] da siena rimolla.
Madre di xpo, reina perfetta,
la mala gente, che viue in dischordia,
auer riposo nello nferno aspetta
per te, fontana di miserichordia:
l’animo mio, il qual(e) si diletta
d’antiche storie far nuova richordia,
mangnifichando te in ongni giorno,
chome il lengno ariuò or vi ritorno.
El ghran vento fortissimo traendo
menò que·lengnio duo dì e duo notte;
d’un porto furon veduti venendo,
subito detto fu: ‒ chostor son rotti:
(e) chom’ è vsanza trasson(o) chorrendo
molti padron[i] del mar sapvti e dotti;
chon ghraffi alla ghalea attacharo,
le funi d’essa a·llor lengno legharo.
Poi dirizaron li lor remi achorti
a un sengno ghridando tutti . . . osa;
cho’ lor(o) remi valorosi e forti
al porto lor[o] chondusson quella chosa;
gli uomin[i che] dentro stavan chome morti,
onde fur[on] tvtti presi sanza posa
e fur[on] portati sopra e richi letti
a riposar, ch’eran pien di difetti.
Un leal[e] uom[o], ch’auea nom Pvlidoro,
el legno loro a ghuardia gli fu dato,
e tutto loro arnese e ’l lor tesoro
detto li fu che per lor[o] sia ghuardato:
in questo mezo si sentir chostoro,
che furon molto ongnvno stropicciato
le mani e ’l chorpo chon anbo li fianchi
lauati chon aceto e chon vin bianchi.
A·cciaschun[o] ritornò il lume degli echi
e risentiti alla chiesa n’andarono
reverentemente i·llor ginochi
posaro in terra e Dio ringhraziarono:
Amadio prese d’oro ghrossi rocchi
e per oferta alla chiesa il lasciarono,
poi si posauan[o] iui chon ghran gioia,
tanto che furon liberi d’ongni noia.
Disse Ricciardo: ‒ Amadio pregiato,
tvtta la mia intenzione vo’ chontare:
tra·lla fortuna ch’ io ò chonportato
otto migliaia di miglia di mare
dentro al ponente se’ tanto ariuato,
doue ti piace, sichuro puoi stare,
che tutto il tenpo, che [lla] uita ti basta,
di te nouella mai non torna a chasta.
La mia intenzione è di lasciare il mondo
e voglio a Dio seruire in lialtate;
po’ che chanpato m’à di sì ghran pondo
i’ mi vo’ far[e] d’una reghola frate;
però faccian ragione a tondo a tondo
e del nauilio mio sì mi paghate,
che·lla mia chonpangnia (io) vo’ paghare
e se auanzo ci è, per Dio il uo’ dare.
E Amadio disse: ‒ i’ son(o) chontento
senpre di far[e] ciò, che in piacer ti sia;
e abbi questo nel tuo intendimento
che tutto il tenpo della vita mia,
auessi da fortvna o da suo vento
stato ben chome auer già chredia,
di te farei Ricciardo, mio bello,
chome tu fosse mio charnal fratello.
La lor ghalea era a piè d’uno schoglio,
qual era anchor da Pvlidor ghuardata;
di uoluntà sanza niuno chordoglio,
fu per Fedel(e) tutta isghonberata;
po’ Amadio disse : ‒ Ricciardo i’ uoglio
dare i danari a·tte e tuo brighata,
d’or[o] mille lire. E’ rispose chon pianto
‒ singnor mio, non ò servito tanto!
‒ Tra che tu il serui ed io ti uo’ far dono,
però ch’io tel do di buona voluntade;
e della vita mia senpre tuo sono
e senpre charo arò tua amistade,
tanto m’è stato il tuo seruigo buono,
qual fatto m’ài cho molta lealtade.
Poi si partì Ricciardo e achordoe
tutta suo gente e poi tra frati entroe.
A chapo al porto auea vn(o) palagio
e auea nome il palagio d’Orfino;
di roccha e di torri istaua ad agio
e dentro auea bellissimo giardino,
di nivn frutto n’auea disagio,
della città era in sul chamino
chor una ghran fonte d’aqua viva
di biltà richa e di lordeza priva.
E Amadio l’ebbe chonperato;
dentro arechovi suo arnese e chavalli,
chol suo destrier[i], che a pena era chanpato
della fortuna, ch’ebe chon travagli;
era da·llui Biancha Spina chiamato,
gli altri apo lui non valean du’agli;
or dentro a quel palagio chon letizia
el donzel si rechò a maserizia.
Rendita intorno chonperò douizia
e poi prese a uestir molti donzelli;
facea mane e sera festa cho letizia,
chon bracchi e veltri e chon perfetti vccelli;
chome di ghran singnor tenea amicizia.
Lasciamo il dir di questi duo fratelli
e voui dire alquanto del paese,
dou’è arivata Chamilla chortese.
Primieramente il porto si chiamava
per tvtta gente il portto di Leanza
e·lla città che lo singnoregiava
era d’una ghrandissima possanza;
questa città le suo mvra girava
trentaduo miglia truovo per certanza:
ella auea nome la ghrande Aquilea,
la qual distrusse Antola la gudea.
Questa città sotto (di) se auea
tutto Frigholi cholla bassa Mangna
e·lle tre partti della Schiavonia,
dell’Istria questa chonpangna
chonfina verso cholla Lonbardia;
anchor tenea la pitetta Brettangna,
la qual città colla Mangnia chonfina,
di là tenea Pvglia cho Messina.
La singnoria d’essa città posente
era del mondo del(le) quatro parti;
dentro abitaua ghrande e molta gente,
uomin[i] gentili e merchatanti (d’arti);
molto fornita è abondevolmente,
niente per invidia erano ispenti:
chome fratel[li] s’amava[no] ciascheduno,
disiderando tvtti i’ ben chomvno.
Singnori, i·libro e la storia mi dice
che questa terra si reggie a singnore
per vn(o) ch’auea nome il re Felice,
beningno, giusto e pien(o) d’ongni onore;
ed echo la ragion[e] che chostui lice
da tvtti esser servito per amore,
che mille anni auea singnoregiato
il sanghue suo, di chi chostui era nato.
Questi era magnianimo e chortese,
fonte di lialtà e di giustizia;
dintorno al suo distretto e paese
per sua bontà l’amavan[o] chon letizia;
perdonatore era di uane offese,
gindichator[e] d’ongni mortal nequizia,
ben(e) chon bene andaua[n] meritando
e buoni e rei chon giustizia pvrghando.
Molto era riccho dell’auer mondano
però ch’auea rendita infinita;
re non fu mai Saracino o paghano,
che tenesse di lui più bella vita;
di lui tem’à, singnor, dentro al soldano,
tant’è[ra] sua singnoria alta e ghradita
da molta buona gente chon lianza,
e però molti auean di lui dottanza.
Elli era di cinquanta anni in etade
e·lla sua donna quaranta anni auea;
ne’ venti fu fontana di biltade
e fu figluola di re e di reina;
di chostui auea in veritade
vna figliuola, la qual nome auea
Chanbragia, e era da esser isposa;
non formò mai Idio sì bella chosa.
Di questo Re ell’era il suo disio,
però che più figliuol[o] non aspettava;
niuno romito amò giamai Iddio
chome chostui questa figliuola amava;
chortese e buona ell’era sanza rio.
Molti chol re hun dì di lei parlaua:
‒ non è più bella dal ponente al levante.
A·llui rispose vn riccho merchatante:
‒ L’altr’anno, esendo in mare vn vento rio,
fu’ da fortvna dentro diportato
nel ghran reame del re Amideo,
che a Ualenza è sire inchoronato;
a chostui vidi, se m’aiuti Idio,
vna figliuola chol uiso rosato:
o re Felice, fuor [vi] dicho di quella
la uostra inanzi sopr’ogn’altra bella.
Io vdì dir[e] che auea nome Chamilla
quella ch’à in se di biltà sì gran pondo;
di paradiso xpo dipartilla,
quando la fe’ venire in questo mondo,
dall’altre chose bella Dio partilla
quella che à il chapo più che oro biondo.
Disse lo re: ‒ or’a xpo piacesse
chol padre parentado far potesse!
Se fossi maschio l’un di questi due,
le lor belleze insieme acchosteria.
Chanbragia bella, piena di virtue,
sola per se chorte mantenia;
uenti trenta donzelle o talor piue
senpre tenea alla suo chonpangnia;
tvtte donzelle sauie e chostumate,
che di baroni tvtte eran(o) nate.
Dentro alla chorte di chostui usava
vna fanciulla fuor[i] di suo memoria,
che ghran diletto alla gente donava;
ou’ella fosse si viuea chon gloria;
e alchun’ora chostei profetezaua
di chose, ch’auenien[o], dice la storia;
Bacchibella auea nom sanza difetto,
di Chanbragia era tvtta il suo diletto.
Al padre di chostei fu riportato
sichome al suo (bel) porto di Leanza
vn bel donzello sì u’era arivato,
il qual portaua ghrande nominanza
d’esser bello, chortese e chostumato
di persona, d’auere e di posanza;
lo re Felice, valoroso sire,
mandò che a·llui e’ dovesse venire.
Ed elli, auendo il suo chomandamento,
subitamente si mosse a uenire;
mai non si uide più bel fornimento
che fu quel che portò questo bel sire:
tutto di perlle auea vn vestimento.
Que’ di Leanza, sapiendo il suo venire,
quaranta furo e a chaualo montarono
e cho lui in chonpangnia a Re n’andarono.
Or chaualchando il donzel per la strada
sopra il suo destrieri Bella Spina,
per maraviglia ongni persona il bada,
chon ghrande riuerenza ognvn gl’inchina,
ongni belleza appo la sua par laida:
nella città entrò vna mattina
che ’l Re Felice vn ghran mangiar facia
di più ch’al terzo di suo baronia.
Chome il donzel[lo] fu giunto in su la piazza,
e’ si schontrò chon quella Bacchibella,
qual detto v’ò di sopra ch’era pazza;
quand’ella il uide chon ghrida fauella:
‒ questo gentil donzel déngno di maza,
a uoi uo’ dir di lui chotal novella,
facciali chi (più) puo(te) ghrande onore
però ch’elli sarà vostro singnore.
Amadio smonta sanza far parola,
al re va su cho’ chonpangni sourani,
ed elli il truova che andaua a tola;
il re e i baron[i] lauate auien le mani
e i suoi donzelli la vivanda arecholla.
vn chonte disse lor[o]: ‒ noi sian villani.
Un altro disse: ‒ Sir[e], disse, perchee?
Ed e’ rispose: ‒ il uo’ chontare a ree.
Venir veggio vn cholle più belle membra
ch’io vedessi mai a niun donzello;
figliuol[o] di maggior sir[e] di noi asenbra
tanto mi pare in sua fighura bello.
E lo re rise e poi si rimenbra
subitamente ched e’ fosse quello
qual era al porto di Leanza ariuato,
che di quindi per lui auea mandato.
Quella sala era reale e ghrandissima;
inchontro sì gli fe’ sanza tenore:
di sua persona, ch’era sì bellissima,
forte si maraviglia ongnvn nel chore,
e della roba ch’à tanto spendissima
parlando insieme in quella chol singnore,
auisossi il donzel[lo] chol bel saluto.
Essendo in ginochioni a·llui chaduto.
Lo re Felice lo rilevò ritto;
[e] disse: ‒ figliuolo andiamo a desinare.
O bel singnor, nel libro truovo schritto
che Amadio, quando l’udì parlare,
uolse i begli occhi e ghuatollo diritto
(e) umilmente il chominciò a preghare:
‒ i’ u’adomando ghrazia, o nobil sire,
questa mattina mi lassiate seruire.
‒ Sol[o] per amor[e] della tua giovinezza,
lo re rispose, molto volentieri.
Allor, mirando senpre suo belleza,
s’affisson tvtti, chonti e chaualieri,
del servir bene e·bbello chon presteza,
non fe’ mai via me’ niun[o] ne’ suo’ manieri;
nessun [o] nol uede che di lui non ghoda
e del suo bel seruire ongnvno il loda.
El desinar[e] fu bello e smisurato,
di tvtte chose vi fu ben fornito:
e chome egli ebbon tvtti desinato,
il re si fu chol damigel partito;
a un balchone cho·llui ne fu andato
e ’l re, esendo cho·llui in tal modo ito,
disse : ‒ dimi, donzello, donde e chome,
chi·sse’ e donde nato e chome ài nome.
Ed e’ rispose: ‒ singnor mio sovrano,
verso levante son[o] di stran paese
e fu’ figluol[o] d’ u’ richo chastellano:
di servire a vn singnor[e] voglia mi prese,
che fosse ghrande e, chome voi, Christiano;
mossimi e venni qua cho molto arnese
chon vn chonpangno solo, singnor mio;
nome à Fedel e io Amadio.
Lo re li disse: ‒ donzel[lo], s’ io chredesse
ch’io fosse quel singnor, che vai cerchando,
io ti vorrei preghar[e] che rimanesse
nella mia chorte e darti vficio, quando
di choppa di choltel[lo] qual tu volessi,
di ciò mi serui; altro non vo cerchando,
se non vn giovan bel[lo] chome se’ tue
e di questo ben fare ài ghran virtve.
E Amadio, valoroso donzello,
subitamente allo re rispose:
‒ re Felice, charo singnor bello,
non vo’ ch’ a voi mie voglia sian naschose;
di rimaner chon voi in vostro ostello
chontento son. Così cho·llui si pose;
molto chontento fu sanza sosta
elli e suoi di sì fatta risposta.
E Bacchibella non istette in forse:
ratta che fu in sul palagio montata,
subitamente alla donzella chorse
e chon ghran risa l’ebbe salutata:
queste parole a·llei di botto porse:
‒ la ghonella ch’ài in dosso sì frangiata
vuomela dare, gentil damigella.
sed io ti diche vna buona novella?
Chanbragia bella le disse: ‒ anima mia,
chon ciò e sanza ciò te la uo’ dare,
pur che-ttu volglia la mia chonpangnia
e alquanti dì cho-mecho dimorare;
e Bacchibella sì·lle rispondia:
‒ or t’inchonforta e non ti sghomentare
che i·nostra chorte vn donzelo è aparito,
che fia nostro singnore e tuo marito.
Allor Chanbragia, donzella sourana.
quando il parlar[e] di Bachibella intese,
vermiglia diuentò più ch’una ghrana:
poi per più chose il suo parlar chonprese,
che più cose inchredibil[i] questa vana
auea già dette, ch’eran pure aprese;
di molte chose fatte del suo dir sute
che mai la gente non l’arien chredute.
Tanto pensò al suo dire che fu stancha,
e poi per dichiarar sua oppinione
una chiamò a·sse, se i·legger non mancha,
pulzella e figlia di nobil barone,
la quale auea nome Viola Biancha;
ed ella tosto sanza tardagione,
ratto che ella il suo parlare intese,
vezosa e bella le uenne chortese.
Forte pensando al detto della folle,
a lei disse: ‒ o Biancha mia Viuola,
duo chaualieri in tvo chonpangnia tolle
e vanne al padre mio, bella figliuola;
di’ che doman, se ’l tenpo no mi stolle,
uoglio ire a uccellar[e] chon sua parola;
e chome giungni a·llui sanza sogiorno
ghuarda che fa e chi li sta d’intorno.
Giunta ella al re e fatta l’anbasciata,
lui e suo gente prese a righuardare;
pocho men che non chadde tranghosciata,
veggendo il bel donzel[lo]: sanza tardare
rispose il re in quella tal mandata
‒ va, di’ che faccia ciò che a·llei pare.
Ella tornò, chome dice la storia,
isbalordita e fuor[i] di suo memoria.
Chanbragia bella il fatto gli è piaciuto,
po’ ghuarda la donzella e sì diceva:
‒ or ch’ io ti veggio ongni senso (ò) perduto!
or che à tu , dolcie sirochia mia ?
(Ed) ella disse: ‒ chol Re ò ueduto
un bel donzello alla sua chonpangnia;
amor m’à tolto il chor e ògli dato
e son sanz’eso a voi, dama, tornato.
A·llui pensando tutta mi dichrollo,
però che veramente per lui moro;
chredo che in paradiso Idio formollo
biancho, vermiglio, biondo chom vn oro;
che·ssia più bel[lo] la uita inpengnar vollo
in questo mondo non che fra chostoro,
e se Dio padre di sua ghrazia mi tochi,
non vidi mai, chome elli à, più belli ochi.
Veggendo che[lla] venia d’amor(e) meno,
Chanbragia disse sanz’altro tinore:
‒ chonfortati [che] domani il menareno
a uccelar[e] cho noi per lo tuo amore;
uenir[e] farollo in sul tuo palafreno,
a choncial ben[e], che poi senpre nel chore
viuere potrai chontenta, donzella,
sed e’ chaualcha doman la tua sella.
La sella e ’l freno, chaualchando, di lui
senpre in tva vita ti richorderai
e del ghran ben[e] che·ttu vuoi a chostui
l’arcion tocchando ti richorderai.
Ella rispose a lei cho gli ochi bui:
‒ troppo sfacciata sarei, se mai,
bella donzella, se a·sseder mi ponesse
sopra la sella dond’egli scendesse.
Ma se da uoi donzella i’ òne
ghrazia doman che mia sella chavalchi,
uostra Fedele a uoi senpre saroe
ma’ non sarà che io (di) fede vi manchi:
chome fia sceso d’or[o] la chopriroe,
po’, sie saran[no] d’amor mie sensi stanchi,
la sella e ’l freno, dama, righuardando
schanpo sarà di mia vita ch’à bando.
L’altra mattina la rosa vermiglia
fe’ il palafren richamente adobbare;
Chanbragia bella mandò per famiglia,
che chonpangnia le douesson fare:
chon Amadio lo re si chonsiglia,
diliberar d’andare a uccelare;
Chanbragia e ’l re s’asetta sanza fallo;
aparecchian per salire a chauallo.
Chanbragia essendo in sulla piaza giunta,
ebbe veduto il nobile donzello,
a·llui s’achosta e·ssì·li disse: ‒ monta
in su quel palafreno ambiante e bello.
Vedendola venire a·llui sì pronta
maravigliossi e(d) ella mira(n)d’ello.
Disse : ‒ monta su tosto. Ed e’ montoe
po’ ch’ella volle e ’l re l’ il chomandoe.
Biancha Viola, che ’l uide montato
sopra ’l suo palafren[o], fu più chontenta
che·sse un l’auesse tvtto ’l mondo dato;
la mente sua che per amor si stenta
richonfortò quel suo quor tribolato,
prechando ch’allo scender non si penta
e ella poi chon vn falchon pelleghrino
montata fu in sur vn richo ronzino.
A nulla chosa Chanbragia prochura
saluo che ’l bel donzello in veritade,
e fra sè dice ben che·lla natvra
non fermò mai i·nivn[o] tanta beltate:
or mossono e andarno alla uentvra
tutti in brighata fuor[i] della cittade:
Biancha Viuola auea ghrande ira
di Chanbragia che altro che·llui non mira.
‒ Tanto mi par[e] che ’n suo biltà s’involua
che di paura mi bucinan gli orechia,
che ’l bel donzello chostei no mi tolla,
però che in sua biltà tvtta si spechia;
se ciò m’auiene aurò dolor dicholla,
e viuerò stentando chome vechia;
omè dolente, ch’ i’ vegio Chanbragia
di chostui arde chome il fuocho bragia!
Passando piani e monti e larghe fosse,
e·lla donzella senpre fiso il ghuata,
e·lla sua ghran biltà tutta la mosse
sì che di lui è forte inamorata:
amor chon suo fortte archo la perchosse,
più che Viuola di lui è inpazata,
(e) per lo ghran disio che al chor le tocha
giurò que(l) dì di baciagli la bocha.
Dimorando in chotale oppenione
una boce ghridò: ‒ ghuarda, ghuarda!
ed ella vide a scendere vn falchone,
di mano vscire a una bastarda
e chadde in terra chom’ vno aquilone:
Amadio il sochorse e più non tarda,
la dama il uide, tosto dietro andolli,
l’uccello atando, la bocha baciolli.
Da·lle’ vedendosi la boccha baciata
disse: ‒ or m’aiuta, Vergine Maria,
chostei s’arà di me inamorata,
chredendosi di uer[o] ch’io maschio sia.
Ivi fu molta gente raunata,
e Amadio, quando questo vedia
che a quel bisongno auea gente troppa,
chiamò Fedele e a·llui salì in ghroppa.
Al sochorsso che del falchon e’ fene,
chadde e ’nbrattosi l’un lato di mota;
chosì chon Fedel va e vede il rene,
lasciando il palafreno a·ssella vota;
Viuola il truova e per dolor ch’à in sene
battessi cholle man[i] ciaschuna ghota.
Nel quinto dir[e] di lor seghuirò inanzi;
Christo del cielo in onni ben ci avanzi.
O diuina virtù, o sapïenza,
Re ghlorïoso, che se’ sanza pare,
fa che sian salui nella tua sentenza,
quando verrai il mondo a giudichare;
e sì mi dona ghrazia alla mia intenza,
oltre seghuendo possa ritornare,
non chon ofesa di te singnor mai :
or vi ritorno al dir ch’io vi lasciai.
Io vi lasciai, qnando Amadio diuoto
partissi per dolor che·ffu baciato
e chome in ghroppa salì pien di loto
e chon Fedele si partì adirato
e chome il palafren[o] si trovò voto
Biancha Viuola chol uiso rosato
e chome il falchone, se ’l dir non erra,
choll’aquilone in piè si chadde in terra.
Socchorso fu il falchone alla bisongna
e di suo presa fatta fu ghran festa;
Chanbragia allor rimase chon verghongnia
e chon ghran duolo la donzella onesta,
da poi ch’ella vedea sanza ranpongna
partito quelli che ’l suo chuor tenpesta;
allor disse in fra-ssè cho moltta rabbia:
‒ non ti varrà il fuggir che io non t’abbia.
Viuola ch’era d[i qu]esta chosa nvoua,
che non sapea chome ( egli ) era offeso,
e ’l palafren[o] sanza il suo drudo truova,
dicendo: ‒ omè! perchè n’è questi isceso? ‒
a Chanbragia n’andò per farne pruova:
‒ ou’è que’ che d’amor m’à il quor aceso?
Ed ella disse: ‒ donzella, i’ tel diroe:’
vedestu dianzi il falchon, che tramazoe
quello aquilone? quando elli il sochorsse
e gli ’nbrattosi l’un lato di fangho,
per la uerghongnia a piè quand’oltre corse?
dell’ira ch’i’ ò non vedi ch’io piangho!
Più parole che queste no gli porsse.
Uivola disse: ‒ omè! che io m’afrangho,
per dubitanza, ch’io ò, Chanbragia mia,
che-ttu nogli abbi fatto villania.
Chanbragia bella allor chon vezosi atti
umil(e)mente chominciò a parlare:
‒ de! non ragionian più di questi fatti.
Viuola mia; andiamo a uccellare:
io farò sì che aren di lui bu(o)n patti:
or indugian questo nostro parlare
tanto che siamo nel nostro palagio;
quivi ragioneremo di ciò adagio.
Biancha Viuola rispose: ‒ e’ mi piace
ciò ch’a noi piace, in fede mia.
Diss’ella: ‒ di montar non sian tenace
in sul tuo palafreno e andiamo via.
Disse Viuola: ‒ troppo sare’ fallace,
s’io vi montasse suso, in fede mia,
in quella sella, dic’io, sanza fallo,
doue il mio amore è ito a chauallo.
Allor fe’ por[re] le staffe in sull’arcione
d’un [suo] bello amanto la sella chopria.
Nell’ucellar al re giunse vn barone,
cho molta riuerenza lo salia:
nell’aria in quello si uide vn falchone,
che giù discese e vn’ocha fedia
e la insechuì in verso una aqua chiara:
el falchon[e] scese e l’ocha tornò in aria.
Un(o) falcone era in alto montato
e giunsse a·llei e fedilla nel petto.
Questo vccelar(e) che io v’ò chontato,
[in]fino a·ssera durò chon ghran diletto:
e a racholta vn corno ebbe sonato;
a tutti parue quel suon benedetto:
uomini e donne d’ongni maniera
richolsonsi nel pian[o], doue il re era.
Gran festa ne facean tuti i baroni
per lo diletto ch’auean riceuto;
ghrande alleghreza auen ghrandi e minori
di molto ben volar[e] ch’avean veduto;
d[i]rieto a tvtti giunson[o] gli uccellatori:
dinanzi a Re ciaschedun fu venvto,
per la fretta parea ch’auesser l’asima,
qual loda il suo vccello e gli altri biasima.
Tanta alleghreza non ebbe mai gente
quant’ebbe, il dì, chostor[o] cho·llor Singnore:
quel baron che vi giunse, veramente
ora chiamato il nobil ducha Astore;
giovane sauio e·bbello, certamente
pochi n’auea il re di lui migliore;
questo era pien[o] d’ongni buona maniera,
singnore e ducha era di Bauiera.
Lo ducha fra loro voltò le cilglia
e veneli veduto il bel donzello;
lo re a domandar subito pilglia:
‒ chi è quel giovan[e] che è chotanto bello?
poi domandò della sua bella filglia
e disse al re: ‒ questa è suora di quello,
ghuardando i loro aspetti tanto belli
che mi paion sirochie e fratelli.
Lo re rispose: ‒ il donzel ch’ài veduto
non so ben (bene) là donde si sia;
via più che·bbello è di biltà chonpiuto;
mecho dimora alla mie chonpangnia.
Quella donzella chol uiso fronzuto[6]
sappi ch’e(ll’) è Chanbragia, filglia mia:
po’ che insieme trovati ci siamo
uo’ che ordinian che marito le diamo.
Rispose il ducha : ‒ or(a) mi perdonade
che troppo era di lungho il mio pensiero,
ch’io nolla chonoscea in veritade.
Lo re ridendo disse: ‒ volentiero.
Or si tornaro dentro alla cittade,
e dismontato ciaschun a suo ostero,
lo re lasciò la sua filglia in ghran pena,
partitosi da·llei per irne a·ccena.
Biancha Viuola sanz’altro dimoro
tolse del palafren suo briglia e sella;
suo biancho viso più che mai vinoro
moltto vi tenne su quella donzella,
possa lo ’nvolse in un bel drappo d’oro,
mìssela sotto la sua chiavicella:
or dimorando chon suo sospirare
Chanbragia bella la fece chiamare :
Amadio bel[lo], che ghran dolor lo sprona,
prese Fedele suo fratel pe’ panni;
essendo i’ luogho sol[o] sanza persona,
Amadio prese a dirli i suoi affanni
e di Chanbragia il fatto li ragiona,
[e] chome baciato l’auea il dì a ’nghanni
‒ E dichoti anchora viè più forte
ch’ell’è di me inamorata forte.
Fedel(e) che·ll’ode vna gran pezza taque;
inchominciò (poi) tvtto a sbalordire:
e questa chosa vie più gli [di]spiaque
che sed e’ fosse chondotto a morire.
‒ Che aneghato foss’ io nelle salse aque
inchominciò fra se chon sospir [a] dire!
e po’ disse: ‒ sirochia mia, or bada
i’ luogho ou’ella sia (ma’) tu non vada.
In questo mezo Idio t’aiuterane,
perche l’è ghrande e tosto arà marito,
e ’l padre suo fuori la manderano
e noi rimaren poi a buon partito.
Questo chonsiglio che Fedel le dane
à tutto quanto il suo chuor[e] rischiarito;
poi si partì la donzella attenta
da Fedele, più che prima chontenta.
Questa veloce e nobile dama
chon atto d’uomo vive(va) in sua forma:
per tutto il mo(n)do si partia suo fama
tant’è sua chondizion di buona norma;
vuomini e donne di uedella brama:
spesso spesso si movevano a torma
brighate venien[o] dentro alla cittade
sol per vedere la sua ghran bilttade.
Chambragia e Viuola a·llor potere
fanno per lui auer[e] veracemente:
non che auer[lo] ma sol[o] per lui vedere
ueruna truoua luogho veramente,
sì che ghran duol[o a] ciaschuna pare auere:
per (lo) suo amore mort’è nel presente;
a questo forte lor[o] ghranoso assedio
pensa ciascuna di trovar rimedio.
Bianca Viuola disse: ‒ omè! insurgho
più l’un(o) dì che·ll’altro i’ mortal pena:
il chuore, il chorpo a pocho a pocho strugho
per questi ell’è di biltà [e] viua vena:
chon sospiri e (con) laghrime mi pvrgho:
o uero Idio! trami di questa mena
ov’io dimoro chon tormento fero,
po’ ch’ i’ non posso auer cholui ch’i’ spero.
Chanbragia vn dì penando pensoe:
‒ il padre mio darmi marito aspetta;
se a ducha o chonte (o re) data saroe,
star sotto lui mi chonverà suggetta,
nivno albitro più che volglia aroe;
auendo chostvi che ’l mio chor diletta
e’ sare’ donna ed io sarò singnore
e viuerò chontenta a tutte l’ore.
Ma in sulla prima ch’io l’arò tolto ora,
perchè non ò di sanghue reale,
bias[i]mata ne sarò ad alchun’ora,
ongnvn dira ch’io abbia fatto male;
ma tal difetto sua biltà ristora,
fiami suggetto e io sarò leale;
addosso non m’arà giamai righolglio,
sì ch’al postutto per marito il uoglio.
Lo re Felice di chasa vuol trarla;
chol ducha Astore tenne parllamento,
ch’a molti e molte gente uolea darla;
alfin formaron loro intendimento
ad alchun nobil ducha di mandarla,
giovane e·bbello, pien d’ongni ardimento,
che Charlo valoroso nome au[er]ia,
genito primo de Re d’Ungheria;
ed ebbon questo lor dire achordato.
Disse lo re: ‒ o ducha mio, i’ bramo
che andiamo a quella ch’à il uiso rosato,
e voi ed io questo le ragioniamo.
Ed e’ rispose: ‒ sire inghraziato,
se v’è in piacere, ora c’inviamo.
Allora il re chon molto disio
uoltossi adrieto e chiamò Amadio.
E’ venne a·llui ed e’ li disse: ‒ pilglia
chon quella chonpangnia che a te pare
e va a Chanbragia, la mia bella figlia;
dirai che a·llei volgl’io ire a parlare.
Ed e’ chanbiò la suo faccia vermiglia
quando s’udì tal chosa chomandare;
non potendo altro far[e] voltossi e destro
chiamò Fedele ch’era suo maestro.
E a Chanbragia si fu mosso; per via,
mentre che ua Fedele, il ua amaestrando:
‒ quando sarò cho·llei, in fede mia,
non ti partir[e] da me per suo chomando.
E di ciò far[e] Fedel[e] li promettia.
Fu(ro) al palagio alla donzella; quando
seppe ch’e’ a·llei venia, quella figliuola
subitamente [e] chiamava Viuola.
Giunta che·ffu, (le) disse: ’ va alla porta
e mena su cholui che troverrai:
chredo [ches]sia quel[lo] che t’à d’amor(e) morta;
sed elli è desso, solo a me il me(ne)rai.
Ella si mosse molto presta e achorta,
che molto volentier[i] v’andaua assai:
Uivola giunsse, e quando lui vediua
[e] per dolcieza di sua memoria vsciva.
Tanto si lasciò all’amore tirare,
ratto ch’ella vide i·bel valletto,
che non si richordò di fuor lasciare
la chonpangnia sichome le fu detto.
e lui e gli altri si u’ebbe a menare:
e l’altra in zanbra si staua in su·letto
e per serrare l’uscio staua in volo,
chredendo[si) che a·llei venisse solo.
Quand’ella li sentì in sulla sala,
leuò allor(a) uia sua oppinione;
[e] prestamente de letto vscì in sala
e venne fuori sanza tardagione;
uide Uiuola andar[e] chome cichala
dintorno a·llui ghuardando suo fazione[7];
quando la uide disse in suo chospetto:
‒ per mandar te perdo ongni mio diletto.
Ma s’io douesse delle viue polpe
del uiso perder[e] por chaso ch’avengha,
sì chonuerà ch’io pigli questa volpe
che sa sì delle volte e ch’io il tengha:
lui è perduto sol[o] per le mie cholpe
questo martir chonvien (pur) ch’ io sostengha,
tanto ch’io abbi chom’io chredo spazi
che vn dì di lui mia voluntà si sazi.
Or chome in sala fu questa figliuola,
chol bel saluto quella gente adochia,
e per non venir men[o] chome Viuola
chon ghran faticha la suo voglia arochia
di non ghuardarlo. Senza (più) parola
dinanzi a·llei Amadio s’inginochia
e dolcemente [le] rispose al saluto
po’che fu in terra ginochion venvto.
Poi umilmente il ghrazioso sire
a·llei prese a parlar questo tinore:
‒ lo padre tuo per me ti manda a dire
(ch’) a·tte vuol venir[e] elli e ’l ducha Astore.
Ed ella disse: ‒ l’andare e ’l uenire
sia a sua posta. E’ sanza romore
da·llei prese chomiato; senza sosta
tornò al re e fece la risposta.
Allora il re el ducha per man piglia;
chon alquanti si mosse in veritade
e al palagio andò della suo filglia;
trovò che ornata auea sua ghran biltade.
El ducha Astor[e] uedendola bisbiglia:
‒ beato chi arà sua onestade.
Ghuardandosi ongnvn[o] nella venvta,
cho’ reverenza l’un l’altro saluta.
Lo re s’ asisse e a·llato a·llor(o) gio
[a] Chanbragia bella ch’à d’amor martiro:
rimase il ducha ritto e Amadio
Amadio e gli altri della sala vsciro.
Chom’ella vide che di fuori vscio,
rimase chon dolore e chon sospiro:
essendo soli lo re disse al ducha
che quel che sa chon sauio dir chonducha.
Ed elli chominciò senza [auer] pauento:
‒ chonciosiachosachè [a] ’l nome di Dio
bisongnia qui nel mio chominciamento,
chiamol[lo] e preghol[lo] cho molto disio,
acciò che quel[lo] ch’io ò in chomandamento
da re Filice, charo singnor mio,
laldando prima Iddio, singnor del tutto
e di noi, si’ a onore istato e frutto.
Poi chominciò chon angelicha boce :
‒ reina delle belle d’[i qu]esto mondo,
dea d’amore sanissima e veloce,
el chui valore è sparto e giochondo
per l’universo in ciasch(ed)vna foce;
quanto il sol gira i razi a tondo a tondo
di te sol[o] si fauella, o nobil dama,
tanta mangnificenza à·lla tua fama.
Sol una chosa vuol[e] la tua natvra,
che femina ti fé’, dama diletta;
onde [qui] per questo la tua ghrande altvra
chonvien che sotto altrui si sottometta;
e però, tv che ài la mente sichura,
nostro disio, che tal bisongno aspetta,
palese ti uo’ fare, o frescha rosa:
cioè che sia d’un bel ducha sposa,
genito primo del re d’Ungheria.
Sappi ch’egli è chome me di ragione
(e) Charlo à nome per la fede mia;
dopo il suo padre porterà chorona
e tutto quel (r)eame arà in balia;
più dengno non ci è di tuo persona
in tutto questo mondo e qui tuo padre
di ciò è molto chontento e la tuo madre.
Sanza più dire il ducha s’assisse
e·lla donzella, che ben l’à ascholtato,
di tutto ’l suo parlar[e] nel quor ne rise,
imaginando che ’l suo amore è dato
a quel ch’à già le suo vertù chonquise,
e nel suo qnore già à immaginato
chorona vuol che porti del suo rengno
e sposi sua biltà perchè n’è dengno.
Dopo questo pensiero a mano a mano.
cho’ suo’ begli ochi laghrime spandendo:
‒ padre mio diletto, charo e sovrano,
la uolglia mia io ti dirò dicendo :
lo mio reame per vn altro strano
non vo’ lasciare per [vn] altro [Re] chaendo;
ch’vn bel prouerbio in verità si truova
che meglio è la uie vechia che·lla nuova.
Io non intendo per me s’abandoni
per verun modo ch’esser mai potesse;
perchè se morte cho’ suo’ forti troni,
io maritata, voi mi tolglesse,
chonuerebbe che di nostri baroni
che l’un di lor[o] la chorona prendesse;
e·ss’io fosse da mio singnor rasa
io non potre’ poi ritornare a chasa.
Però intendo [d]esser qui maritata
a uno che ’l[lo] chor mio chontento sia
e da uoi volglio esser inchoronata
chon cholui che m’ara in sua balia;
e se [io] sarò poi di lui vedouata
io rimarò donna di chasa mia
senpre reina e poi s’i’ mi moroe
a simil mo’ me rimariteroe.
Padre, io so quel che [far] ragione adita:
chome fa molte volte l’uom ch’è folle,
tal viuer[e] chrede assai che·lla sua vita
prima ch’e’ n(on) si chrede morte [il] tolle:
se al primo vuom[o] ch’ i’ sarò stabilita
se più di me in vita Idio lo uolle,
rimanghasi singnor[e] senza fallare
e lassi poi il reame a chi li pare.
Ora al primo proposito m’apiccho
cioè di uolere marito a scielta,
e quel prender[e] uorò pouero o riccho;
e qui ongn’altra intenza sia diuelta.
E sichur[o] viso facea cho·ribiccho
mangnifichando più che ghrano o spelta.
Il padre vdendo la sua intensione
chol ducha Astore andò a·ffar sermone.
‒ Questa mia chara filglia d’onor dengna
in se mi par[e] che rengni in veritade;
non perchè mai da mie parole tengna,
marito prenda alla suo volontade:
tutta mia baronia vo’ che qui vengna
e di ciò sien(o) tvtti in veritade;
non vorrei poi che niun[o] mi riprendesse
s’ela chontro a douer[e] di ciò facesse.
Alla donzella, che d’amore stenta,
chontaren poi queste chose ordinate.
Ella rispose: ‒ padre, i’ son chontenta
ch’a’ baron vostri saper lo-ffacciate;
per un che viue la (mia) mente stenta,
sì ch’io non voglio che bias[i]mo n’abiate.
Allora schrisse lettre chon ghran brame
e fur mandate per tvtto il reame.
Dal lor singnor[e] chomandamento auendo,
si mosse ciaschvn chon ghran vighoria.
Ghualfardo di Soaue, chom’io intendo,
chol duca di Baueria in chonpangnia;
Re di Buemia non si gia fuggendo,
chon quel di Chiaramonte vi uenia;
quel d’Ostterlicchi mosse cho·lletizia
chon Valdifredi chonto d’Ungharizia.
E Chirialto, chonte di Chiralla,
chon quel di Ghrandiborgho, il ghran marchese,
e ’l ducha di Toccha e ’l chonte della Valle
diren; questi a uenir non si chontese;
d’Aquilea sostenea chostor sue spalle
però ch’auien[o] di lei giurizion prese;
a·llei seruir[e] per questo eran venuti
e sono anchora al dì d’oggi tenvti.
Tvtti i baron[ i] vi fur[ono] di Schiavonia
chon ciaschedun[o] che per lui tenea terra;
de l’Istria (e) di quel di Lonbardia
molti vi furon[o], se ’l libro non erra:
e brieuemente chi a·llui apartenia,
tutti forniti di chosa di ghuerra;
e quando il re gli ebbe in suo potere
della suo figlia disse il suo volere.
Lungho il chonsiglio fu, ma pur si prese
ch’ella a cui piace se le dia marito;
e·lla donzella, quando il fatto intese,
[ri]chonfortò i suoi sensi smariti;
e charta publicha di presente si stese,
Questi singnori valorosi e arditi
fur[on] ricevti a ghrandissimo onore
da questo Re Filice, quel singnore.
Chome chonpiuta fu la uera charta,
andaro[no] a desinare in veritade;
fra baron fu questa novella sparta:
udendo Amadio Re delle biltade
per quel[lo] par[se] ch’a ciaschuno il quor si parta
dicendo: ‒ questo à cercho l’amistade:
ella si torrà lui, perchè bel drudo,
chosì singnore aremo vn vilan[o] chrudo.
Ora ordiniam[o] nel pvnto maladetto
che muoia poi che suti sian sì sciochi;
sia per alchuno vn torniamento eletto
e se vi uien[e] faccianne mille rocchi.
Questo trattato chontro al bel valletto
spirò cholei che nel chore e negli ochi
senpre il porta e chon perfetto disire.
Chome ’l chanpò dirò nell’altro dire.
Alta reina che ’l tuo filglio[lo] adori,
perchè superbia al mondo non diuenti,
reina madre di noi pecchatori,
per vmiltà ti priegho che chontenti
la mente [mia] sì che non chaggia in errori,
sicché alla storia seghuir non pauenti;
chol nome di te, Vergine beata,
vo’ ritornare alla morte ordinata
sopra quel giusto sanghue inocente,
ch’auea sì uagho e sì lucente viso,
quale a diletto xpo onipotente
parea ch’auesse fatto in paradiso.
Lo re Felice, alto singnor possente,
sentendo andare il bando sì ariciso
per tvtta la città del torniamento,
chomincia a far[e] ghrande aparechiamento.
Sentendo, quella ch’à il uiso rosato
chiamò di Folgholi un ghran chastellano,
ch’era Ruscialdo per nome chiamato,
fort’e atante più ch’altro xpiano[8]
Giungnendo a quella ch’à ’l viso rosato,
chon be’ saluti si preson[o] per mano
ed ella disse a·llui dopo il saluto: ‒
a me bisongna auer ora il tuo aiuto.
Ed e’ rispose: ‒ donna, in chui rengna
ongni virtù, il mio picholo affare
aparechiato senpre a uostra insengna
i’ ò per servir[e a] voi per chomandare;
nel chorpo mio quando vuol morte vengna
per voi morendo me ne penso andare
nel paradiso chon xpo beato.
Or chomandate ciò che v’è a ghrato.
Ed ella disse: ‒ vn torneo è bandito
chome so ch’ài vdito veramente.
Un[o] vi sarà; io vo’ ch’al suo aito
che·ttu vi sia cholla tua buona gente.
Tu lo uedrai nel torniamento arghuto,
che per cimiero in su l’elmo lucente
e’ porterà una manicha d’oro:
se bisongna, per mio amor li dà aiutoro
Rvscialdo libero sanza maghangna
disse: ‒ donzella viuete sichura,
ché se il reame (o) baron della Magna
fossono adosso a quella chreatvra,
al suo aiuto merrò[9] tal chonpangna
ch’i’ il farò liber[o] d’ongni pena dura:
io farò, dama, che per vostro amore
e’ rimarà del torneo vincitore.
Ella quand’ebbe il suo parlare vdito,
disse: ‒ Rucialto mio, vatti chon Dio;
fa che sie bene a tal mestier fornito,
io ten(e) priegho per l’amor d’Iddio;
cholui ch’aiuterai è mio marito:
e io ti giuro, s’io l’arò al mio disio,
bel dolce amicho, di ciò ti fo certo,
ch’io te ne renderò d(i) ciò buon merto.
‒ Po’ che a me tva ghran virtù chomanda
merito più assai ch’io non son dengno.
Chosì si parte e Chanbragia manda
per fedele, che d’Amadio è sostengno
(e) anche accenna al messo che non spanda
a più quel dire. E’ poi sanza ritengno
alla donzella andò sanza schelmo;
andando a·llei , trovolle i·mano vn elmo.
E disseli: ‒ maestro di cholui
che sarà mio marito a d[i]ritto e a torti,
seghretamente, sanza dire altrui,
vo’ che domani per mio amor(e) porti
questo elmo sopra de’ begli ochi suoi,
quali auen già tutti mie sensi morti.
Quando Fedele il suo parlar intende
di ghran dolor[e] più che [di] fuocho s’accende.
E la donzella un ghrande strido misse
vdendo(lo) star cheto e non parlare;
Fedel[e] che l’ode per paura disse:
‒ ciò che vuoi sarà fatto e non ghridare ‒
chosì chon saramento le promisse
quel[lo] e ongn’altro che vuo’ chomandare.
Mentre che va del torneo il secondo bando,
Fedele e·lla donzella, essi ascholtando.
Allora disse la gentil donzella :
‒ d’un’arme vo[glio] che tutto quanto il vesta,
qual tanto forte fu mai ne·ssì bella;
pollo in sul mio [bel] destrier[i] di ghran podesta:
nessun miglior di lui portta (la) sella,
fort’e atante e ben porta la testa:
la sopravesta e chouerta giocose
son tvtte a perle e pietre preziose.
A·tte darò un perfetto destrieri
chon armadura vorrai biancha o nera;
ho [per] mestier n’ài per nessun chaualieri,
anche ti fornirò d’un’arma vera
per questo e per ogn’altro ch’ài mestieri;
torna per essa a me doman da·ssera.
Di far ciò ch’à[i] promesso giura in charte
e tristo quanto [dir si] può da·llei si parte.
Tornando a sua magione vdì il chorno
per la città sonare il terzo suono:
sonato ch’ebbe, il banditore adorno
queste parole disse chon ghran tvono:
‒ del bel mese che viene il primo giorno
(ora al presente che Dio cel dia buono)
saranno in chanpo cento pelleghrini,
[qua] tornati tvtti da santi chamini.
Vestiti a biancho saranno i baroni,
per traverse nel biancho rilucenti
auran di nero scharselle e bordoni,
chon lancie i·mano ghrosse e pvngnenti;
rotte che fien gitteranno i tronchoni
e prenderanno le spade taglienti;
(e) chi di sella si lascia chauare
non debba più in quel giorno rimontare.
So auenisse che alchun[o] vi sia morto,
abbisi il danno sanza nimistade;
che amicho nè parente nè chonsorto
a quel che uccide mala [o] uolu(n)tade
no·ne porti, pero che a chotal porto
pensi chi viene a provar sua bontade;
abbisi il danno chi perde e chi mvore
e ’l uincitore abbia il pregio e l’onore.
Oue douiesi far[e] la mortal trescha
intorno intorno feciono stechare;
po’ fan d’intorno altissime bertesche[10],
doue le donne potessono stare;
a petto a·llor per se ne fer manesche
per lor vedere e poter giudichare
la ghran virtv di que’ chaualier ghai[11]
choperti a drappi d’oro e fini vai.
(E) una sedia in alto e rilevata
fatta v’auea chon gioia maravigliose,
chon drappi ad oro ell’era chouertata,
piena di pietre molto virtvdiose:
la sedia era di sopra inchoronata
di molte pietre e assai altre chose;
quel che di sopra della sedia li è
auea virtù della notte far die.
Lar[ar]ghe eran le bertesche da danzare
[sì] delle donne e degli uomini dischreti
choperte a drappi senza bisongnare,
sarggie, chortine (di) drappi e tappeti
da ongni parte si uedean ventolare,
tanto eran di virtù mangni e choperti:
chonpiuto ch’anno d’ongni fornimento
venne il dì del ghran torniamento.
Chamilla bella, nobile chreatura,
qual detta v’ò da fortvna chacciata,
ch’è femina (e) si regge d’uom fighura,
sentendo il bando della giostra andato,
chiamò Fedele cholla mente pvra
e·ssì li disse: ‒ la mia arme sia trovata
d’un nuovo cimiero fami fornire
per(ò) ch’io voglio a questo torneo gire.
E ragionando quel donzel ghagliardo,
subitamente fra loro apparìe
el marinaio fortissimo Ricciardo,
che si fe’ frate el primo, che n’uscie;
dell’ordin questi, che non è codardo
in op(e)ra di ghuerra, non s’udie;
non potendo soff[e]rir[e] sanza dimora
della reghola quel baron n’vscì fuora.
Chosì essendo il damigel venuto
adomandolli la sua singnoria;
che molta festa l’ebbe ricievto
non chome seruo ma per suo chompagnia
ogni diletto e cibo gli à renduto
sì che ghran forza renduto gli auia
là dov’elli era già di uita spento
per l’astinenza ch’elli avea soferto
Ricciardo e Amadio, menando festa
a Chambragia mandò per fornimento
per tre baroni ed ella sanza resta
dielli a un modo richo fornimento,
salvo il cimier che porteranno in testa:
di questo fece lor divisamento:
il primo un chan bianco come vivoro,
un ghru l’altro, e ’l terzo una manicha d’oro.
Partendosi Fedel(e) cho’ doni achorti
la dama il prese e disse: amicho mio,
giura di far che·lla manicha porti
lo mio diletto, il qual[e] chiami Amadio ‒
ed e·[lli] giurò chon sacramenti forti
di chontentar[e] di ciò il suo disio.
Tornando ad Amadio chon questo arnese
disse: ‒ chonperato è alle tue spese.
Or fece l’alba il chiaro giorno e bello
che andare in sul chanpo si doueva;
il re Felice vscì del suo ostello,
insino allo stechato allor salia;
e·lla suo figlia presto più ch’uccello
montò a chaual[lo] chon bella chonpangnia
di damigelle e donne de’ reame;
salir[ono in] sulla bertescha de lengname.
Della città era ongnivn(o) di fuore,
per veder tvtti eran per la chanpangna;
sotto vna sengna d’arme a inperadore
eran tvtti i baroni della Mangna;
di Schiavonia venne chonti e barone;
un altra ansengna vien cholla chonpangna
d’Istria e d’altri paesi lontani
per essere a quel torneo alle mani.
Qvel che douea suona vn richo chorno:
chome elli ebbe il primo suon sonato,
Chanbragia bella chol (suo) uiso adorno
(d’) vn drappo d’oro fino lauorato
vna chotta auea sanza sogiorno;
molto parea il suo chorpo adornato;
questa donzella d’ongni virtù praticha
nel d[i]ritto braccio non avea la manicha.
La giubba porporina lauorata
per ciascuno si uede, chi uolea,
perchè-d- ell’era del braccio spogliata,
e già manicha d’oro non v’auea;
marauigliar facea chi la ghuata,
porchè a stvdio spichata parea.
Or dimorando essa in ta’ pensieri
giunson[o] al[lo] stormo que’ tre chaualieri.
E furo[no] entrati dentro allo stechato
in su quel pvnto se[de]ndo vn(o) sonava;
vn bellisimo ghru d’argento ardito
l’un di que’ tre per cimieri portava,
l’altro in su l’elmo auea stabilito
vn biancho chan ranpante, su vi stava
al terzo [auea] d’oro la manicha bella:
vedendola di ciò ciaschun fauella.
Chon esso v’era Amadio e Fedele,
della malizia non sapea niente;
Ghualfardo di Soaue che ciò vede
choll’aste in mano andò a·llui prestamente,
abattel[lo] morto veramente chredo;
Ricciardo il uede, non tardò niente,
ferillo nel venire a tal partito
che l’abatè in sul chanpo tramortito.
Sanza aspettare il terzo suon sonare
mosse di Ghrandiborgho il ghran marchese
e ’l damigello sanza dimorare
subito inver di lui il chamin prese
e del destrieri il fece trabocchare,
di tanta forza il suo cholpo il distese;
quel di Starllicho vene in ver Fedele
ed egli il fece del destrieri chadere.
Disse lo re: ‒ bene ànno inchominciato
que’ tre baroni ‒ che non sa chi si sia
Intanto fvssi ciaschuno auisato,
chonti e singnori ongnvn per terra gia;
e·lla donzella ch’a il uiso rosato disse:
‒ ben fa la terza chonpangnia.
Chome il sechondo giunse e ’l terzo
agli altri chaualier[i] non parve scherzo.
Sei chaualieri venon loro a dosso,
ferendoli nolli pieghar(o) niente,
furon da loro tre ongnvn perchosso,
ch’al chanpo vote rimason le selle;
poi gli altri cholle spade infino all’osso
ferendo gli abattien cho rie nouelle:
vedendo ciò cholei ch’à il uiso ghaio
subito a sè fe’ venire vn notaio.
Elli eran[o] tutti e tre vestiti a verde,
Allor trasse a ferir[e] la gente schiava;
nessun di loro (già) staffa non perde,
i tre baron[i] con quella giente brava;
lor chapitan[o] ch’avea nome Sol Verde
ferendo l’abaten cho morte prava;
que’ d'Istria allor per non perdere il chanpo
fecionsi auanti al doloroso schampo.
Quei della Mangnia vedendo la schiera.
pensando a’ verdi chaualier[i] dare aiuto,
tutti si partiro da·llor bandiera
e a ferire ciascuno è venuto;
que’ del reame e d’ongn’altra riviera
uenero al chanpo al torneo fronduto
da tutte parti son giunti alle mani
alla battaglia fur[on] de’ strigolani.
Per l’aspro stormo e per lo duro affanno
molti quel giorno di uita si spacciano;
chaualli e chaualier[i] per terra vanno,
schudi [vi] si ronpono, elmi si spacciano
nivna piatà l’un[o] dell’altro non [v]ànno:
tristo cholui che in terra va in sul piano!
una beffa era poi il rimontare
chi·ssi lasciava in terra ischaualchare.
Di spade, di choltella e di spuntoni
feriansi insieme ciaschun chome verro;
alle braccia pigliavansi i baroni,
chi perchotea cho mazze di ferro,
feriti e morti voti auean gli arcioni,
chom’io truovo dirovi s’io non erro:
quel della manicha chaualier sourano
al chanpo ghuadangnava de lo strano.
E verdi chaualieri per lo chanpo
erano insieme senpre chonbattendo,
facciendo delle schiere ghrande scianpo,
e forti schudi andauano fendendo;
molti baroni in sul vermiglio chanpo
le strette zuffe andauan[o] dipartendo
lo re che vede il lor tanto potere
domanda chi sono, nol può sapere.
E·lla donzella che sapeva il fatto
era chontenta più che se ’n paradiso
l’auesse l’angnolo portata di ratto;
mille anni parle che ’l torneo sia diviso:
allora il ducha di Starlicchi adatto,
lasciossi andar verso Amadio a riciso;
d’un’aste al uiso tal cholpo gli anoda
che ’l cimier[i] del chaual[lo] tochò la choda.
Ricciardo il prese per lo perchosso elmo
e dischaualla sopra al mastro arcione;
Fedele prese in quello sanza schelmo
una verde asta e va contra ’l barone,
che chiamato era il buon chonte Guglielmo
in simil luogho il fedì di tal ragione;
lo ferì tutto e abattè chome schrivo,
perdendo il sangue per l’orecchie vivo.
Una voce gridò vedendo quelle:
– a vo’ giusti, dell’alto sangue fieri,
lascerete rengnar[e] del vostro selle
questi auentaticci chaualieri
la figliuola del re perchè gli è bello,
per marito vuol torre lo stranieri:
e cominciò auer[e] tanto dolore
ella manicha porta per suo amore.
Vedetela dal braccio dipartita
la manicha che per lo suo amor porta
la nostra gentileza alta e ghradita
sarà oggi da tre chaualier morta!
Ciascun s’ingegni di tor lor la uita.
Udendo dir questo la giente achorta
mossonsi adosso ghridando a chostoro,
dicean: ‒ morti sian senza dimoro.
Or s’inchomincia d’arme maraviglie,
chome nel libro truovo dirollo:
e verdi chaualier[i] lasciar le briglie
e ’l forte schudo ciaschuno inbracciollo:
molte chamice bianche fen vermiglie,
dislacciar[e] elmi e schudi da chollo:
e quando st(r)etti gli giungneno a faccia
gittauali per terra cholle braccia.
Co’ brandi ingniudi giano i buon ghuerieri
partendo menbra e teste dalli ’nbusti
e·lle teste de’ possenti destrieri
quando giungnean[o] in fallo i cholpi giusti
piccoli et grandi de’ tre chaualieri;
vedendo dagli altri cota’ frusti
dicia ciaschuno: chosì adicerno
che non sono huomini ma diavoli d’onferno.
La grieve pena è pure a sofferire
chome per troppo si ronpe il coperchio
quando al troppo non·ssi può sofferire;
chosì chostoro tre per lo soperchio,
chonvene[li] indietro del chanpo partire;
chon bel drappello Rucialto fe’ cerchio,
fatto il drappello i chaualieri arghuti,
a’ uerdi chaualier[i] venne in aiuto.
Il ualoroso e possente Ruscialco.
quando li uide in sì ghrauosa mena,
ardito più che fra gli vcceli il falcho
subito sprona per tralli di pena;
ferendo abatte morto il malischalcho
del re, il quale auea di ghran possa (e)lena;
brieve e’ lli [li] schonfisse in quelle pendici
ma’ poi non furo[no] de’ tedeschi amici.
Vinto il torneo, rendessi l’onore
a quel ch’auea la manicha d’oro;
e chosì fu di quel torneo singnore
quel verde chaualier[o] sanza dimoro;
lo re ne porta[va] ghran(de) pena al chore.
tal uoglia à[uea] di saper chi son chostoro;
(e) quando ebbe il torneo giudichato,
mossesi e venne cholla figlia a lato.
Giunto il re con quella c’ha il viso gaio,
anzi che fosse il campo sguernito,
Disse gridando: trane carta, notaio,
ched io questo baron vo’ per marito .
Quel ch’era bello più che ’l fior di maio,
delle percosse era di sé uscito:
e il notaio disse: Vuola tu, donzello? ‒
ed e’ disse di sí, e dielle l’anello.
E ’l re ghridò: ‒ quell’elmo gli chauate:
io vo’ vedere il baron ch’è mio figlio,
Pocho ebbe meno a schoppiar[e] le churate,
quando chonobbe ch’era il suo famiglio.
Chanbragia bella fra·lle genti armate
uenne e abracciò quel frescho gilglio:
Biancha Viuola, se libro non erra,
uedendol[o] chadde tramortita in terra.
Disse lo re: ‒ ora a che sian venvti,
o chara baronia per terra sparta,
de! chome fumo il dì pocho sapvti,
quando facemo a mie figlia charta.
Allor chon pianti e chon sospiri arghuti
per lo dolor[e] par che ’l chor sì li parta:
‒ (ma) poi che tolta l’à, siamo chontenti ‒
allora sonar[on] tutti li stormenti.
I chaualieri delgli arcioni vsciro,
andaronsi i fediti a medichare;
e morti a ghrande onor[e] si soppeliro,
poi chominciossi la ghran festa a fare,
e chosì insieme al palagio ne giro:
giunti che furo[no] andâr a desinare;
Chanbragia bella il suo singnor pigliollo,
insino in zanbra a disarmare andollo.
Qvando Amadio fu in se ritornato
e di chostei marito si trovaua
chon sospir[i] dice: ‒ Idio dolce e beato
[a] chui ongni chosa è manifesta, è praua
ongni fortvna, padre, che m’ài dato:
nulla mi ghrava quanto questa nuoua:
o padre, questa è la uera chrudel doglie
quando saprà che di femina è moglie.
Io (so), singnori, ch’io vi lascio ghravati;
per vostro onore mi perdonerete:
nell’altro dir[e] sarete ristorati,
quando chantando voi m’udirete;
chome que’ gilgli di maggio piantati
femine ritrovarsi ascholterete:
chome maschio Idio fece chostui:
nel settimo chantar[e] dirò di lui.
O fatto(r) giusto dell’op[e]re diuine,
charo figliuol[o] dello spirito santo,
dengnar portasti chorona di spine
chonfitto in chroce cho dolor[e] chotanto,
de! non ghuardare all’op[e]re mie tapine
de! fami ghrazia nel settimo chanto
di quella bella ch’à il uiso chiarito,
femina c’h’ora trovossi marito.
Io vi mostrai chome disarmossi
Amadio (bel) marito della dama
e come disarmato ritrovossi
marito di cholei che tanto l’ama
e chome a Gesù xpo lamentossi;
or seghui(te)rò oltre chon ghram brama;
lo re e gli altri baroni sanza resta
di tale afar[e] facien vedoua festa.
Il re e·lla reina chon dolore
piangnean lamentandosi seghreto
e del reame ciaschedun singnore
doliensi forte chon ognvn dischreto;
della città tutto il suo valore
auean d’alleghreza ghran divieto
e chosì (tutti) ghran dolor portando,
parean chontenti in vista festegiando.
Ghrande alleghreza Ricciardo menava
però che ’l uero fatto non sapeva,
(e in) ghrandissima festa dimorava;
Fedel[e] di ciò chon ghran dolor[e] piangeva
che ’l suo singnore che (co)tanto amava
erali tolto e veder[e] nol poteva;
disse Ricciardo: ‒ fratel, di che piangni?
de’ ti far lieto e tu forte ti langni.
Ed e’ li disse: ‒ fratel di ualimento,
più nvlla chosa non (ti) dis’io mai;
quel perch’io piangho è in saghramento
sì che da me tu saper nol potrai;
ma perch’io non ti fo di ciò chontento
per solo Idio mi perdonerai;
tornati là cho’ baroni a far festa
e non ti churar[e] più di mia molesta.
Ricciardo allor[a] forte si maraviglia
di suo parlare, ma per non ghravarlo
da lui si parte e più non lo schonsiglia,
e della festa ritornossi al ballo
doue alleghreza vedoua si piglia;
lo re e cittadini a quello stallo
per necessità facean [ghrande] alleghreza;
è ’l bel[lo] di fuori e dentro la tristeza.
Di Brandibordo il nobile marchese
che Luigi per nome era chiamato
dentro del cuore vn pensiero l’accese
dicendo: ‒ questi ch’è qui arivato
chi è non si sa bene e suo paese;
forse che è me’ che niuno di noi nato:
Idio mandato [ce] l’ha per noi nvdrire
or uo’ saper[e] chi è sanza mentire.
In questa notte il donzello sovrano
alla donzella sanza tardagione,
a·llei chonterà che non fu villano:
brieve diralle tvtta suo nazione...
(e fra·ssè si richorda del suo nano
picholo e mastro d’ongni ragione)
informerollo d’ongni mio intelletto
e metterollo da piè entro ’l letto.
Ed elli vdirà (ben) ciò che diranno,
po’ domatina risaprò da ello.
Quando l’ebbe informato senza inghanno,
metter lo fece sotto vn ghran mantello;
uerso il palagio chon esso ne vanno,
tenendolosi stretto vn (suo) donzello;
e giunse aleghro a re sanza difetto
apvnto in su l’ora d’andare a·lletto.
Disse il marchese: ‒ bel singnore, andiamo
a ueder vostra figlia e suo marito
e cho lor[o] festa insieme meniamo
e sia da noi chon amor[e] riverito:
sanza più star, messer, or c’inviamo,
forse chostui Idio ce l’à aparito,
Idio sia laldato. ‒ E quindi mossi
oue stauan tristi ongnvn raleghrossi.
Avendo ongnvn[o] richamente cenato
cho molta festa e cho molto ghodere,
il re fu tvtto quanto chonfortato,
udendo del marchese il suo volere:
e in zanbra di suo genero fu entrato
dicendo: ‒ figlio, i’ ti uengho a uedere
anzi che a·lletto vadi cho·mia figlia
sì che di ciò non ti dar maraviglia.
Qvesto li disse acciò che non temesse
e non prendesse di nulla schonforto
che nella sera vicitar lo uolesse;
ma e’ ch’esser vorria volontier morto
rispose ardito che gio’ prendesse
chome a·llui piace[sse] d’ongni suo diporto:
allor(a) chominciar[on] boci di genti
a chantar dolci e poi molti stormenti.
E menavan chostor[o] molta aleghreza:
cholui che ’l nan[o] sotto ’l mantello auea
a·letto s’achostò chon ghran presteza,
allora il nano di sotto gl’uscia
entrò sotto i·letto cho molta (r)atteza;
In vn minimo luogho a giacer si ponia:
asai istati chomiato pigliaro
e quelli sposi amendui lasciaro.
La ueloce donzella, inamorata
di que’ ch’auea la mente sì chruda,
mille anni le par[ea] che in letto spogliata
cho·lui in braccio si trovassi ingnuda;
ebbe sua chamera molto ben serrata
e venne in ver lui la bella druda
e chominciò dolcemente a baciare
Sentendol[o] fortemente laghrimare,
cholla diritta man[o] gli ochi gli tocha
dicendo: ‒ o amor mio, di che ti langni?
o frescho giglio, di mia vita rocha,
dimmi quel che·ttu ài o di che piangni
e gitti di sospiri sì gran fioca,
di laghrime le tue luci non stagni;
di nulla chosa debbi auer ghramenza,
se non ch’io non son bella a tuo belenza.
O chiara luce, del mio chor sostengno,
ben che proceda da me tal difetto,
per ristoro di quel tutto il mio rengno
singnor te ne farò sanza sospetto.
De! non m’auere, o frescho giglio, a sdengno!
leua su tosto e andiamoci a letto
e nelle braccia insieme ci posiamo. ‒
Ciò che diceva vdito era dal nano.
Amadio di piangner non restaua
e non parlaua a la donna niente
e tutto il uiso di laghrime bangnava.
Chostei vedendol[o] molto era dolente;
turbata alquanto disse: ‒ in montangna
la tuo natvra no·negha niente
che·ttu non fossi in qualche luogho nato
o da qualche villano nutrighato
Distrutto sia quello Idio d’amore
che tanto bel[lo] ti fece e la natvra!
o maladetto sia senza tenore
chi·tt’à portato qui in aventura!
che lungo tenpo m’ài distrutto il chore
la notte e ’l giorno chon pena aspra e dura;
ora chon pianto da me ti ribelli,
ch’omo mvto (ti) stai e non fauelli.
Tu ben sapevi che io t’amava assai
e per amor di te mi missi a morte
nell’uccelare il dì ch’i ti baciai;
quando partisti da me ratto e forte,
o traditor[e], chome soferto l’ai
di non esser partito di mia chorte!
se·ttu ne fossi, a me del chore vscito
saresti e non sarei a tal partito.
Poi chominciò un dirotto pianto,
e chosì forte piagnendo l’abraccia,
a sè lo stringne quanto può, intanto
gli ochi gli bacia e tutta l’altra faccia
dicendo: ‒ amor[e], che distrutto m’a’ tanto,
per solo Idio ti pregho che·tti piaccia
di dirmi lo perchè e ’l chonvenente
perchè se’ d’esto fatto sì dolente.
Ed e’ rispose: ‒ dama, quando chredesse
auere in voi chome di libertade
che quel che io dirò non si sapesse
i’ sì direi a uoi la ueritade.
‒ Ed ella disse: ‒ se Dio mi tenesse
auer più forza a sua benignitade
chosa che dicha giamai non diroe,
non cho altrui ma a que’ che detto t’òe.
In questa zanbra sian pur tu ed io,
altri non c’è che mai udir ci possa;
udir non ti potrebbe altro che Dio,
se di chorno auessi la boce ghrossa. ‒
Chamilla bella, pura, sanza rio,
di paura le trema[va] tvtte l’ossa:
po’ le chominciò a dire ad una ad una
chom’ era (e onde) e tutta sua fortvna.
Ella chomincia a dir[e]: ‒ ghaia pvlzella,
sappi ch’i’ sono chome tu fantina
e sono una vergine donzella,
figliuola son[o] di re e di reina;
la madre mia sappi fu molto bella,
ella sì si morì una mattina;
nanzi che·ssi morisse [qu]esta mia madre
chon saramenti [le] promisse mie padre
di non prender mai moglie per sua fede
ch’ella non fosse più bella di lei.
‒ Morta che fu, assai cerchò il ree;
ciò non trovando, pe’ pecchati miei
disse al postutto che uolea mee
per osservare il giuro che fe’ a lei.
Io per non fare a Dio tanta follìa
fuggi’ per mare la fortvna mia
chon Fedel mio fratel sanza pechato
qual suo nome diritto è Manbriano;
la balia quale a petto m’à allevato
partorì questo mio fratel sourano;
e ’l padre mio chrudele e dispietato,
quale a me volle essor[e] sì villano
chom’elli à nome non ti terò chredenza,
re Amideo singnore di Ualenza.
E io, Chanbragia, ò nome Chamilla;
quel altro mio chonpangno chosì charo,
lo quale in sè tanta forza distilla,
Ricciardo à nome ed è quel marinaio
ch’à dipartito me dalla ghran villa
di mio paese lasso chon ghran ghuaio. ‒
La battaglia dell’isola chontolla
chom’ella fu e chome Dio schanpolla.
Po’ le chontò la fortuna del mare
e brievemente ciò che fatto auea.
‒ Or sai, donzella, disse ella, l’afare
se fatto t’ò ingiuria o villania
per solo Idio m’abbi a perdonare.
‒ E·lla donzella quando la ’ntendea
vdendo dir[e] tante pene portade
di lei si mosse subito a pietade.
Disse Chanbragia: ‒ a me pare schoperta
di ciò che aveva tua seghreta intenza;
andianci a letto, amore, e fammi certa
che·ttu sia chome di’ sanza temenza,
se[d-io] non sarò da ria morte spenta,
se chosì sarà i’ ti terò chredenza;
po’ se potrem[o] saren servi di dio. ‒
E’ fu chontento e nel letto ne gio.
Sua bionda treza in vna chuffia d’oro
Chanbragia la rinvolsse e poi si spoglia
nel letto l’abraciò senza dimoro
ben cento volte chon bramosa voglia;
baciò quel che·ll’à dato tal martoro,
poi il cercha tutto chome vento foglia;
e quando fatto chom’ella il trovaua
chon alquant’ira vn pezo dimoraua.
E poi le disse strignendosi ad essa:
‒ Di questo fatto fa che non ti churi
ch’io il giuro, poi ch’io t’ò promessa,
io t’atterrò; però viuan sichuri;
altro questo non sa che noi stessa. ‒
E ’l nan[o] disse fra-ssé: ‒ tu-tti spergiuri
che ciò ch’auete detto in veritade
saprà doman[e] tvtta questa cittade.
Amadio bel[lo] che ’l suo parlare vdio,
molto s’aleghra o non trovaua posa:
chon alleghreza in braccio le reddio
l’uno choll’altra chon cera amorosa;
Chanbragia disse: ‒ la biltà che qui ò
non è ragion[e] ch’a nivno sia naschosa.
Allor si leva lo suo corpo adatto
e involsel[o] in vn mantello di scharlatto.
Un bel chapvccio la donzella auea
d’una sua roba molto diuisata,
che sei charbonchi chugito s’auea
su ’n una stangha sanza dimorata.
Prestamente la donna il distendea;
la zanbra allor fu tvtta alluminata;
se venti torchi fvssono a un volume
non arien renduto tanto lume.
Poi il bel manto di dosso levossi
tornossi a·lletto e no·lle parue amaro;
a sichurtà ciaschuno abracciossi,
(e) cento volte insieme s’abracciaro;
(e) Chanbragia di lui molto saziossi
al suo disir[e] saluo il diletto amaro
il quale a molti à già tolto la uita,
e chosì stando l’alba fu apparita.
Una mirabil chosa di stormenti,
chome fu fatto il dì, vi uenon pronti
chè il re vi uenne chon onorevol[i] genti,
chon prenzi, duchi, (con) marchesi e chonti;
[e] gli amadori al diletto son chontenti
e in piè levati fur[on] chon chiari fronti,
e a·lloro modo usato si vestirono
e l’uscio della zambra tosto aprirono.
Mostran[si] li sposi auer la mente sazia;
dentro u’andò il re co’ suoi baroni
chome usavan i giovan[i] chieder ghrazia
ed elli fra·lloro sanza tardazioni
in quella lo marchese prese spazia
a piè del letto sanza dimoragioni
saviamente schostò il suo donzello;
allora il nano [l’] intrò sotto il mantello.
E quando furono assai dimorati
della zambra si furo[no] dipartiti,
amendue soli gli ànno lasciati;
e chomo debbon[o] si furon[o] vestiti,
e chome fur[on] di zambra accomiatati
e chon ghran calcha fuor[i] ne furo[n] vsciti,
cholui ch’auea il nan[o] sanza dimoro
subito uscì chon esso fra chostoro.
Chome fuor[i] della zambra chostui fue
In vna zambra a menar(e) lo prese
(e qu)el marchese pieno di virtve
d’andare a·llui già non si chontese
e ’l[lo] nano ciò che auea vdito e piue
lo riuelò e fecelo palese.
Uolendo far[e] la chosa manifesta,
disse: ‒ no’ potrem[o] inpengnare la testa?
E ’l nano disse: ‒ sì sichuramente
metter la puoi perchè ’l fatto si spanda. ‒
Lascian chostui e ragionan presente
del re che molto suo figlia domanda
e·ssì·lle disse: ‒ figlia discredente,
à-tu anchora sazia [la] tua dimanda?
Sazisi chon voglia maladetta
ma Idio ne facci sopra te vendetta!
Oue toltto ài per marito vn villano?
poteui auere infin dentro a levante
di qua di là infin dentro al soldano
qualunque magior[e] sire forte e atante
o tu superba chol quor lieve e vano
tolto ài vn villano certamente:
s’i’ non ghuardasce a Dio, che non à pare
a quatro mvli ti fare’ squartare.
Disse la donna: ‒ sir[e] chon voi gharrire
già non intendo in ciascheduno atto;
a far la festa che s’usa, bel sire,
dou[e]resti andare e sarebbe me’ fatto. ‒
E ’l re vdendo il suo feroce ardire
subito si partì vedendo l’atto,
dicendo: ‒ il dì che io t’ingenerai
maladetto sia (disse) chon ghran ghuai.
Chosì adirato n’andò a(l) ghran giuocho
(e) chome giunse sua ira celaua.
Partito il re da·llei e ivi a pocho
e Bacchibella a Chambragia tornava
e salutolla ardendo più che focho
e ginochioni in terra l’abracciava
po’ disse a·llei: ‒ o chontenta donzella,
io son uenuta per la mia gonnella.
Po’ disse a·llei: ‒ mezo ài il chor chontento;
e non che ’l terzo giorno sia venuto
sichura sta’ e non auer pauento
che ’l tuo quore arà il uoler chonpiuto;
ghrazia ti farà uno a chonpimento;
chreder mi puoi per quel ch’è auenvto,
la gonnella mi da’ sanza fallire,
donzella chara, ch’io me ne voglio ire.
Per questo dire lieta e pensosa
rimase la donzella sanza resta;
poi si mosse la rosa dilettosa
andò e dielle vna sua bella vesta,
ed ella si partì molto ghaiosa.
Essendo il re nel mezo della festa
giunse il marchese e disse al re sourano
ciò che ridetto gli aveva il suo nano.
E ’l re al marchese in tal modo sermona:
‒ tanto è dolor[e] che più no·mene date.
Ed e’ rispose: ‒ bel sir[e], la persona
metter voglio chon voi in veritate;
se ver non è quel che mio dir ragiona
uo’ che la testa, singnor, mi tagliate.
‒ Ed e’ rispose: ‒ [s]ed i’ uedrò palese
sed e’ fie ciò che detto m’ài, marchese.
Ed ei rispose: ‒ singnor[e i’] son chontento. ‒
da·llor partissi il re e più no fina
e per la figlia sanza tardimento
mandò; essendo cholla su reina
di quello affare dieile sentimento:
ella che·ll·ode chome sol[e] brina
o neve per ghran chaldo si disfaccia
così faceua ella più che ’l ghiaccio.
Fra·ssè traeva nel suo quor ghran ghuai
dicendo chon sospir[i]: ‒ dolcie mia vita,
io so che questo detto tu non à,
poiché si sa, dirai t’abbia tradito.
Chom’io vi dicho chon sospiri assai
uolsesi al padre e rispose(gli) ardita:
‒ va, padre mio, la boce ch’ài mossa
falla morire, però ch’io [non] son ghrossa.
E poi si mosse chon fier riso ad ello,
mostrando auere nel quor molta gloria
e disse: ‒ padre, il tuo fermo cervello
parmi perduto choll’altra memoria
e ’l nostro fortte quor[e] fatto è d’uccello:
a noi inchontra, chome dice la storia
(d’)un sauio che ’npazò, a dire il uero,
che chredeua la quercia fosse un pero.
Di ghrande iniquità lo re (s’)accese
quando s’udì sì forte ranpongnare;
da sua figliuola lo chomiato prese:
‒ domane intendo di ciò pruoua fare
e se tal fatto i’ troverò palese
tosto il faragio al fuocho menare;
[e] ciò ti giuro per Christo onipotente! ‒
partissi e·llei lasciò molto dolente.
Tanto parlò il marchese d’esto fatto
che·lla novella era palese o chiara;
e Amadio in (suo) zambra tornò ratto
trovò suo sposa chon senbianza amara:
ghridolle: ‒ o sozza femina di patto,
pocho ài auta la mia vita chara! ‒.
Ella che·ll’ode chon diuerse note
fortte piangendo il uiso si perquote.
Poi s’ inginochia e dice: ‒ singnor mio,
o luce, o spechio della vita mia,
o cholonna di me dolcie disio,
io ti prometto, per la fede mia
ch’io mai nol dissi a uom di sotto a Dio,
nè a femina anchor[a] ch’al mondo sia:
se d’esto affar morai drudo piacente
moro anch’ io techo veramente.
Amadio le laghrime versando,
disse: ‒ tradito m’ài, anima mia! ‒
simil dicendo piangeva laghrimando
‒ chriatvra non so che per me sia! ‒
Stando chosì ed elli vdì vn bando
per la città da parte del re gia
che tutti i suo baroni sanza fallo
fossono a chortte subito a chauallo.
Amadio prese da chostei chomiato
e giunse al re e disse: ‒ or che novella? ‒
Ed e’ rispose no·mostrando tvrbato:
‒ or t’aparechia di montare in sella
ched’io mi sento di puza charicato
e per cessare questa brigha fella
tvtti in brighata al bangno n’anderemo
e ’n questa notte sì ci bangneremo.
Ed e’che l’ode sospira nel chore;
da lui partissi no·mostrando schonforto
e torna [d]alla donzella e dice: ‒ amore,
quor del mio chorpo, o frescho giglio d’orto,
l’amor che m’ài portato, o gentil fiore,
mandami i·luogho ch’io vi sarò morto. ‒
E dopo questo suo ghrauoso langno
disse chome il re il menava al bangno.
Pagnendo la donzella d’onor degna
disse: ‒ per Dio fa che non ti storni!
la roba ch’ài di biancho sia tua insegna,
se chanpi fa che chon essa ritorni;
dauanti a tvtti fa che-ttu (ne) vengna;
sarò al palagio dalli [ad]ornati chorni,
ghuarderò verso il banguo a mio potere,
a quel balchone starò per vedere.
‒ Volentier, disse; ‒ e vestito fu intanto;
e achoncio che fu per chaualchare
abracciarosi stretti chon ghran pianto
e poi n’andò al re sanza restare;
[e] chome il re il vide partissi da vn chanto
e [a un] chominciò a tutti a chomandare:
‒ a chaual monti ongnvno in veritade. ‒
Fatto che fu vscì dalla cittade.
E ’l re [et] suo genero per la man l’afferra,
mostrando alleghro e chon dolor chavalcha;
tutti cho·lui le genti della terra
d’andar lor drieto non mostrando stracha
uoler vedieno se ’l libro non erra
se ’l uero è quel che la novella abraacha.
Chosì andando al re vscì di mano
Amadio (e) andò verso Manbriano,
qual detto v’è ch’ora Fedel chiamato
e ’l buon Ricciardo cho·llor si stringnea;
ed a Ricciardo, chaualier pregiato,
chome il re e perchè vanno gli dicea;
dicendo; ‒ lasso e disauentvrato,
chome celar potrò la pena mia? ‒
disse Ricciardo: ‒ cholla spada i·mano,
se per forza il uol fare il re villano! ‒
Fedele disse: ‒ nessun più si langni;
sìe quel che·ssi uuol, io chonsiglio,
se Re uorrà, fratel, pur che·tti bangni,
ciaschvn s’ìngengni il champo far vermiglio
e chon onor[e] la morte si ghuadagni. ‒
Quel ch’à perduto suo cholor vermiglio
disse: ‒ chontento son[o] ma s’io nol dicho
non ci arechiamo il re a nimicho. ‒
E Ricciardo a Fedel[e] quando l’udia
disse: ‒ di questo or(a) non dubitare;
se il re vorrà pur farci villania
più che·ttu voglia questo non pensare
cho[lleJ spade i·mano ci faren [per] la via
e cholli sproni aremo a chanpare;
a dispetto di loro e di lor brame
noi ti traremo fuori de reame.
Così parlando senpre, la giornata
non perdon punto andando a·llor potere;
a una villa fecion lor giornata
(e) Ricciardo e Fedel[e] cho·llor sapere
vna chorazza d’acciaio lauorata
misonsi indosso ongnvn per non temere;
sotto gli usati panni portan chon lor ghaio
bon ghanberuoli e buon chosciali d’acciaio.
La maniche di maglia chol choretto
ciaschun si misse sotto la ghonella,
sotto il chapvccio a ghote il bacinetto,
tre buon destrieri ciaschedun ghran sella,
drieto a·lloro tre lancie chon schudetto
facen rechar[e]; di questo la donzella,
Chamilla bella chol uiso lucente,
di tal trattato non sapea niente.
Eran chostor[o] da tanti pensier pvnti,
questa ghran gente di sì alto affare,
che di questi [due] che son[o] chosì chongvnti
niun s’auide e pensò di loro armare.
Chome Amadio esendo al bangno gvnti
di non bangnarsi, nell’altro chantare,
singnor, dirovi chon rime latine
al uostro onoro a questo faccio fine.
O re del ciel[o], che morto chon tormento
tu soferisti chon ghraue dolore,
desti a la terra e al mar(e) fondamento
e tribolati al ciel tutto l’onore,
terra formasti, al nostro godimento,
di libertà ci desti assai valore:
dolce singnor[e], de! siemi chortese
di ritornar[e] doue il mio dir s’atese.
Quando quel(lo) ghra Re fu givnto al bagno,
un bando fece andar che ongn’uon gentile
ghuardi ciò che fa egli sanza langno
e chom’elli ongnivn tengha lo stile.
Chonpiuto il bando il re chomo istragno,
in presenza di tutti molto umile
(e) tutto solo, si spogliò ingnvdo
e po’ saltò nel bangno il baron drudo.
Assai baron che v’era d’onor degni
tutti si chominciarono a spogliare;
e ’l re ghridò: ‒ nel bagno ciaschun vegni!
E in verso del suo gienero a parlare:
‒ spogliati, figliuol, non far ritengni;
uoglioti in braccio, figliuolo, arechare.
Disse Ricciardo: ‒ sere, e’ non à rogna,
sì ch’al donzello bangnar no·bisogna!
E Luigi marchese irato auaccio ‒
e vanne ‒ disse ad Amadio ardito ‒
spogliati per amore sanza inpaccio;
fratel: (questo) chonviene a ogni partito.
Allor Ricciardo il prese per lo braccio
e nel bangno il gittò tvtto vestito;
tutto vestito andonne insino al fondo,
per tal virtù il gittò il baron giochondo.
E ’l re vedendo fv tvtto aghiadato,
per più (senno) a ghridar giamai non prese :
uedendo l’altra gente tal merchato,
ciaschun si trae dirieto alla chortese;
e rimase ciaschuno smemorato
quando vidon gittar[e] chosì il marchese;
e ’l re li disse: ‒ questo ài [tu] per tuo oltraggio ‒
quando ebbe tratto dell’aqua il uisaggio.
Poi disse il re agli altri: ‒ or vi spogliate,
umil(e)mente ciaschun sanza arghoglio,
e chol viso nel bangno ingnudi entrate;
e tu, bel figlio, il fa perchè i’ uoglio.
Disse Fedel[e]: ‒ singnor[e], vo’ mi mostrate
d’esser buon medicho, ma forte mi doglio;
di far bangnar chostui io ò isdengno,
non auendo (veduto) prima il [suo] sengno.
Allora il re fu forte (di)sdegnato
e chominciò a sua gente a chomandare
che sia per forza ciaschuno spogliato;
ma questo non ardia ciaschun di fare
perchè ciaschuno auea sua spada a lato
siche per quel[lo] no·ll’ardiuan[o] toccare;
un ch’a quel fatto molto ben si spechia
andò al re e disse(gli) all’orechia:
‒ Nostro singnor[e], lor forza, lor bontade
fur manifeste al ghran torniamento;
mentre ch’aranno allato quelle spade
nessuno arà di tocharlli ardimento.
E ’l re chomanda per la lialtade
che son sottoposti al suo giuramento,
a tutti a tre senza chontesa o piato
ched e’ si leuin[o] le spade dallato
Udendo quel[li] ch’à di sospiri tanto
disse: ‒ s’i’ muor[o] non vo’ morir bugiardo.
Allor si scinse la spada da lato
e simil[e] fe’ [fare] a Fedele e Ricciardo;
per non venire di sua fede mancho
stette fermo, per(chè) quel re ghagliardo
lor vbidenza prese a chomandare
che ciaschedun[o] si lassasse spogliare.
Allora fu il damigello spogliato
prima da mano e poi dal chollaretto;
essendo in giubba di seta lasciato,
gli echi levò a Christo benedetto
dicendo: ‒ tu singnore d’alto stato,
nel regno tvo magnificho e perfetto
e giù nel mondo [d]oue rengna tua fene
non ci à tu altro affar[e] signor che mene?
Non chredi, padre mio, singnor verace,
che io ti perda giamai per superbia
e ch’io non porti questa pena in pace,
ben che mi sia più che null’altra acerba:
se nella voglia tva, signor mio, giace
ch’io faccia morte chome di chan[e a]cerba,
chontenta son[o] che sia il tuo chomando;
l’ anima mia, singnor[e], ti rachomando.
L’anima ch’è [auevi] in questo chorpo chomessa,
la qual per te servire porta [ghran] pena,
quando il corpo partir fara’ da essa,
nella tua ghloria, singnor[e], ne la mena. ‒
Chosì dicendo, e vna lionessa
chalda e rabbiosa fra lor si raffrena;
que’ ch’era già in chamicia spogliato
per questa bestia fu abbandonato.
E non ve n’ebbe verun[o] tanto ardito
di tanta gente quanto lì auea,
che non fuggisse per chotal partito,
chi là chi qua, ciaschun che me’ potea:
qual si gittaua nel bagno vestito,
[e] più che non volle il re secho n’auea;
e Amadio, perch’ella il diuorasse,
passo indrieto (n)è ’nanzi non si trasse.
Ricciardo (n)è Fedele nivno mai
non si partì dal damigello vn’oncia;
la lionessa che prima vi chontai,
in verso un boscho a·ffuggire s’acconcia
e Amadio traendo ghran ghuai
drieto le chorsse colla faccia broncia,
e suo chonpangni dirieto a·llui giro
e all’entrar del boscho lo smariro.
Dice Amadio alla bestia che chaccia:
‒ tu che divori le bestie selvaggie,
de volgi in ver di me la schura faccia,
non mi far chorer più per queste piaggie,
che mi diuori pregho che ti piaccia.
Chorrendo ella fuggia da tante raggie
(ch)e ongni suo senso per ghridar fu lasso;
vide la bestia saltar sopra vn sasso.
E Amadio che chon dolor[eJ si scanpa,
ferma che fu andò là prestamente,
ed ella alta levò la dritta zampa
e chominciò[lle] a parlare dolzemente
e disse: ‒ tu ch’ ài dentro mortal vampa
sappi per verità di Dio, figlia piacente,
ch’io son[o] l’angnol[o] di Dio a te mandato
per la ghran pazienza ch’ài portato.
Per lo ghran mal[e] che del padre fuggisti
e per la pazienza de’ tormenti
vuole Idio padre che ghrazia n’aquisti
che·ttu [che], femina se’, maschio diuenti. ‒
Poi il sengnò chantando li salmisti;
allor si schosson suo menbri souenti;
chantata e fatta la diuozione,
Chamilla bella trovossi gharzone
Ed ella si uerghongna di ghuatarsi
sì fortemente ch’i’ nol potre’ dire:
e l’angnol[o] disse per achomiatarsi:
‒ gitta un gran sasso e vedrai giù venire
la lionessa e in ver te rovesciarsi;
al re e agli altri potrai, figliuol, dire
che aueui fatto vn songno nel letto
che·tti pensaui metterlo in difetto.
Tu sarai Re (e) cho·molta letizia
or fa che reggi lo reame in posa;
fa che tu ami ragione e giustizia,
poueri e verità sopr’ongni chosa,
e da·tte cessi superbia e nequizia. ‒
Poi il benedisse e non fece più posa
e quando l’ebbe bene amaestrato
la scrollò e tornossi a rengno beato.
Ma prima gittò il sasso senza resta
e quella bestia chadde in terra morta,
poi indrieto si tornò per la foresta;
in se medes[i]mo ghran verghogna porta:
chosì andando sentì ghran tenpesta,
piagner[e] chome si fa persona morta;
inver le boci (di)rizò sue vele
(e) trovò ch’era Ricciardo e Fedele.
Piagnean lui perchè chredean che morto
fosse, da quella fiera diuorato;
quando ’l[o] uidon[o] ciaschun l’abracciò schorto,
po’ l’ànno cento volte e più baciato;
ed e’ cho·loro sta chol uiso torto
di dir chom’era non era affacciato:
(poi) chon verghongnia il disse e alleghrezza,
tramortir[on] tvtti a due chon ghran dolceza.
Poi alla lionessa ritornarono,
la choda e piedi le venor pigliando;
e questa bestia al bangno (ne) portarono,
molti tornando ch’eran già cerchando;
ingnvdi poi tvtti a tre si spogliarono
per vbidir del re il suo chomando:
per verghongnia saltò il donzello avaccio
nel bangnio e ’l re lo ricevette in braccio.
E ’l re chontento fel[lo] del bangno trarre
e fello involgere in vn [bel] drappo d’oro;
poi in terra vn letto fece fare,
su vel pose a giacer senza dimoro;
poi il marchese fe’ stretto leghare,
inpromettendo di dargli martoro,
alla città il mandano legato
cho molti chaualieri achonpangnato.
E Chanbragia che è molto dolente,
quando vide chostor[o], tvtta chanbiossi;
e non vedendo il suo signor piacente
pocho fu men[o] che ’n terra non gittossi;
ma perchè vide ch’era pocha gente
per quello si ritenne e indugiossi
tanto che vide il re chol popvl franche,
ghuardò per quel [lo] ch’andò vestito bianche.
Avanti a tvtti ella il uide venire;
imantanente chon donne e donzelle
andolli inchontro tosto allo ver dire;
e quando seppe chiare le novelle
se·ffoson cento nollo potren dire
la gioia che·ffe’ chon suo damigelle;
e poi a re e ciaschun suo barone
[e] Chamilla fe’ palese sua nazione.
Poi che·ffu ongni chosa manifesta,
che molta festa sanza alchun tormento
rinchominciossi la novella festa;
poi offerson[o] molt’oro e ariento
e cholui che douea per(der) la testa
chanpò e perdonossi il mal talento:
chea festa fer[on] a Domenedio omaggio
il re e suoi baron[i] di buon coraggio.
Tanto chontento (è) il re che pare pazo
tanta gioia e alleghreza menava
per la città e per lo ghran palazo;
d’alta alleghreza ognvno ringhraziava
e chon diuozion[e] ognvn dirazo
Christo del cielo ognuno ringraziava;
dove il tenean vil è ognvn ristorato
sappiendo il uero chome egli era nato.
Pella città si facea balli e giostre
di donne e di baroni p[e]ro’ e arditi;
facean le donne di lor biltà mostre,
tanti stormenti non fur[on] mai vditi:
dicevon li baron[i]: ‒ le menti nostre
chome sian ben(e) da Dio exalditi,
d’auer singnor[e] d’alto reame a lungha
e di sanghne gentil ch’al nostro agivngha.
Chanbragia bella fra·ssè a tvtte lotte
luogho non trova[ua] dentro a suo chospetto;
ma priegha Idio che tosto faccia notte
che cho·llui in braccio si truoui nel letto;
tanto preghò che givnse a suo chondotte,
essendo in zanbra sanza auer sospetto;
Ricciardo e Manbriano alla primiera
d’Amadio bello furon chameriera.
Sì fortemente Amadio si uerghongna
ch’a uerun modo si vuole spogliare,
e fu maggior quistion[e] sanza ranpongna
che non fu quando il re il volle bangnare;
ma quelli due che nivno aghongna
per viua forza il fer[ono] nel letto entrare
e po’ dissono: ‒ adio, gentil pulzella. ‒
Ella per man[o] li piglia e po’ favella.
E disse lor[o]: ‒ dolcissimi fratelli,
andate e (ri)tornate domattina;
di tal seruigio, arditi baron belli,
meritar ve ne voglio ‒ e poi l’inchina,
e ’nginochiarsi que’ baron novelli.
Dissono a lei: ‒ chara nostra reina,
merito non andiam[o] cerchando piue
di nvlla chosa anchor[a] se non vo’ due. ‒
Poi si partiron della chamera destra,
mezo a pena s’eran sanza difetto,
ched ella dentro tosto si balestra;
e chome giunta, gittossi in su letto
(anchor rimase aperta vna finestra)
e chosì in giubba abracciollo stretto
e quando maschio la donna trovollo
cho·molta fretta cholle man tochollo.
D’alleghreza in su letto tramortita
chaduta fu da quel gentil donzello;
e poi quand’ella fu in sè reddita
ratta si spoglia e quel giglio novello
rechossi in braccio la stella chiarita;
la ghran verghongna che dimora in ello
chon venne al tvtto che giù si ponesse
e che verginità ciaschun perdesse.
Quando ebbe(r) preso il diletto d’amore
e la (lor) ghran virtù ciaschun provato,
assichurossi ciaschuno nel quore,
ogni verghongna puosor da l’u·lato:
poi chome aparue del giorno l’albore,
il re in persona fu tosto levato,
cho Ricciardo e Fedel[e] sanza tardata
venero a l’uscio a far [e] la mattinata.
Sentendo il re, la gentil(e) donzella
la giubba si uestì subitamente
e l’uscio aprì della chamera bella;
dentro vi uene[r] il re cholla sua gente
e tra chostoro aparve Bachibella
e givnse e disse: ‒ donzella piacente,
anchor[a] non è passata l’ora atenta
che io ti dissi che saresti chontenta.
Po’ che mio dire verità trovato ài
vuomi tu dar[e] la ghonella fregiata,
che·ttu avevi quando ti salutai. ‒
Ora altra cosa Chambragia à lasciata
e disse a·llei: ‒ quello e altro assai
i’ ti vo’ dar[e], sirochia dilichata;
che questo dì solo mecho ti stia
io te ne vo’ pregare in chortesia. ‒
Ed ella disse: ‒ molto volentieri. ‒
Chambragia allora a ciò che non si spregi
subito trasse d’un suo bel forsieri
una roba che d’oro à[uea] molti fregi;
ed ella lasciò stare ongni mestieri,
uestissi ed ella parea [poi] d’alti regi;
e stando in tale gioia quella fiata
giunse una donna chon una anbasciata.
Vestita d’un sanghuigno la fantina
era velata, onestissima e bella:
choperto auea in man di seta fina
d’oro una briglia e d’argento una sella:
disse: ‒ o Chanbragia, una mia chugina
mandati questo don[o], chara donzella;
non so se [dese] chome dice l’ài tradita,
ma ella perderà doman la uita.
Ella ti manda il dilettoso dono
[quel] che tenea per amor del tuo singnore;
donzella, sai che tenuta le sono,
sichè preghar ti voglio per amore
[i]nanzi che mvoia chosì in abandono
(ch’è disperata chon tanto dolore)
che ’l tuo signore a ueder(e) le meni
acciò [chel]la vita in chorpo le rifreni.
Piange la dama chon tanta pietade
che molti dietro a piagner se ne tira;
uedendo ella la sella in veritade
cho lagrime d’amor[e] forte sospira;
e lagrimando cho molta onestade
un gran pezo la sella (ella) rimira
e poi diceua; ‒ Biancha mia Viuola,
or se’ tu per morir[e], chara figliuola.
Allora andò che più non si chontese
di botto ella e ’l suo singnor sourano;
(e) per trovare a suo schampo difese
Uivola (il) prese per la d[i]ritta mano;
chom’ ella la pigliò a parlar prese:
‒ bella donzella, non perire invano!
se ti chonforti viso chollorito,
io ti darò mio fratel per marito.
La donna pregha chon atti amorosi;
suo sensi che già erano traschorsi
sostenon sé e gli occhi anghosciosi
Ivi vedendo e tochando chonfortossi,
e·lli spiriti schuri e tenebrosi
tornaro[no] i·llei e a seder levossi
dicendo: ‒ Idio sia sempre benedetto,
po’ ch’ò veduto il mie dolce diletto.
Disse Chanbragia: ‒ dolce mia speranza,
per amor[e] di noi due datti chonforto;
se tu ghuarisci daremti per manza
a Manbrian[o], che pare vn giglio d’orto.
Ella incharnò sì di questa baldanza,
che ongni suo senso ritornò achorto;
e chome libera fu d’ongni affare
a Manbrian[o] la feciono sposare.
(E) di ciò fece il re vna ghran festa
per la città e per ongni chontrada,
poi li pose corona d’oro in testa
e Amadio disse (a lui): ‒ a me aghrada
che·tti torni in Valenza sanza resta
e del reame singnor vo’ che vada.
Di ciò fe’[ce] ghran chontesa e non volia
poi si partì chon gente e andò via.
In poco tenpo sanza noia e male
giunse in Valenza sanza tardigione;
sabito fu posto in sedia reale
cho molta festa da tvtti i baroni;
ed e’ cominciò a far singnoria tale
che·lle genti di tvtte chondizioni
vivean tvtti chon ghran festa e ghloria,
tanto li regea ben, dice la storia.
Lo re Felice, alto singnor pregiato,
rendè l’anima sua a luogho santo;
chon ghrandissimo onor[e] fu sotterato,
cho molta reverenza e chon ghran pianto;
po’ fu Chamilla da baron[i in]choronato
chon festa e alleghreza e (con) ghran chanto;
poi fu sua vita giustissima e santa
e fu viepiù che·lla storia non chanta.
Ricciardo, saggio e p[e]ro’ sanza paraggio,
una duchessa chon ghran festa e brama
dielli per moglie e po’ fu maliscalcho
subitamente di tvtto il reame;
e fece re d’u·reame Ruscialcho
che·ll’aiutò al torneo delle dame;
poi maritò semila donzelle
ch’enn(o) pouere ed e’ riche felle.
Poi aquistò tre figliuoli e due figlie,
ciaschun più bello che giglio fronzuto;
d’arme fe’ più bataglie e maraviglie
molto aquistò de reame perduto;
un dì aparve bandiere vermiglie
d’un che rechò tributo: sostenuto
auea molti anni per forza e valore
e l’arechò a chostvi per amore.
Questi auea nome Anselmo marchese,
chorsier del mar e sir[e] dell’isola bruna;
e quando tal novella fv palese
maravigliò della città ciaschuna
gente più che se fossen sospese
di schurità il sole colla luna;
chosì suo terra e altri per amore
tosto si dierono al novel singnore.
Signore, il mondo e (le) chose terene
mostranci il dolce e danoci l’amaro;
nel mondo amar[o] molto si uive in pene
e poi pure si mvor[e l’uomo] sanza riparo;
però, signori, alle chose terrene
di levar gli ochi non vi sia charo,
non que’ del chapo ma que’ della mente,
sichè seruiamo a Christo onipotente.
Echo l’asenpro che per ben serrire
a Christo padre, ch’è signor[e] verace,
di nvlla chosa si può me’ venire
chi porta al mondo la suo vita in pace;
a questa storia io fo fine al dire
e penseren[o] d’un’altra più verace,
ed io vi renderò di ciò diletto.
Christo vi ghuardi d’ongni rio difetto!
Note
________________________
[1] si pela: si strappa i capelli per la disperazione.
[2] inaverati: feriti
[3] agho e calamita: bussola
[4] richadia: noia, molestia
[5] galeotti: coloro che stavano sulla galea (nave)
[6] fronzuto: letteralmente:ombroso.
[7] fazione: viso
[8] xpiano: cristiano
[9] merrò: menerò, porterò
[10] bertesca: luogo protetto e riparato posto ai margini del campo in cui si svolge il torneo, con posti a sedere per la nobiltà, come viene più oltre specificato.
[11] vai: drappi fatti con pelli di scoiattolo.
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© 1996 - Tutti i diritti sono riservati Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi Ultimo aggiornamento: 13 luglio 2011 |