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Edizione di riferimento
Gabriele D′Annunzio, Versi d'amore e di gloria, libro terzo Alcyone (1903) edizione diretta da Luciano Anceschi a cura di Annamaria Andreoli e Niva Lorenzini. Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1984,
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove 5
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici 10
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini, 15
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri vólti 20
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri, 25
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri 30
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura 35
con un crepitìo che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde 40
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il del cinerino. 45
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi 50
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi; 55
e il tuo vólto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come 60
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.
Ascolta, ascolta. L'accordo 65
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce; 70
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco 75
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare. 80
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia 85
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia 90
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione. 95
Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca. 100
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pèsca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi 105
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti 110
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti 115
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri, 120
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri 125
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.
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© 1996 - Tutti i diritti sono riservati Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi Ultimo aggiornamento: 10 gennaio 2012 |