Vincenzo Nannucci

Notizie intorno alla   vita  e   agli   scritti

di F. Bartolomeo da s. Concordio

1262-1357

Edizione di riferimento:

Ammaestramenti degli antichi raccolti e volgarizzati per f. Bartolomeo da San Concordio, Pisano frate dell'Ordine dei Predicatori, ridotti a miglior lezione coll'aiuto dei Codici e corredati di note dal Prof. Vinc. Nannucci, presso Ricordi e Compagno, Firenze 1840.

Fra Bartolomeo nacque dalla nobile famiglia dei Granchi l'anno 1262 in San Concordio, castello tre miglia distante da Pisa; per lo che fu ora appellato Bartolommeo Pisano, ora da San Concordio. Egli, secondo il Cinelli, fu prima nella patria laureato e Canonico della Primaziale di Pisa; secondo il Cardosi vestì di 15 ami l'abito di San Domenico, professando a suo tempo nel Convento di Santa Caterina di quella patria. Fece I suoi studj prima in Bologna, indi in Parigi, ov'ebbe comodità di ascoltare uomini grandi nelle scienze, e di sodisfare il suo genio vaghissimo di mai sempre apparare. L'occorrenza de' suoi viaggi produsse certamente al nostro Bnrtotommeo non ordinario acquisto di cognizioni, avendo il modo di vedere molti libri, che allora non si trovavano forse da per tutto; così che divenne valente in grammatica, in oratoria, in filosofia, in legge, intendente assai, come si vuole, di musica, e versato nelle latine e toscane muse. Un uomo sì fattamente dedito agli studi di ogni maniera, qual si fu egli, non è stupore se promosse le lettere quanto per lui si poteva, giungendo infino a fare edificare la libreria medesima del suo convento di Pisa. Dopo settantanni di religione, in età di anni ottantacinque ai 2 di Luglio del 1347 passò di vita non senza dispiacimento di chiunque il conobbe, specialmente de' suoi Religiosi, i quali nella medesima chiesa di Santa Caterina di Pisa gli diedero onorevole sepoltura.

Fra Bartolommeo fu uomo veramente esemplare, benigno e dolce verso gli altri, e verso di sè rigido e austero; per la qual cosa nel vestire e nel riposo si vide mai sempre positivo e dimesso. Grande fu la sua temperanza nel vitto, contentandosi d'una sola vivanda per giorno, e questa delle più ordinarie e frugali. Nel ministero Apostolico profittevole egli era singolarmente, ed in qualsisia azione sua avea forza di pigliare gli animi altrui, non tanto per esser uomo di consumata dottrina, come ancora per la illibatezza de' suoi costumi. In conferma di che giova qui riferire quel, che di lui lasciò scritto Fra Domenico da Pecioli: B. Bartholomaeus Granchi a Sancto vico Concordio, agri Pisani, vir fuit et laude et omni dignus memoria, incertum autem est unde magis laudandus, a moribus videlicet sanctis, an a multiplici et exquisita doctrina; in utroque enim ipsum multos aetatis suae et fere omnes excessisse facile est cernere, nam ea fecit, didicit, docuit, et scripsit quae pauci sunt aggressi.

Le opere di Fra Bartolommeo ricordate dagli scrittori sono le seguenti:

I. De pronunciatione vocum latinarum. Opuscolo, che nella libreria reale di Parigi porta eziandio questo titolo: Tractatus de dictionibus proferendis secundum Fratrem Bartholomaeum Pisanum Ordinis Praedicatorum.

II. Un Trattato de orthographia, che secondo il Quetif e l'Echard esisteva nella suddetta libreria reale, avendo l'appresso finale: Explicit Orthographia Fr. Bartholomaei de S. Concordio Ordinis Praedicatorum.

III. Un Libro della memoria artificiale; ed anche, secondo alcuni, il trattatello de memoria tradotto dal terzo libro della Rethorica ad Erennio.

IV. Sermones quadragesimales, impressi in Lione l'anno 1519, attribuiti dal Labbé a F. Bartolommeo nella Dissertazione Storica al Bellarmino.

V. Uno scritto, secondo il Cinelli, de Astrologia, che il Manni crede verisimile che sia la Tabula ad inveniendum Pascha, della quale l'Echard svila fede di Lorenzo Pignon, uno degli Storici dell'ordine suo, ci dà notizia.

VI. Alcune annotazioni a Seneca, ed un Comento sopra Virgilio, additate le une e l'altro da diversi scrittori, ma che non si sa dove sieno.

VII. Un'opera assai celebrata, nella quale F. Bartolommeo messe insieme e ordinò gli Autori e i Glossatori della Divina Scrittura.

VIII. Le Cronache del Monastero di Santa Caterina di Pisa condotte sino all'anno 1314 in cui levò la mano dal lavoro, sottentrando Fr. Ugolino di Ser Novi Pisano della famiglia Cavatasari, indi Fr. Domenico da Peccioli, e poscia Fr. Simone da Cascina.

IX. Summa de casibus conscientiae necessaria suam et aliorum conscientiam dilucidare cupientibus, appellata da' nostri antichi quando la Mastruzza, talora dal suo nome la Bartolina, e ben più spesso la Pisana, o la Pisanella; opera laboriosa e molte volto Impressa nel secolo XV, ed in cui l'autore con saggio innesto accoppiò alla gravità delle leggi la scienza della moral teologia. Fa volgarizzata dal B. Giovanni dalle Celle in ottimo toscano, per cui viene citata dal Vocabolario degli Accademici della Crusca mediante le molte belle guise di dire toscanamente, che vi si ritrovano sparse.

X. Compendium moralis philosophiae conservato, ove da lui stesso forse fa lasciato, in Parigi.

XI. Un Trattato delle Virtù e de' Vizi, che a' tempi del Manni esisteva, com'egli dice, nella libreria di San Marco di Firenze.

XII. Alcune esposizioni della logica e della metafisica d'Aristotile.

XIII. Il Volgarizzamento di Sallustio.

XIV. Il Volgarizzamento della Lettera che mandò l'Università di Parigi al maestro generale e a tutti i provinciali e frati radunati nel capitolo generale de' Frati Predicatori, quando seppero che il glorioso dottore San Tommaso d'Aquino era morto.

XV. De Documentis Antiquorum.

Opera celebratissima, nella quale, dopo avere F. Bartolommeo, per lo computo di Orazio Lombardelli, raccolto intorno a due mila passi di forse cento venti scrittori sparsi in più di trecento opere, di quando in quando inserisce di suo insegnamenti bellissimi.

Non è a dire con quanto applauso fossero ricevuti dagl'intendenti nella latina favella, in cui si sa ch'egli da prima gli distese: basti però la congettura, che egli stesso subitamente confortato venne a tradurli, per li ricordi che abbiamo, nella nostra lingua da Messer Geri degli Spini cavaliere, come dice il Rifiorito, persona d'alto affare nella nostra città, e per tutte le conghietture quello stesso, al quale, come conta il Boccaccio nella seconda Novella della sesta Giornata, Cisti fornaio diè a bere il buon vino, e con savio motteggiare il fé ravvedere d'una sua tracotata dimanda. Il che ci serve anche per la notizia del tempo, essendoché ciò succedesse a M. Geri mentre ch'ei tratteneva gli ambasciatori di Bonifazio Ottavo, che dal 1296 al 1303 tenne il pontificato; ed oltre al 1309 in antiche scritture si trova memoria del medesimo M. Geri.

Di quanto pregio sia questo volgarizzamento valgano a farne fede le testimonianze seguenti.

Il Salviati: trovasi in questo volgarizzamento quella efficacia, quella brevità, quella chiarezza, quella bellezza, quella vaghezza, quella dolcezza, quella purità, quella semplice leggiadria che mostra che sia favella del tempo del Villani, ma la più bella e la più nobile che si scrivesse mai in que' tempi, e se fosse gran volume, bene avventurosa la lingua nostra.

Un altro innominato soggetto, al Salviati nello stile rassomigliante, il quale prende con accorta ponderazione ad esaminare gli autori della miglior favella in un manoscritto della Libreria Riccardiana, segnato col N.°2197: Ammaestramenti degli Antichi, ec.

Si stima scrittura dell'anno 1300, e la più bella che forse sia mai stata scritta in questa lingua.

Orazio Lombardelli ne' Fonti Toscani: Il maestro Bartolommeo in questa finissima operetta è dolce, facile, puro, utile, schietto, semplice, soave, efficace e numeroso.

Egidio Menagio dell'autore di essi: quel vago, bello, elegante ed erudito scrittore.

Il Parini: queste gravi ed utili sentenze sono recate nella volgar lingua con uno stile breve, preciso, succoso ed energico, tutto proprio a servirci di modello non solamente per la purità della lingua, ma ancora per lo stile che si richiede a trattar certe materie di notabile grandezza ed importanza.

Ma troppo si diffonderebbe il nostro ragionare, se il sentimento di tutti coloro, che dell'opera degli Ammaestramenti fanno parola, volessimo riferire, appellandola alcuni aureo libro, altri grazioso e molto nominato, altri opera di robusta vaghezza e di candida toscana eloquenza; e chi una cosa, e chi l'altra.

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Ultimo aggiornamento: 02 settembre 2011